
Al vertice Nato di Bucarest del 2-4 aprile, il presidente russo Vladimir Putin
formalizzerà una proposta che, se accettata, è destinata a cambiare il corso della
guerra in Afghanistan e a rivoluzionare gli equilibri mondiali.
Un corridoio attraverso i Paesi della Csto. La proposta – già trasmessa all’inizio del mese alla Nato attraverso il nuovo
ambasciatore russo a Bruxelles, Dimitry Rogozin – consiste nel coinvolgimento
della Russia e della
Csto (l’alleanza militare delle repubbliche ex sovietiche) nel conflitto afgano, finora
patrimonio esclusivo degli Usa e della Nato. Ben sapendo di non potersi permettere,
per ovvie regioni di opportunità storica, di inviare truppe russe in Afghanistan,
Mosca propone a Washington e ai suoi alleati una collaborazione strategica che
si concretizzerebbe subito con l’apertura di un corridoio di rifornimento attraverso
la Russia, il Kazakhstan e l’Uzbekistan.
Un’alternativa ai rifornimenti via Pakistan. Una soluzione ottimale per le forze Usa e Nato, che potrebbero così utilizzare
il tranquillo confine settentrionale segnato dal fiume Amu Darya per fare entrare
in Afghanistan gli approvvigionamenti logistici: carburante e pezzi di ricambio
per i mezzi militari, acqua e viveri per le truppe. Niente armi e munizioni, in
teoria. Tutto materiale di vitale importanza che oggi entra per tre quarti attraverso
la pericolosa frontiera meridionale con le Aree Tribali pachistane infestate dai
talebani, i quali sempre più spesso attaccano i convogli di rifornimento (domenica
scorsa al Khyber Pass una bomba ha fatto saltare in aria trentasei autocisterne
piene di gasolio destinato alle basi Usa in Afghanistan).
L’offerta di Putin, che non per caso arriva in un momento critico per la Nato
in Afghanistan e di sostanziale crisi nel rapporto di fiducia tra Usa e Pakistan,
risulta quindi molto allettante per gli alleati occidentali. Se non fosse per
le sue rivoluzionarie conseguenze geopolitiche.
Una proposta che divide gli alleati. Gli alleati dell’Europa occidentale – soprattutto Germania e Francia – sarebbero
felici di vedere la Russia coinvolta in Afghanistan, perché questo bilancerebbe
l’unilateralismo statunitense e la tendenza sempre più anti-russa della Nato.
Ma per Washington – a cui tra l’altro non sfugge che collaborare con la Csto
significa farlo anche con la
Sco (il patto di Shanghai dominato dalla Cina) – questo significherebbe legittimare
il mulilateralismo e rinunciare al proprio ruolo di potenza egemonica globale
basata su una strategia di contenimento verso Russia e Cina che necessita di una
Nato in espansione e in contrapposizione con le due potenze orientali.
La proposta dell’astuto statista del Cremlino divide l’Occidente e mette con
le spalle al muro gli Stati Uniti, che ora si trovano davanti a un bivio: accettare,
ponendo le basi di un nuovo ordine mondiale multipolare; oppure rifiutare, imboccando
definitivamente la strada di una nuova guerra fredda con Russia e Cina.