
16 marzo 1978: potrebbe essere una giornata assolutamente normale nella vita normale di un normale bambino di otto anni. Potrebbe esserlo, e fino
ad un certo momento lo è: sveglia, colazione, scuola.
Ma in un preciso istante alla maestra che sta tenendo lezione viene sussurrata
da un commesso la notizia appena annunciata per radio: Aldo Moro è stato rapito
da un commando delle Brigate Rosse in un sanguinoso agguato dove hanno trovato
la morte i cinque uomini della scorta. La giornata non può più trascorrere normalmente, e per me, bambino di otto anni, quella tragedia diventa lo spartiacque nell'esperienza
della realtà. Infatti il 16 marzo 1978 è il mio primo ricordo nitido e cosciente:
ogni momento del giorno, da quell'annuncio in poi, è fissato nella mia memoria,
soprattutto il ricordo della profonda insicurezza che mi coglie osservando per
la prima volta il mondo dei grandi vacillare. Tutti coloro che ai miei occhi di bambino erano
sempre apparsi saldi e certi su cosa occorreva fare e dire, a scuola come in famiglia,
appaiono invece impietriti, smarriti, vulnerabili.
Lo spartiacque è localizzato nella mattinata del 16 marzo; e proprio per il suo
carattere di esperienza fondamentale per l'affiorare della mia personale coscienza
del mondo la vicenda di Aldo Moro ha in seguito rappresentato l'evento storico
che più mi ha interessato e coinvolto. Diversi anni più tardi, infatti, ho iniziato
a leggere ogni libro uscito sui 55 giorni di prigionia di Moro. Ho seguito la maggior parte
delle trasmissioni televisive che hanno affrontato l'argomento, e poi i film, le ricostruzioni, i processi, i ritrovamenti del Memoriale e la
pubblicazione delle lettere di Moro dal "carcere del popolo".

In questo percorso mi sono imbattuto nella potenza impressionante delle parole
scritte da Moro nelle sue lettere, parole che escono dai caratteri di cui sono
composte per diventare materia incandescente con la loro forza espressiva e la
loro evidenza di verità. Le parole delle lettere di Moro rischiano di scivolare
via se affrontate con l'apatia di una lettura da documento storico, ma sono invece
vive quando si restituisce loro il contesto tragico nel quale sono state pensate
e scritte. Moro è un autentico eroe tragico, forse l'unico della nostra contemporaneità:
come il protagonista di un'antica tragedia greca soffre infatti una catastrofe
che si è già consumata nel tempo che precede il suo personale dramma di sequestrato,
poiché il suo destino è già segnato nel momento in cui si compie il rapimento.
Ma nei 55 giorni passati nel "carcere del popolo" e che rappresentano la vera e propria
"azione tragica", Moro lotta con ogni forza e con il solo strumento che ha a disposizione,
la parola appunto, per sfuggire al suo destino di morte, che implacabile lo coglierà
il 9 maggio 1978. Per la loro dimensione tragica le parole delle lettere di Moro
mi sono subito sembrate parole destinate alla musica, a quell'incontro moltiplicatore
di senso e potenza in grado di farle tornare materia viva, ferita pulsante su
di un palcoscenico tragico come può esserlo quello di un'opera lirica. Ho scelto
così di comporre un'opera su Moro e di raccontare la tragicità alta e irrimediabile
della sua vicenda
secondo le forme di rappresentazione proprie del teatro musicale. Per scrivere
la musica di quest'opera ho avuto bisogno prima di tutto di altre parole, e di
una struttura drammaturgica che le trasformasse in parola scenica. Ho coinvolto
allora Angelo Miotto, un giornalista della mia stessa generazione, e che ha vissuto
nel 16 marzo 1978 un'esperienza di spartiacque nella presa di coscienza del mondo analoga alla mia. Insieme ad Angelo abbiamo fatto subito una scelta estrema
e radicale: le parole cantate dai personaggi in scena avrebbero dovuto essere
tutte parole vere, parole effettivamente pronunciate o scritte dai protagonisti
di quei 55 giorni. Il libretto dell'opera risulta così interamente composto di
documenti ufficiali:
le lettere di Moro a politici, familiari, collaboratori e il suo Memoriale scritto
nel carcere delle BR; i comunicati delle BR; gli atti e le sentenze dei processi
relativi al sequestro e all'uccisione di Moro; i verbali delle Commissioni parlamentari
d'inchiesta; gli articoli e le interviste pubblicate su giornali e riviste; le
registrazioni di trasmissioni radiofoniche e televisive. Non una parola del libretto
è inventata: sono tutte parole vere. Il nostro lavoro è iniziato nel maggio 2001;
l'opera, allo stadio di
progetto, è stata selezionata tra le oltre 200 proposte per la fase finale del
Concorso internazionale Genesis Prizes for Opera, con sede a Londra. Seguono poi
diversi passi di un lungo e appassionante work in progress fino al prossimo traguardo:
l'opera intera verrà eseguita in forma di concerto, il 28 aprile 2008, al Teatro
dell'Elfo di Milano nella stagione di Sentieri selvaggi intitolata Conflitti.