La rivolta di Lhasa secondo Zhang Qingli, segretario del Partito comunista cinese in Tibet
Proponiamo alcuni estratti di un comunicato del Partito comunista cinese che
dà conto della conferenza dei quadri provinciali convocata d’urgenza a Lhasa sabato
scorso, 15 marzo, all’indomani dello scoppio della rivolta tibetana.
Protagonista della riunione è Zhang Qingli, segretario del Pcc in Tibet, che
nel suo discorso espone in maniera approfondita la versione ufficiale cinese di
quanto accaduto. Parole e toni che ben descrivono l’approccio delle autorità cinesi
nei confronti della questione tibetana.
Un complotto delle forze separatiste.“Le attività di aggressione, devastazione, saccheggi e incendi generate da una
ristretta di minoranza di persone incuranti della legge sono episodi di grave
violazione dell’ordine sociale incitati dal complotto delle forze separatiste
‘per l’indipendenza tibetana’ all’interno e all’esterno del paese. (…). Ci sono
prove sufficienti per dimostrare che questi incidenti sono stati organizzati dalla
cricca del Dalai Lama, che sono stati premeditati e accuratamente programmati,
con il sinistro intento di cercare di provocare disordini in questo momento delicato,
intensificando deliberatamente gli incidenti fino a trasformarli in incidenti
sanguinari, distruggendo l’armonia e la stabilità della situazione politica”.
Una lotta mortale contro il nemico.“Queste persone incuranti della legge hanno insultato, percosso e ferito il personale
addetto alla sicurezza, hanno sollevato la bandiera tibetana e urlato slogan reazionari
quali ‘Tibet indipendente’; hanno attaccato gli organi di informazione, finanziari,
scolastici, di pubblica sicurezza e i dipartimenti chiave; hanno svuotato e incendiato
negozi, scuole, autobus e alberghi; hanno ucciso brutalmente molte persone e hanno
persino tagliato orecchie alle persone, versando sulle masse innocenti benzina
e ‘usando la pena di morte’. Le loro innumerevoli atrocità sono sconvolgenti,
orribili e inumane, e fanno vibrare di rabbia. Le loro innumerevoli atrocità ci
mettono in guardia e ci insegnano che si tratta di una lotta mortale contro il
nemico”.
Soppressione rapida e risoluta della crisi. “Tutti i tibetani devono riconoscere con lucidità che la separazione voluta
della cricca del Dalai Lama è la causa principale dell’influenza della stabilità
della regione autonoma del Tibet, e costituisce il maggior pericolo per la stabilità
e lo sviluppo del Tibet. La stabilità del Tibet influenza la stabilità nazionale
e la sicurezza del Tibet influenza la sicurezza nazionale. Una soppressione rapida
e risoluta della crisi è la speranza comune dei popoli di tutte le nazionalità
della regione autonoma del Tibet, in conformità con l’interesse basilare dei popoli
di tutte le nazionalità della regione autonoma del Tibet”.
Una battaglia di annientamento. “In questo momento bisogna adottare misure forti, risolute e decisive, sopprimere
l’arroganza aggressiva del nemico, portare velocemente la situazione alla normalità
e ripristinare il regolare ordine di vita e di produzione. Bisogna prestare particolare
attenzione ai lavori cruciali e ai punti chiave, e riunire le forze militari per
condurre una battaglia di annientamento. Bisogna organizzare forze speciali per
incrementare gli arresti dei criminali e migliorare la risoluzione di casi giudiziari
e nei confronti dei cospiratori che hanno organizzato e diretto questi incidenti,
nei confronti dei teppisti che hanno partecipato alle aggressioni, alle devastazioni,
ai saccheggi e agli incendi, nei confronti dei principali sabotatori divisionisti,
che hanno innalzato bandiere reazionarie e urlato slogan reazionari, è necessario
agire secondo la legge, eseguendo arresti veloci e giudizi rapidi, attaccando
risolutamente e punendo senza pietà e senza indulgenza”.
Un odio profondo contro il nemico. “Le masse devono restare fedeli alle proprie posizioni, occuparsi della produzione,
garantire i rifornimenti, essere sempre un tutt’uno con il partito e il governo,
aiutare le persone nelle stesse condizioni, condividere un odio profondo per il
nemico, salvaguardare la stabilità sociale e proteggere i risultati duramente
conquistati della campagna di modernizzazione e dell’apertura e delle riforme,
proteggendo la vita regolare delle masse di tutte le nazionalità e l’interesse
di base delle masse.