30/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo 15 anni, tre mamme di Piazza Tienanmen sono state arrestate

Piazza TienanmenPer le Mamme di Piazza Tienanmen il dolore non ha fine. Hanno perso i figli nel 1989, quando esercito e polizia cinese repressero nel sangue le manifestazioni studentesche per la democrazia. Poi domenica mattina, le forze di sicurezza hanno bussato alla porta di tre donne dell’associazione e le hanno portate via: Din Zilin, insegnante in pensione di 67 anni, nella prigione di Wuxi, città a ovest della Cina; Zhang Xianling e Huang Jinping in una di Pechino. Non hanno mai avuto giustizia per la morte dei loro ragazzi e adesso hanno perso la libertà senza aver commesso alcun reato. Il governo non ha emesso comunicazioni ufficiali sulle ragioni dell’arresto. Le madri sono state punite per il loro coraggio. Da 15 anni, infatti, si battono per fare chiarezza sulle vicende di Piazza Tienanmen. Dopo aver spedito, invano, lettere ed appelli alle autorità, hanno compilato un “inventario” dei morti e dei feriti. Ding, fondatrice dell’organizzazione delle mamme, ha raccolto ogni minimo particolare, ogni piccola testimonianza “su come e dove i manifestanti furono colpiti. Abbiamo documentato questi crimini brutali, perché i colpevoli sono tuttora impuniti”, si legge sul sito ufficiale della Tiananmen Mothers Campaign. Il numero esatto dei giovani massacrati non venne stabilito: furono 320 secondo le fonti ufficiali, circa 1300 secondo Amnesty International.

La lista di Ding, per ora, ha raccolto gli ultimi attimi di 155 vite e documentato le violenze subite da 65 feriti. Tra queste vittime, bambini e adulti tra i 9 e i 61 anni, compare Jiang Jielian, il figlio di Ding scomparso nella notte tra il 3 e il 4 giugno ’89, giorno del massacro. “Al crepuscolo – racconta la donna - tutti i canali della televisione di stato (Central TV Station) diffusero un “avviso urgente” che intimava ai cittadini di Pechino di non uscire di casa. Chi fosse sceso per le strade sarebbe stato considerato responsabile di qualsiasi cosa gli fosse accaduta. Jiang era irrequieto. Insisteva per andare in Piazza. L’ho abbracciato, cercando di trattenerlo, ma è riuscito a liberarsi. Entrato in bagno, ha chiuso la porta a chiave ed è saltato fuori dalla finestra. Non è più tornato indietro”. Jiang, 17 anni, alto e coi capelli neri, era un ragazzo entusiasta e più maturo della sua età. Nonostante fosse ancora al liceo, era già un sostenitore del movimento studentesco, per i diritti civili, nato nelle Università. Il 19 aprile di quell’anno aveva partecipato alla sua prima dimostrazione davanti alla Xinhua Gate, l’entrata del Palazzo governativo. Un mese più tardi, il 13 maggio, sfrecciò con la sua bicicletta in Tienanmen Square. Era notte e gli universitari avevano organizzato un sit-in. Il giorno dopo andò a scuola lo stesso, malgrado la stanchezza. E cinque giorni più tardi, il 17 maggio, seguì il fiume di un milione di persone che occuparono le vie principali di Pechino. Era la prima volta in Cina che i liceali si organizzavano per una marcia anti-governativa.

Piazza Tienanmen Quando la sera del 3 giugno montò sulla bici, ignorando il messaggio di stato, escludeva come tutti gli altri giovani attivisti che le forze dell’ordine potessero usare ogni arma per fermare le proteste. Così, raggiunse un compagno di scuola, ma non riuscì ad arrivare a Tienanmen dove i carri armati cominciavano ad avanzare. Una pallottola lo colpì al cuore alle 10.30 della notte, nei pressi di una fermata del metrò. Lo trovarono accasciato insieme all’amico ferito a una gamba, con la sua maglietta gialla e una macchia di sangue sulla schiena. “Due persone – dice Ding – rischiarono la vita per portarlo all’ospedale. Iniziarono una corsa disperata: prima caricarono mio figlio su un risciò, ma poiché procedeva troppo piano, fermarono un taxi. Jiang morì durante il tragitto”. Fu sepolto con una fascia rossa legata alla fronte, scelta dalle famiglie come simbolo del martirio per tutti quei giovani uccisi. Il padre di Jiang ha inciso una frase sull’urna del figlio: “Nei tuoi pochi 17 anni, hai vissuto come un vero uomo. La tua umanità e la tua integrità vivranno nella memoria della storia. Ti ameremo sempre, papà e mamma”.

Per i parenti di Piazza Tienanmen sono stati anni di intimidazioni. Di frequente hanno ricevuto visite della polizia. Alcuni hanno perso il lavoro, altri sono stati costretti a lasciarlo. Due genitori sono stati definiti “criminali politici”. Il network creato da Ding, oltre a reperire informazioni su quanto accaduto, raccoglie fondi per assistere le famiglie dei morti e chi è rimasto disabile. “I politici cercano di imporre un’amnesia collettiva e per fare questo censurano i mezzi di comunicazione”, riporta il sito ufficiale delle madri. Nel rapporto diffuso dal governo sui fatti del 4 giugno, “The Truth about the Beijing Turmoil” , si legge: “Tremila civili rimasero feriti, oltre 200, compresi 36 universitari, perirono. Le truppe reagirono ad un attacco. Alcuni rivoltosi furono ammazzati. Degli spettatori vennero colpiti da pallottole vaganti o da teppisti armati”.

Il lavoro di Ding getta una macchia infamante sulle azioni ordinate tra aprile e giugno '89 dal governo di Li Peng. Parla di persone disperse, di cadaveri bruciati e gettati in una fossa comune. Questi ultimi erano poi riemersi in superficie a causa delle piogge violente. Testimoni oculari accusano i militari di aver portato via i morti dagli ospedali e di averli fatti cremare senza alcuna autorizzazione per occultare le prove dell'eccidio. I genitori sono stati anche invitati a firmare fogli in cui si certificava che i loro cari avevano perso la vita in incidenti stradali o in altre circostanze. C’era anche una casella in cui si doveva classificarli come “ribelli”. E per coloro considerati rivoluzionari non era previsto un rito funebre. Tanto che, nei primi anni ’90, alcune famiglie dovettero togliere le urne di figli e amici dai cimiteri pubblici.

L’arresto delle tre Mamme di Piazza Tienanmen avviene qualche settimana prima della commemorazione delle manifestazioni studentesche, iniziate il 15 aprile 1989. “Ding – dice il marito – stava preparando alcune attività per celebrare questo giorno”.

Francesca Lancini 
Categoria: Donne
Luogo: Cina