Scritto per noi da
Nardana Talachian

Alla vigilia delle elezioni parlamentari dell’Iran le strade della capitale sono
stracolme della gente in giro tra i negozi per le spese dell’anno nuovo iraniano
e preoccupata per l’inflazione che non le permette di comprare tutto il necessario.
Il grande assente della capitale è la campagna elettorale dei candidati: solo
pochi grandi cartelli dei partiti senza la lista degli aspiranti ai 290 seggi
del parlamento. Questo aiuta l’indifferenza di quelli che fino a pochi giorni
fa non conoscevano nemmeno la data delle elezioni. Teheran ha 30 deputati al Parlamento
che vanno eletti tra gli 800 candidati. Sono per lo più appartenenti alle fazioni
del leader supremo della rivoluzione e del presidente ultraconservatore Mahmoud
Ahmadinejad. Più di 400 candidati delle liste dei riformisti e conservatori paragmatici
sono stati bocciati dal Consiglio dei Guardiani con l’accusa di non avere impegno
morale e pratico nei confronti della religione islamica.
Tutto sembra già previsto: per vincere l’indifferenza delle masse del popolo i grandi mulla conservatori
hanno definito la partecipazione al voto un obbligo e dovere religioso a cui non
ci si debba sottrarre. E due giorni prima delle elezioni dall’ufficio del supremo
leader è stato inviato un sms a tutti i cellulari degli utenti iraniani che detta
al popolo chi deve eleggere: “Il popolo voti ai candidati in grado di agevolare
il maggiore servizio all’attuale assiduo governo”. Un ordine a non scegliere quelli
che possono criticare Ahmadinejad per tutti gli errori commessi negli ultimi tre
anni che secondo il parere di molti esperti hanno messo in gioco tutti gli interessi
interni ed esterni dell’Iran. Sono critiche che per il presidente stesso nascono
dai complotti di ‘coloro che non augurano il bene ed il successo della nazione’.
La radio e televisione iraniana controllato dal leader supremo è divenuta l’altoparlante
dei conservatori. Se si concede qualche spazio ai riformisti è solo per poter
avere poi un’occasione in più per deplorare i loro piani progressisti. Vanno in
onda in continuazione le canzoni che suscitano il patriottismo. Si paragona poi
le elezioni con la vittoria di 2-1 della nazionale iraniana alla nazionale Usa
nei mondiali di 98 di Francia. D’altra parte i giornali appartenenti ai riformisti
colpiti negli ultimi anni da una vasta ondata di arresti non sono riusciti equilibrare
la cieca campagna elettorale dei conservatori soprattutto perchè questi ultimi
godono di una tiratura maggiore dei loro quotidiani al livello nazionale.
Retorica anti-Usa. Il sostegno degli americani ai riformisti ha reso difficile una loro possibile
vittoria nelle elezioni. La televisione continua a trasmettere le affermazioni
di Ayatollah Khamenei che dichiara ‘vergognoso’ l’appoggio degli americani a ‘certe
fazioni politiche’ ed esorta il popolo a deludere il nemico con il voto a quelli
che non piacciono al grande satana. Domenica scorsa il servizio nella lingua farsi
di Voice Of America (VOA) ha intervistato il portavoce della frazione riformista
del parlamento iraniano, Nour Eddin Pir Moazzen in visita negli Usa per partecipare
ad una conferenza di chirurgia. Nell’intervista il deputato ha denunciato l’operato
del Consiglio dei Guardiani per aver bocciato una buona parte dei candidati con
delle false accuse ed ha alzato il tono contro la politica Estera di Ahmadinejad
e la posizione che ha assunto sull’Olocausto, sul nucleare iraniano, sulla spartizione
del Mar Caspio e sull’economia del Paese. Lunedì mattina il ministro iraniano
delle informazioni, Gholam Hossein Mohseni Ejei, ha accusato il deputato del tradimento
promettendo che il suo ministero proseguirà il caso e non lascerà sfuggire nessuno.
Secondo gli articoli 84 e 86 della Costituzione iraniana i deputati sono liberi
di esprimere la propria opinione riguardo ad ogni questione che concerna il Paese
sul piano interno ed internazionale e non possono essere perseguiti o arrestati
a causa di opinioni manifestate.
Partecipare alle elezioni di cui si conoscono già i vincitori pare insensato.
Eppure saranno in molti a recarsi alle urne: i ceti mediobassi convinti di dover
adempiere all’obbligo religioso saranno accompagnati da quelli che hanno nel cuore
il fervore di dimostrare devozione all’Ayatollah Khamenei. Saranno presenti anche
le masse dei giovani che per poter essere ammessi alle università e assunti negli
uffici pubblici hanno bisogno della timbra delle elezioni nella loro carta d’identità.