17/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Colom ci ripensa e apre la via alla moratoria
Álvaro Colom fa di nuovo marcia indietro sulla pena di morte. Nonostante appena un mese fa abbia annunciato di volerla riportare agli antichi splendori (le ultime esecuzioni in Guatemala risalgono al 2000), decidendo per l'iniezione letale e accogliendo con soddisfazione la decisione del Congresso di confermare il potere di grazia del presidente, ha dovuto fare un enorme passo indietro e cambiare addirittura strada. Prendendo atto degli impegni internazionali sottoscritti dal suo Paese in tema di pena di morte, con tanto di firma sulla moratoria voluta dall’Onu apposta tre mesi fa, Colom ha annunciato che la via per l'abolizione è possibile.

pena di  morteTutto da rifare. Con una campagna elettorale tutta improntata sulla tolleranza zero verso la criminalità, in un paese che ha registrato 4.620 morti ammazzati nel solo 2007, e che nei primi tre mesi di quest'anno già ne conta 869, il neo presidente ha dovuto ridimensionarsi. “Dopo profonda analisi” ha precisato che alcuni punti della legge sulla grazia ai condannati a morte cozzano con i principi costituzionali, quindi: tutto da rifare.

Pressioni interne. In un messaggio radiofonico rivolto a tutti i cittadini, il presidente ha spiegato inoltre che il Guatemala non può non tenere in considerazione gli impegni presi con la comunità internazionale sul tema, rischiando così di “entrare in conflitto con paesi che finora hanno mantenuto una politica di collaborazione” impeccabile.
È chiaro che sul cambiamento di rotta hanno pesato molto anche le pressioni interne. Molti i settori contrari alla pena capitale, a cominciare dagli organismi in difesa dei diritti umani e finendo alla Chiesa sia cattolica che evangelica, potentissime nello Stato centramericano.

candela contro la pena di  morteLa gente è esasperata. Eppure, l'enorme ondata di violenza che da anni invade la vita dei guatemaltechi stava assicurando molte simpatie al pugno di ferro di Colom. La gente è esasperata, schiava della criminalità, tanto che molti settori della società civile invocano a gran voce l'iniezione letale quale unica via d'uscita.
 
Gli ultimi giustiziati. La pena di morte è tornata in Guatemala sotto la presidenza di Álvaro Enrique Arzú Yrigoyen (1996 – 2000). Dopo è di fatto rimasta lettera morta. Gli ultimi a essere stati giustiziati furono Luis Amilcar Cetín e Tomás Cerrate, che rapirono e uccisero Isabel Bonifaci de Botrán, ereditiera della dinastia della distilleria Botrán.

 

Stella Spinelli

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