21/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Complexo do Alemão, agglomerato di dodici favelas nel Nord di Rio: un giorno dedicato all'arte spezza la quotidiana violenza
scritta per noi da
Elisa Finocchiaro
 
 
E’ un giorno diverso al Complexo do Alemão, agglomerato di dodici favelas nel Nord di Rio. Davanti ai fucili spianati dell’esercito speciale, tenuti stretti dai soldati accucciati dietro ai sacchi di sabbia, con elmetto e mimetica, sfilano persone di buon umore. Giovani con zaini carichi di bombolette di vernice, bambini con pennarelli e fogli, mamme che abbracciano i figli e cantano, uomini con spiedini di carne in mano.
Solo qualche mese fa una scuola è rimasta tra i fuochi incrociati della guerra fralnarcotraffico e polizia. Una guerra quotidiana, un boccone amaro che tutti i giorni gli abitanti della favela ingoiano, così come i soprusi della polizia e la mancanza di possibilità e alternative.
 
Lavoro degli studenti di Raizes em movimiento. RecifeBuona nuova. Oggi invece la musica invade la via che porta in cima al “morro” (la collina,sulla quale generalmente si estende la favela a Rio), tutti sono in strada a mangiare e festeggiare, ma soprattutto tanti artisti ricoprono le mura della strada di colori, sotto gli obiettivi dei giovani fotografi della favela. Il Gruppo Culturale “Raízes em Movimento” dal 2001 organizza attività culturali per bambini e adolescenti riguardanti pittura, musica, danza, teatro, fotografia, graffiti, video e giornalismo.
 
Lacrime e proiettili. L’evento organizzato da “Raizes” che oggi ha portato decine di “grafiteiros” a dipingere i muri della strada che porta in cima alla favela, si chiama “Circulando”, ed è un evento itinerante all’interno della favela che punta alla fruizione collettiva dell’arte da parte dei suoi abitanti.
Appena scesa dall’autobus in prossimità del Complexo sento degli spari, una donna mi fa cenno di rifugiarci nella rientranza di una saracinesca, e aspettare. Ho visitato la scorsa settimana il pronto soccorso di Medici senza frontiere qui al Complexo - già ricoperto di fori di proiettile, unica struttura sanitaria in questa terra dimenticata dallo Stato - ed una scuola dove Msf offre sostegno psicologico, e in cui ho incontrato una bambina che mi mostrava le sue gambe ricoperte di ferite di proiettile e una mamma le sue lacrime per il figlio pestato dalla polizia.
 
Lavoro degli studenti di Raizes em movimiento. Rio de JaneiroSettanta vittime. Negli ultimi quattro mesi, settanta persone sono rimaste vittime di scontri a fuoco susseguiti alle operazioni di polizia nel Complexo do Alemão, oltre cento persone vi sono rimaste ferite. Oggi, invece, la favela diventa una galleria a cielo aperto. “La vita è un ponte, ora lui va a visitare l’altro lato” leggo sul muro, mi spiegano che la scritta è riferita ad un grafiteiro, morto in questa guerra quotidiana.
I proprietari della casa sulla quale Mario e Thiago, grafiteiros di “Raizes”, stanno dipingendo, hanno subito accettato di cedere i muri ai ragazzi. Mario osserva il suo amico dipingere e sembra pervaso da una pace interiore. Distrae gli occhi grandi e trasognanti dal graffito per osservare i bambini. Regala loro delle bombolette quasi finite.
 
Connivenze e convivenze. Una bimba scrive “Leo te amo”. La sua amichetta mi spiega che si tratta del fratellino morto, poi cambia argomento. “Dove abiti?”, “A Copacabana” rispondo. "Hmm molto pericoloso… e come torni a casa?”. "Con l’autobus”, le spiego. "Sull’autobus c’è pericolo di essere aggrediti”, afferma solennemente la bimba della favela. Strategie di sopravvivenza, penso dentro di me.
Un ragazzino osserva seduto la distesa di baracche che scendono ripide, i fili elettrici alla sua altezza che vanno giù disordinati. Un albero dipinto sul cemento.
“Raizes” ha una piccola galleria nella favela che espone visioni di violenza, speranza, spiritualità urbana; un poliziotto che si trasforma in carro armato alimentato da denaro, fotografie ottenute da una lattina o il contenitore di un rullino, principio del foro stenopeico. Convivenza è diverso da connivenza, mi dice un fotografo di “Raizes” alludendo ai rapporti del narcotraffico con il potere.
 
Lavoro degli studenti di Raizes em movimiento. Rio de JaneiroColtivare cultura e orgoglio. Negli ultimi giorni è stato inaugurato, con la visita del presidente Lula, un piano del governo federale chiamato “Programma di accelerazione della crescita” che tuttavia lascia gli abitanti ancora piuttosto indifferenti, forse perché impauriti dalla possibilità di nuovi scontri tra l’esercito e il traffico. “Opere di risanamento come quella in questione, da sole, non mutano le persone - afferma Alan Brum Pinheiro, presidente di “Raízes em Movimento - Quello che può mutarle è l’accesso all’istruzione, alla cultura, le sole cose che permangono nella comunità. Siamo di fronte a una storica possibilità di cambiamento, ma c’è bisogno che i giovani, le maggiori vittime e promotori della violenza, abbiano la possibilità di partecipare attivamente a questo processo. Per questo cercheremo di collaborare, lavoriamo qui da molto tempo prima che venissero fatte queste promesse dal governo.Vogliamo che le persone apprendano qualcosa e si sentano orgogliose di quello che fanno”.
Parole chiave: brasile, finocchiaro, rio de janeiro
Categoria: Armi
Luogo: Brasile