15/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La passione civile, un libretto filologico
Scritto per noi da
Filippo Del Corno 
 
 
16 marzo 1978: potrebbe essere una giornata assolutamente normale  nella vita normale di un normale bambino di otto anni. Potrebbe esserlo, e fino ad un certo momento lo è: sveglia, colazione, scuola.  
Ma in un preciso istante alla maestra che sta tenendo lezione viene sussurrata da un commesso la notizia appena annunciata per radio: Aldo Moro è stato rapito da un commando delle Brigate Rosse in un sanguinoso agguato dove hanno trovato la morte i cinque uomini della  scorta. La giornata non può più trascorrere normalmente, e per me,  bambino di otto anni, quella tragedia diventa lo spartiacque nell'esperienza della realtà. Infatti il 16 marzo 1978 è il mio primo ricordo nitido e cosciente: ogni momento del giorno, da quell'annuncio in poi, è fissato nella mia memoria, soprattutto il ricordo della profonda insicurezza che mi coglie osservando per la prima volta il  mondo dei grandi vacillare. Tutti coloro che ai miei occhi di bambino erano sempre apparsi saldi e certi su cosa occorreva fare e dire, a scuola come in famiglia, appaiono invece impietriti, smarriti, vulnerabili.
Lo spartiacque è localizzato nella mattinata del 16 marzo; e proprio per il suo carattere di esperienza fondamentale per l'affiorare della mia personale coscienza del mondo la vicenda di Aldo Moro ha in seguito rappresentato l'evento storico che più mi ha interessato e coinvolto. Diversi anni più tardi, infatti, ho iniziato a leggere ogni  libro uscito sui 55 giorni di prigionia di Moro. Ho seguito la maggior parte delle trasmissioni televisive che hanno affrontato l'argomento,  e poi i film, le ricostruzioni, i processi, i ritrovamenti del Memoriale e la pubblicazione delle lettere di Moro dal "carcere del popolo".
 
In questo percorso mi sono imbattuto nella potenza impressionante delle parole scritte da Moro nelle sue lettere, parole che escono dai caratteri di cui sono composte per diventare materia incandescente con la loro forza espressiva e la loro evidenza di verità. Le parole delle lettere di Moro rischiano di scivolare via se affrontate con l'apatia di una lettura da documento storico, ma sono invece vive quando si restituisce loro il contesto tragico nel quale sono state pensate e scritte. Moro è un autentico eroe tragico, forse l'unico della nostra contemporaneità: come il protagonista di un'antica tragedia greca soffre infatti una catastrofe che si è già consumata nel tempo che precede il suo personale dramma di sequestrato, poiché il suo destino è già segnato nel momento in cui si compie il rapimento. Ma nei 55  giorni passati nel "carcere del popolo" e che rappresentano la vera e propria "azione tragica", Moro lotta con ogni forza e con il solo strumento che ha a disposizione, la parola appunto, per sfuggire al suo destino di morte, che implacabile lo coglierà il 9 maggio 1978. Per la loro dimensione tragica le parole delle lettere di Moro mi sono  subito sembrate parole destinate alla musica, a quell'incontro moltiplicatore di senso e potenza in grado di farle tornare materia viva, ferita pulsante su di un palcoscenico tragico come può esserlo quello di un'opera lirica. Ho scelto così di comporre un'opera su Moro e di raccontare la tragicità alta e irrimediabile della sua vicenda  
secondo le forme di rappresentazione proprie del teatro musicale. Per scrivere la musica di quest'opera ho avuto bisogno prima di tutto di altre parole, e di una struttura drammaturgica che le trasformasse in parola scenica. Ho coinvolto allora Angelo Miotto, un giornalista della mia stessa generazione, e che ha vissuto nel 16 marzo 1978 un'esperienza di spartiacque nella presa di coscienza del mondo  analoga alla mia. Insieme ad Angelo abbiamo fatto subito una scelta estrema e radicale: le parole cantate dai personaggi in scena avrebbero dovuto essere tutte parole vere, parole effettivamente pronunciate o scritte dai protagonisti di quei 55 giorni. Il libretto dell'opera risulta così interamente composto di documenti ufficiali:  
le lettere di Moro a politici, familiari, collaboratori e il suo Memoriale scritto nel carcere delle BR; i comunicati delle BR; gli atti e le sentenze dei processi relativi al sequestro e all'uccisione di Moro; i verbali delle Commissioni parlamentari d'inchiesta; gli articoli e le interviste pubblicate su giornali e riviste; le registrazioni di trasmissioni radiofoniche e televisive. Non una parola del libretto è inventata: sono tutte parole vere. Il nostro lavoro è iniziato nel maggio 2001; l'opera, allo stadio di  
progetto, è stata selezionata tra le oltre 200 proposte per la fase finale del Concorso internazionale Genesis Prizes for Opera, con sede a Londra. Seguono poi diversi passi di un lungo e appassionante work in progress fino al prossimo traguardo: l'opera intera verrà eseguita in forma di concerto, il 28 aprile 2008, al Teatro dell'Elfo di Milano nella stagione di Sentieri selvaggi intitolata Conflitti.  

Angelo Miotto

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