scritto per noi da
Stefano Piazza
La notte del 6 marzo 1957, ad Accra, c’era anche Martin Luther King. Da Washington
era arrivato Richard Nixon, all’epoca vicepresidente Usa. Gli esponenti della
diplomazia di mezzo mondo erano presenti e, ovviamente, i leader africani erano
accorsi in massa. L’Union Jack lasciava il posto alla stella nera, il Ghana nasceva dalle ceneri della Costa
d'Oro e conquistava l'indipendenza dalla Gran Bretagna.

Kwame Nkrumah era salito sul palco a passo di danza e aveva pronunciato quel
discorso che, come confessò in seguito, aveva fatto commuovere lo stesso King,
l'uomo con un sogno: "Il Ghana è libero per sempre. La lunga battaglia è finita
e il nostro Paese ha ritrovato la libertà perduta. Noi non saremo più, d’ora in
poi, un popolo colonizzato. Tutto il mondo ci sta guardando". Era iniziata l’esaltante
stagione delle indipendenze degli anni Sessanta.
L’Osagyefo (“il redentore”, come a Nkrumah piaceva essere chiamato) era un uomo brillante,
trascinatore, di ampie vedute, consapevole della missione che la Storia gli aveva
affidato: aprire la strada al riscatto del suo Paese, costruendo l’unità di tutto
il continente. Africa Must Unite - “l’Africa deve unirsi” - è il titolo-slogan del più citato dei suoi numerosi
libri. Non per nulla gli ascoltatori della Bbc lo hanno votato, nel 2000, “africano del millennio”.
Samia Nkrumah, figlia dell'Osagyefo, vive a Roma da anni. Lii e la sua famiglia hanno lasciato Accra dopo il colpo
di stato di Jerry Rawlings, nel 1981. Ma il filo che la lega alla propria terra
d'origine non si è mai spezzato e, oggi, è pronta a tornarvi, con un ruolo attivo,
per il bene del popolo che non ha mai dimenticato il mito e il carisma di Kwame.
Samia, chi era davvero Kwame Nkrumah? Un leader, certo, l'ispiratore della coscienza
africana. Ma è giusto definirlo un dittatore? Già al momento dell’indipendenza,
con la carica di primo ministro, si assegnò anche i ministeri della difesa e degli
esteri. Furono l’ambizione eccessiva e gli errori politici a segnare il suo declino?
Nkrumah commise forse degli errori politici (il Deportation Act, che permetteva di espellere dal Paese i cittadini stranieri che sostenessero
e finanziassero le opposizioni, e il Preventive Detention Act, che permetteva di incarcerare per un periodo non superiore a cinque anni, sulla
base di semplici sospetti, chi fosse accusato di azioni contro la sicurezza nazionale),
ma non bisogna dimenticare gli attentati organizzati contro di lui con l'aiuto
della Cia, come dimostrano documenti declassificati solo da pochi anni. Nkrumah
fu un accentratore, è vero, ma non abusò mai del suo potere, nè intascò un solo
centesimo del patrimonio nazionale, fatto più unico che raro, nel panorama continentale.
Nkrumah vedeva nella federazione dell’Africa l’unico modo per il continente di
emanciparsi realmente e di ritagliarsi uno spazio nell’epoca dei blocchi contrapposti:
era favorevole a una politica di “neutralismo attivo” rispetto alla guerra fredda,
anche se era un sostenitore del socialismo africano. Ovvio che gli americani non
lo considerassero un amico.
Cosa ha rappresentato per l'Africa l'indipendenza del Ghana?
Tutto. La nascita del Ghana diede il via a un processo incredibile: tutti i Paesi
che si affrancarono dal colonialismo lo fecero sulla spinta della liberazione
ghanese e il governo di Nkrumah fornì loro appoggio logistico e politico. Nel
1958 convocò ad Accra due storiche conferenze panafricane, le prime in terra d’Africa:
una con i capi di stato degli otto Paesi allora indipendenti (Egitto, Etiopia,
Liberia, Libia, Marocco, Sudan e Tunisia oltre allo stesso Ghana, ndr), l'altra
con i rappresentanti dei popoli africani in lotta per l’indipendenza.
Ha ancora senso parlare di panafricanismo, oggi?
Certo, oggi più che mai l'Africa ha bisogno di unità, per far fronte all'assalto
neocoloniale dell'Occidente. L'Unione Africana, del resto, sta portando avanti
un programma molto simile a quello ideato da Nkrumah.
Il petrolio sta diventando decisivo anche in Ghana. State per diventare un Paese
ricco?
Il Ghana è sempre stato ricco. L'Africa, in generale, lo è. Abbiamo enormi giacimenti
di minerali preziosi per l'industria, di oro, di petrolio. Il problema è che la
popolazione non ha mai goduto di tale ricchezza. Il petrolio, oggi, può rappresentare
l'abbondanza per il mio Paese, ma anche un pericolo enorme. Ovunque abbiano trovato
nuovi giacimenti, in Africa, ci sono stati danni enormi, e la popolazione non
ne ha mai tratto alcun beneficio. Tutto dipenderà da come i nostri politici sapranno
gestire la faccenda.
Sei ottimista? Credi che i leader ghanesi saranno in grado di raccogliere questa
sfida?
Diciamo che sono speranzosa: a dicembre, ci saranno le elezioni, possiamo solo
augurarci che alla guida del Ghana arrivino persone integre e capaci.
I tuoi progetti per il futuro?
Tornerò a vivere in Ghana: io e miei fratelli non possiamo sottrarci alle nostre
responsabilità: siamo i figli di Kwame Nkrumah, un simbolo per tutta l'Africa.
Dovremo agire di conseguenza.