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Forse 70 uomini uccisi. Decine i feriti. “Le truppe guidate
da Sua Maestà il Re hanno lanciato le operazioni per cacciare i ribelli
dal Paese. Sua Maestà il Re, nonostante abbia condotto lui stesso
l’esercito, è in buona salute e sta bene”, si legge nel sito del Bhutan
Broadcasting Service , (BBS) l’unico servizio radio-televisivo del
Paese.
Sua Maestà il Re è Jigme Singye Wangchuck e tutto questo accade in
Bhutan, piccolo regno tra India e Cina con poco più di 2 milioni di
abitanti. Il Paese è tra i meno sviluppati al mondo. Dal 17 dicembre
1907, monarchia ereditaria. Televisione e Internet sono stati
introdotti nel ’99, il primo visitatore straniero è arrivato nel ‘74
(tuttora i turisti hanno accesso a poche mete selezionate). La
schiavitù è stata abolita solo nel 1958, almeno ufficialmente.
Il Bhutan raramente fa parlare di sé, della la sua povertà e della
repressione delle minoranze. Lunedì scorso, però, è tornato alle
cronache. L’esercito ha iniziato la prima azione armata contro i
ribelli indipendentisti indiani. Da tempo si erano nascosti nel
sud, senza arrivare a un accordo con le autorità del Paese. Così li
descrive il giornale nazionale Kuensel :”Gli armati sono al massimo
3mila. Nascosti in punti strategici della giungla montagnosa. I
loro campi sono protetti da avamposti e terreni minati. Le donne
combattenti sono le mogli dei leader. Con loro anche i
figli e anziani ribelli”.
I guerriglieri del Fronte unito di Liberazione dell’Assam (Ulfa), del
Fronte Democratico Nazionale del Bodoland (NDFB) e dell'Organizzazione
per la Liberazione del Kamtapur (KLO) combattono nel nord-est
indiano una guerra da più di venti anni. Con questa operazione il
Bhutan ha stretto l’alleanza con il governo di Delhi, suo più
importante partner economico. “Non permetteremo ai ribelli anti-indiani
di crescere nel nostro territorio”, ha detto il primo ministro. Mentre
i soldati inviati da Delhi li aspettavano al varco, lungo il confine
bhutanese con le province di Assam e del Bengala Occidentale.
In questi luoghi hymalaiani la convivenza tra abitanti di origine
diversa è usata dal governo come pretesto per violare i diritti
fondamentali. Nel Bhutan meridionale le autorità continuano a ordinare
i trasferimenti forzati dei gruppi di lingua nepalese e religione
induista: 35 per cento di una popolazione per metà bhutanese e per il
75 per cento buddista.
La maggior parte dei rifugiati vive nei campi profughi dell’Alto
Commissariato dell’Onu per i Rifugiati ( UNHCR ) nel Bhutan
orientale. Circa 100mila (dato Amnesty International del 2002) sono
emigrati in Nepal. Tra questi, alcuni hanno preso la strada della
guerriglia aderendo al Partito comunista di orientamento
maoista (Ncp) o hanno raggiunto i gruppi politici in esilio.
La limitazione delle libertà si è intensificata tra gli anni ’80 e i
’90. Allora il re, custode di una cultura vicina a quella tibetana,
permise un censimento e, subito dopo, servendosi dei risultati della
rilevazione dette avvio alla discriminazione dei parenti dei
profughi. Gli abitanti che parlavano i dialetti nepalesi non poterono
più usare la loro lingua e mandare i figli a scuola. Scoppiarono le
prime proteste antigovernative per i diritti e per la democrazia.
Centinaia di nepalesi iniziarono il loro esodo. Dal 2002 si sta
lavorando a una nuova Costituzione, mentre sono ancora presenti
forti resistenze alla legalizzazione dei partiti. Oggi i negoziati
con il re del Nepal sul rimpatrio dei profughi sono a un punto morto.
L’offensiva militare si sarebbe conclusa ieri notte. I tre gruppi di
guerriglieri hanno deciso di trattare. “Sua Altezza
Reale ha detto che l'esercito ha raggiunto l’obiettivo di
salvaguardare la sicurezza e la sovranità del Paese”, scrive il Bhutan
Broadcasting Service, alla vigilia del National Day che celebra la
salita al potere della monarchia.
Migliaia di persone si stanno dirigendo verso la capitale Thimpu, per
vedere “il principe, la regina, la principessa, i ministri, gli
ufficiali dell’esercito e i membri della comunità internazionale", ha
aggiunto il BBS, concludendo: " Dasho Jigme Khesar Namgyal
Wangchuck, erede al trono, in un discorso allo stadio ha
comunicato ai sudditi che i guerriglieri sono stati cacciati
definitivamente”. Anche questo avviene nella "Terra del Drago
Tuonante".