In Iraq, per ogni soldato Usa morto ce ne sono 10 feriti. E in patria è polemica per la mancanza di cure
Balzano prima agli occhi le cifre più alte: centinaia di migliaia di morti iracheni,
centinaia di miliardi di dollari spesi e chissà quanti da spendere ancora. Quando
si vede la guerra dal punto di vista degli Stati Uniti, ci sono quasi 4.000 caduti
tra i soldati: pochi, se confrontati con le vittime del conflitto in Vietnam.
Ma a questi si aggiungono decine di migliaia di feriti, un numero in proporzione
molto più alto rispetto alla guerra degli anni Sessanta. E che, spesso dimenticato,
costituisce un'eredità sanitaria ed economica con cui gli Usa dovranno fare i
conti per decenni.
Le differenze col passato. Il rapporto tra soldati feriti e morti in Iraq è quindi di circa 10 a 1, contro
il 2,6 a uno del Vietnam e il 2,8 a 1 della guerra in Corea. La differenza si
spiega, secondo gli esperti, essenzialmente con due motivi: il miglioramento delle
protezioni contro esplosioni e proiettili, nonché il tipo diverso di guerriglia
combattuta dagli insorti, con ordigni piazzati al margine della strada. La buona
notizia, quindi, è che muoiono meno soldati. Ma quelli che sopravvivono vanno
a formare un esercito di mutilati e paralizzati, per non parlare delle conseguenze
psicologiche difficili da tradurre in numeri.
Le polemiche. Negli Usa, la questione è anche politica. Il dipartimento alla Difesa è accusato
di sottostimare il numero dei feriti, in modo da spendere poi meno sulle cure
dei veterani. Ed è guerra anche sulle cifre: il Pentagono conta oltre 29.000 soldati
“feriti in azione”, ma anche 31.000 militari curati per malattie e ferite non
da combattimento. Sovrapponendosi a questi numeri, oltre 40.000 soldati sono stati
trasportati in aereo per le cure necessarie. “Il Pentagono tiene due libri dei
conti diversi”, ha detto Linda Bilmes, autrice con Joseph Stiglitz del libro “La
guerra da tremila miliardi di dollari”. “E' importante capire l'esatto numero
delle vittime, perché il governo statunitense è responsabile dei sussidi di invalidità
e delle cure mediche per tutti i nostri soldati, per tutti i livelli di ferite”,
conclude la Bilmes. Le associazioni per i diritti dei veterani sono in polemica
da anni con l'amministrazione Bush, accusata di averli dimenticati.
Sanità al collasso. Comunque sia, il sistema sanitario per le cure dei veterani è sotto pressione.
Ai veterani delle guerre precedenti si sono aggiunti ora quelli di Iraq e Afghanistan:
si calcola che, in arretrato, ci siano 400.000 richieste di cure ancora da soddisfare.
Il ministero per i Veterani prevede di dover curare 330.000 veterani delle ultime
due guerre nel 2009, il 14 percento in più rispetto alle stime per il 2008. Per
non parlare poi degli effetti psicologici: secondo i calcoli del ministero, 120.000
veterani di Iraq e Afghanistan hanno potenziali problemi mentali, e 68.000 sono
a rischio di
disturbo da stress post-traumatico (Ptsd).