14/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Poco spazio alle sorprese, ma il dato dell'astensionismo potrebbe risultare enorme
Questa mattina saranno 43 milioni gli iraniani che si recheranno alle urne per le elezioni legislative, tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano compiuto 18 anni, dopo che due anni fa è stato innalzata l'età minima per votare. Nel 2004 il limite minimo era 15 anni.

Tutti alle urne, o no? La majilis dell'Iran, l'Assemblea Consultiva Islamica, è l'organismo legislativo della Repubblica Islamica dell'Iran. Sono 290 i seggi che la compongono. Cinque seggi sono riservati alle minoranze religiose: due ai Cristiani della chiesa ortodossa armena, uno ai Cattolici assiri e caldei, uno agli Zoroastriani e uno agli Ebrei. Nel majilis, che rimane in carica quattro anni, si discutono, si approvano o respingono le leggi, ma non si elegge il presidente della Repubblica, eletto dal popolo.
La majilis vota la fiducia ai ministri, scelti dal presidente della Repubblica
In corsa per l'elezione ci saranno poco meno di 4.500 candidati, rispetto ai 7.600 che si erano presentati, ma che sono stati bocciati dal Consiglio dei Guardiani, composto da dodici elementi: sei religiosi (nominati dalla Guida Suprema della Rivoluzione) e sei laici. Proprio il Consiglio valuta le candidature e rimuove gli elementi ritenuti non idonei a sedere nell'Assemblea e può respingere le leggi della majilis se ritenute anticostituzionali o contrarie ai principi islamici.
Tra i requisiti necessari per candidarsi, avere un'età tra i 30 e i 75 anni, essere laureati e mostrare fedeltà all'Islam e alla guida religiosa dello Stato. Ma le sue leggi possono essere respinte dal Consiglio dei Guardiani se ritenute anticostituzionali o contrarie ai principi islamici.

montazeriIl potere dei Guardiani. Un potere enorme, quello del Consiglio dei Guardiani. ''Queste non sono vere elezioni, ma nomine'', ha detto l'ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri. ''Sarebbero vere elezioni se il popolo potesse scegliere liberamente e i candidati non fossero imposti'', ha dichiarato il religioso. Stessa amarezza espressa dalla Coalizione dei riformisti che si oppone al presidente Mahmud Ahmadinejad, secondo cui sono stati bocciati i più importanti dei suoi candidati, tra i quali quattro ex ministri e 30 ex vice ministri. Montazeri, era il successore designato dell'ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica, ma è caduto in disgrazia nel 1988 dopo aver criticato il regime. Dal 1998 al 2003 ha scontato cinque anni agli arresti domiciliari per un attacco diretto all'attuale Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei. Poco spazio per il dissenso, dunque, tanto che il deputato ultraconservatore Elias Nader ha dichiarato che nel nuovo Parlamento non ci sarà posto per "le spie" e per tutti coloro che cercano asilo politico "in Occidente", riferendosi a un deputato riformista iraniano che aveva rilasciato di recente un'intervista all'emittente Usa The Voice of America.

ahmadinejadI riformisti si sentono già battuti. Mohsen Armin, teorico dei Majahidi della rivoluzione islamica, uno dei più importanti partiti riformisti, ha affermato che ''il successo dei riformisti alle elezioni del 2000 e del 2004 non si ripeterà perché il potere in Iran non consentirà il ripetersi di una simile esperienza''. Il presidente Ahmadinejad e i suoi ultraconservatori dovrebbero uscire rafforzati dal voto, se trionfa l'astensionismo che, soprattutto tra i giovani dovrebbe prevalere. L'unico campo dove Ahmadinejad è debole è quello dell'aumento dei prezzi e della crisi economica, in un paese ricco di risorse energetiche, ma dove la benzina è razionata.
L'aria che tira, però, lascia pensare che Ahmadinejad abbia dei nemici nell'establishment del paese, che lo accusano di esacerbare gli attriti con la comunità internazionale. Una vittima di questa guerra intestina potrebbe essere stato, nei giorni scorsi, il capo della polizia di Teheran, Reza Zarei, arrestato dopo essere stato sorpreso nudo in un bordello, assieme a sei prostitute svestite. Subito dopo il comandante Zarei ha rassegnato le dimissioni. L'ordine per l'irruzione nel bordello sarebbe stato dato direttamente dall'ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, capo dell'Autorità Giudiziaria.
Zarei, fino alle sue dimissioni, era incaricato del piano per la moralizzazione della capitale. Durante gli ultimi sei mesi, centinaia di giovani, sia ragazzi sia ragazze, sono finiti in carcere per non aver rispettato alla lettera il codice di comportamento islamico: una linea dura che aveva attirato forti critiche sull'ex capo della polizia, anche da ambienti conservatori. Come Ahmadinejad.

Christian Elia

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