Sembrava la trovata geniale per ricavare benzina dalla spazzatura e risolvere due problemi in uno. Ma PeaceReporter non ci ha creduto, e ha trovato parecchie magagne
Scritto per noi
da Gianluca Ursini

Sembrava una buona notizia: finalmente era stato trovato il sistema per ridurre
l'inquinamento da Co2 e bloccare gli aumenti nei prezzi dei generi alimentari.
Contro l'inquinamento il rimedio era già noto: il biocombustibile. Che ha però
causato nell'ultimo anno un aumento del prezzo dei cereali, portando su del 12
percento il costo di pane e pasta per i consumatori italiani, vista la penuria
di grano sul mercato. La grande richiesta viene proprio dall'aumento di produzione
di bioetanolo delle industrie nordamericane. Ma una ditta dell'Illinois sembrava
aver registrato un brevetto per riuscire a produrre carburante dagli scarti industriali
e agricoli, o anche dalla spazzatura comune. La
General Motors si era anche interessata alla scoperta, bloccando il brevetto con un accordo
che avrebbe dovuto legare le due società per i prossimi quattro anni.
La Coskata Inc. Opera nel Michigan, ed ha il suo principale stabilimento a Warrenville, Illinois,
Usa. E' nata dalla idea di quattro super consulenti finanziari del settore idrocarburi. nel
progetto c'è anche Rathin Datta, un ingegnere biochimico indiano da 32 anni trasferito
a lavorare nei super laboratori americani, e già depositario di 22 brevetti nel
campo dei prodotti biochimici, soprattutto carburanti.
Quattro top manager associati a un ingegnere di origine indiana, che avrebbe
trovato il sistema per produrre bioetanolo a un quarto del prezzo attuale di mercato.
E soprattutto senza utilizzare sementi coltivati apposta per questa destinazione
(come succede ora con grano e soja o altri tipi di frumento che fanno scarseggiare
gli alimenti a livello mondiale e fanno schizzare alle stelle i prezzi delle derrate),
ma sfruttando qualsiasi tipo di biomasse. Per biomassa si può intendere un ampio
spettro di residui organici, dagli scarti lignei ai semplici rifiuti urbani. Dalla
spazzatura si otterrebbe, con il brevetto del dottor Datta, benzina a etanolo
al costo di 17 centesimi di euro al litro. Coskata afferma, attraverso il suo marketing manager Wes Bolsen, di essere in grado
infatti di produrre un gallone di benzina (4 litri) a un dollaro, circa 70 centesimi
di euro (contro i due dollari del bioetanolo da grano). General Motors deve aver fiutato l'affare, e lo scorso dicembre aveva chiesto all'azienda di
Warrenville di fornirle bioetanolo con il nuovo procedimento entro l'ultimo trimestre
2008. Dalla fabbrica sperimentale fondata nel 2007, Gm chiedeva di passare alla produzione di massa, per arrivare nel 2011 a un picco
di 400 milioni di litri di etanolo. Il procedimento inventato da Datta si baserebbe
in teoria su due aspetti innovativi. La prima parte del processo di conversione
a etanolo prevede la gassificazione dei rifiuti organici; in un secondo momento
alcuni microrganismi, o batteri, scoperti dalla Coskata e registrati con brevetto, porterebbero alla fermentazione da cui deriverebbe
il bioetanolo. L'etanolo verrebbe infine separato e sarebbe pronto alla commercializzazione,
per finire nei serbatoi delle automobili
Deludente realtà Invece sono emersi parecchi dubbi sulla fattibilità della partnership con GM,
e del progetto in generale che avrebbe dovuto liberarci dalla
monnezza nelle strade e dalla schiavitù del petrolio. Due dei quattro super manager che
avevano fondato Coskata si sono già ritirati, tornando alle loro carriere molto
remunerative nell'alta finanza di Chicago e New York. La loro '
plant' (fabbrica) di Warrenville non ha ancora personale, non funziona e non si sa
se funzionerà mai. “La nostra sede amministrativa sarà lì, e manterremo i laboratori
di ricerca” ci spiegano dall'Illinois. Il sito web di
Coskata (www.coskata.com) mostra un impianto di avanguardia, ma al telefono nessuno ha risposto per settimane.
Il progetto di partire da fine 2008 con la produzione per Gm sembra rimandato,
perché la società starebbe "costruendo due nuovi impianti. Uno destinato a funzionare
da metà 2009, che produrrà 160 mila litri annui – secondo le risposte fornite
a
PeaceReporter da chi cura le relazioni esterne della ditta – e l'impianto definitivo, che
dovrebbe produrre 100 milioni di galloni (quasi 400 milioni di litri) per destinazione
commerciale, aprirà a fine 2010 e sarà pienamente operativo nel 2011". Ma, precisa
il comunicato “non abbiamo ancora destinazioni definitive per queste grandi fabbriche”.
Quel che sembrava una speranza per l'umanità, potrebbe essere l'ennesima bolla
destinata a sgonfiarsi, come nei tempi rutilanti dell'economia da Internet.
Intanto limmondizia si continua ad accumulare e la benzina ha toccato quota 1
euro 45 centesimi al litro