31/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal 2017 la Flotta del Mar Nero dovrà lasciare Sebastopoli
L'Ucraina, come la Georgia, dovrà aspettare ancora un bel po' prima di entrare nella Nato. I ministri degli Esteri dell'Alleanza hanno infatti deciso di escludere dal vertice del 2 aprile a Bucarest i negoziati per l'avvio del Membership action plan, il percorso di adesione dell'ex repubblica sovietica. La cautela è dettata dalla necessità di non alienare ulteriormente Mosca in un momento in cui le relazioni sono già deteriorate a causa di diverse ragioni: l'indipendenza del Kosovo, il dibattito sullo scudo spaziale in Polonia e nella Repubblica ceca, il confronto sulle armi convenzionali in Europa.
 
Il porto di SebastopoliLa flotta gemella. La corsa all'adesione ripropone nuovi elementi di frizione tra Kiev e Mosca. Il dislocamento della flotta del Mar Nero rappresenta oggi uno dei principali ostacoli all'ingresso dell'Ucraina nell'Alleanza Atlantica. Nel 2017 i russi se ne dovranno andare da Sebastopoli. La cittadella navale, fondata nel 1783 (anno dell'annessione della penisola di Crimea), passerà definitivamente, e integralmente, in mano ucraina. Di fatto, già dopo la dissoluzione dell'impero sovietico, nel 1992, Sebastopoli passò sotto la giurisdizione di Kiev, ma molti ufficiali della flotta rimasero fedeli a Mosca. Furono allora create due flotte.
 
Usurpazioni. Per risolvere la diatriba, nel 1997 Kiev 'affittò' ai russi i terreni e le infrastrutture portuali per dieci anni. Oggi gli ucraini accusano i militari russi di utilizzare strutture non incluse nell'accordo del '97 (specialmente i fari del porto) e di praticare ostruzionismo nei confronti dei tentativi di Kiev di 'censire' i terreni e di accedere alle installazioni militari. Diversi tribunali ucraini hanno ordinato alla Russia di restituire i terreni 'usurpati', ovvero quelli non inclusi nell'accordo del '97, ma le decisioni dei giudici sono state sistematicamente ignorate.
 
PenisoleGas e affitto. La questione della flotta del Mar Nero gioca un importante ruolo politico-economico, ancor prima che militare. La maggioranza della popolazione, nella repubblica autonoma di Crimea, è infatti di etnia russa. In questo senso, la presenza della Marina russa alimenta un meccanismo di influenza politica e sociale sulla città di Sebastopoli e sull'intera regione. Di non secondaria rilevanza è il canone di affitto per la base che Mosca paga a Kiev, circa 100 milioni di dollari all'anno. Yushchenko ha annunciato che potrebbe considerare una revisione del canone, equiparandolo a quello che corrispondono gli altri governi per avere basi militari nei Paesi terzi (fino a 2 miliardi di dollari). Attualmente, l'affitto è dedotto dal debito che l'Ucraina ha contratto negli anni a seguito dell'importazione di gas, pari al 10 percento del suo fabbisogno interno.
 
Sebastopoli distrutta dai nazisti nel '41Una nuova base? Una richiesta, quella di Yushchenko, che potrebbe costituire adeguata moneta di scambio nell'ambito della guerra dell'energia tra i due Paesi, scoppiata nel 2005. Due anni fa, Mosca ha raddoppiato il prezzo del gas venduto all'Ucraina (da 50 a 120 dollari per mille metri cubi), minacciando tagli alle forniture se Kiev non si adeguerà e non salderà i suoi debiti (svariate centinaia di migliaia di dollari). La nuova minaccia di Mosca potrebbe essere di portarlo in linea con gli standard del mercato, oscillanti tra i 150 e i 280 dollari. Ma in quel caso, le porte per un eventuale ripensamento di Kiev sull'estensione del 'leasing' oltre il 2017, potrebbero chiudersi definitivamente. Inoltre, sono davvero in pochi a credere che la nuova base che Mosca ha pianificato a Novorossiysk, poco a sud di Sebastopoli, possa essere pronta entro il 2012, come promesso da Putin e dai suoi ammiragli.

Luca Galassi

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