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“La libertà o la morte”, avevano scritto su cartelli di legno. Trentadue afghani
e un pakistano si rifiutavano di mangiare e bere dal 10 dicembre scorso. Quattro
di loro si erano cuciti le labbra con fili di cotone per protesta: da due anni,
insieme a circa 300 persone, chiedono, senza ottenerlo, asilo politico all’Australia
e sono confinati in un campo di detenzione nell’isola di Nauru. Solo ieri hanno
deciso di riprendere a nutrirsi perchè, come dice Dennis Nihill, rappresentante
dell' Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) , “hanno ricevuto la loro prima buona notizia: una delegazione indipendente
di sei medici australiani ha annunciato di volerli visitare".
In attesa dell’arrivo di assistenza medica, tre sanitari che lavorano nel campo
- aggiunge Nihill - hanno rimosso le suture dalle labbra e i cuochi hanno preparato
loro una minestra”. Anche se “sarebbe più ragionevole - sostiene la dottoressa
Louise Newman – trasportarli in un ospedale australiano. I medici volontari, infatti, non
sono in grado di poter prestare loro le cure intensive di cui avrebbero bisogno”.
Dall’estate del 2001, quando gli uomini, con mogli e 93 bambini, sono arrivati
nel centro, il governo di Sidney e quello della repubblica più piccola al mondo
(un atollo di nemmeno 10mila abitanti) si sono rimpallati le responsabilità sul
destino degli esuli.
Parte dei detenuti erano arrivati nel Pacifico su un peschereccio, che nell’agosto
2001 stava affondando in acque indonesiane. A salvarli fu il cargo norvegese Tampa.
Dopo essere saliti a bordo della nave mercantile i 434 naufraghi presero il controllo
della Tampa, dirottandola verso l'isola di Natale, il porto australiano piu' vicino
all'Indonesia. Fu in quel momento che il governo di Sidney impedì loro di sbarcare sul proprio
territorio.
Nel quadro della cosiddetta 'Pacific Solution', una politica di detenzione obbligatoria
per tutti coloro che tentano di entrare in acque australiane, i prigionieri, per
lo più afghani di minoranza hazara, perseguitata dai taleban, furono trasferiti
dalle Autorita' nell'isola di Nauru. Per prassi i clandestini sono rinchiusi in
campi profughi costruiti sia nel continente australiano che in isole del Pacifico e
lì attendono per mesi che le loro domande di asilo vengano esaminate. Non è stato il
primo sciopero della fame per i detenuti del campo di Nauru. Sulla Tampa avevano
già respinto il cibo, in risposta alla negazione della possibilità di attracco.
In questi due anni di detenzione hanno vissuto in capannoni nell’entroterra torrido
dell’isola, ricevendo acqua corrente per una sola ora al giorno e senza poter
avere nessun contatto con il mondo esterno. Un sanitario ha riferito che un prigioniero
afghano avrebbe detto: "Sono scappato da un Paese devastato dalla guerra e dalla
povertà e ora sono disposto a morire pur di uscire da questa situazione".
Nel 2003 hanno cercato la libertà in Australia oltre 12mila profughi, tra cui
afghani, pakistani, cingalesi e indonesiani. Notizie di proteste, tensioni e violazioni
dei diritti umani arrivano periodicamente da tutti i 7 campi di detenzione, di
cui cinque sono in Australia e due in isole del Pacifico.