18/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Confermato il verdetto di morte per un contadino indiano che, ubriaco, aveva sconfinato
scritto per noi
da Gianluca Ursini 
 

Un contadino di un villaggio indiano al confine con il Pakistan, accusato di essersi infiltrato in territorio pachistano per ordire un attentato, ha visto ieri confermata la propria condanna a morte,

la figlia mostra un ritratto di sarabjit singhPervez Musharraf inflessibile Il presidente pachistano ha confermato la sentenza di morte per Sarabjit Singh, accusato di spionaggio e di aver introdotto delle bombe da usare in un attentato in Pakistan. La sua impiccagione è ora attesa per il primo di aprile. Si trova in prigione a Lahore, ma il ministro per i diritti Umani, Ansar Burni, ha negato che la sentenza di morte verrà eseguita così presto. Sarabjit Singh era stato arrestato nel 1991 con l'accusa di aver portato in Pakistan le quattro bombe che pochi giorni prima avevano fatto 14 morti a Lahore e Faisalabad. Ha sempre detto di essere un contadino analfabeta, vittima di un errore di persona, sostiene di essere finito in territorio pachistano attraversando ubriaco la frontiera. Il suo caso ha destato in India molto interesse, dopo che il suo ultimo appello era stato rigettato dalla Corte suprema di Islamabad nel 2006. Nel 2005 l'allora ministro degli Esteri di Nuova Delhi, Natwar Singh, aveva chiesto la grazia per il suo quasi omonimo, per ragioni umanitarie.
Parole chiave: Singh, Ansar Burni, Musharraf, Sarabjit Singh, Ursini
Categoria: Diritti
Luogo: Pakistan