18/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, liberata l'antropologa francese nelle mani dei sequestratori da diversi giorni
Liberata poche ore fa Anne Delorme, la figlia di un alto esponente dell'Ue sequestrata da alcuni giorni a Port au Prince insieme al marito. Di lei si erano perse le tracce da alcuni giorni.

Perquisizioni in Haiti (Foto A.Grandi/PeaceReporter)I fatti.  Anne Delorme moglie di Pablo Villa un funzionario spagnolo dell'Unione Europea si trova ora nell'edificio che ospita la sede della Minustah (Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti).
Dopo una serata abbastanza noiosa passata ad una festa, Anna e Pablo decidono di tornare a casa, dove hanno lasciato il figlio piccolo a dormire. Saluti e strette di mano calorose agli invitati e poi via verso la macchina parcheggiata a un centinaio di metri dalla casa della festa. Ma qualcosa non è andato come doveva. A un certo punto alcuni uomini armati di pistola hanno minacciato la coppia e l'hanno costretta a seguirli. In strada sono rimaste la vettura, con le chiavi inserite nel quadro e le porte spalancate, e a terra, poco distante, un maglione di proprietà della signora: è evidente che tutto è stato fatto con molta velocità. Intanto nessuno alla festa si accorgeva di nulla. Fino alle due della notte, quando Pablo è stato liberato dai sequestratori mentre lei, antropologa francese, è rimasta in mano ai sequestratori.
Massicce e immediate le contromisure prese dalla Minustah (la missione dell'Onu presente a Haiti) e dalla polizia haitiana, che hanno iniziato le ricerche della donna con operazioni congiunte. Retate in diversi quartieri a rischio, blocchi stradali e perquisizioni che, però, non avevano portato a nessun risultato.
 
Agenti della polizia nazionale haitiana a Jacmel nel sud del Paese (Foto A.Grandi/PeaceReporter)Situazione strana. “Sono amici e seguo con apprensione l'evolversi della situazione”, raccontava poco prima della liberazione Francesco Fantoli, documentarista italiano di stanza a Jacmel, splendida località del sud del Paese. “Certo è anche vero che nell'ultimo mese i sequestri di persona sono aumentati molto. Adesso ce ne sono circa due al giorno che fanno una sessantina al mese. Nulla in confronto a quello che accadeva mesi fa, ma la situazione è tornata a essere preoccupante”.
Preoccupato era anche l'ambasciatore dell'Unione Europea a Haiti, Francesco Gosetti di Sturmeck, che dopo l'accaduto aveva confidato agli amici più fidati l'intenzione di chiudere l'ambasciata e lasciare il Paese.

Retate per le strade della capitale Port au Prince (Foto A.Grandi/PeaceReporter)Intanto nel Paese. La situazione generale del Paese desta ancora preoccupazioni, nonostante gli sforzi dell'attuale presidente, Renè Preval. “La violenza è diminuita – racconta ancora il documentarista italiano – gli assassini politici e i rapimenti sono sempre all'ordine del giorno, ma almeno hanno visto una flessione del 50 percento. La Polizia (Pnh) è stata ripulita con decine di licenziamenti e arresti. Un certo ordine nella circolazione è stato ottenuto sia nella capitale, Port au Prince, che nelle città di provincia. Strade, scuole e ospedali sono in costruzione un po' ovunque. Inoltre, è facile vedere che le città iniziano a essere più pulite. Si raccolgono le immondizie e si cancella l'anarchia endemica dei commerci sui marciapiedi. Un assetto politico-istituzionale embrionale sta via via abituando il Paese alle prime regole del gioco democratico. Non è molto, ma un inizio”.

Alessandro Grandi

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