stampa
invia
Tutti alle urne, o no? La
majilis dell'Iran,
l'Assemblea Consultiva Islamica,
è l'organismo legislativo della Repubblica Islamica dell'Iran.
Sono 290 i seggi che la compongono. Cinque seggi sono riservati alle
minoranze religiose: due ai Cristiani della chiesa ortodossa armena,
uno ai Cattolici assiri e caldei, uno agli Zoroastriani e uno agli
Ebrei. Nel majilis, che
rimane in carica quattro anni, si
discutono, si approvano o respingono le leggi, ma non si elegge il
presidente della Repubblica, eletto dal popolo.
Il potere dei Guardiani. Un
potere enorme, quello del Consiglio dei Guardiani. ''Queste non sono
vere elezioni, ma nomine'', ha detto l'ayatollah dissidente Hossein
Ali Montazeri. ''Sarebbero vere elezioni se il popolo potesse
scegliere liberamente e i candidati non fossero imposti'', ha
dichiarato il religioso. Stessa amarezza espressa dalla Coalizione
dei riformisti che si oppone al presidente Mahmud Ahmadinejad,
secondo cui sono stati bocciati i più importanti dei suoi
candidati, tra i quali quattro ex ministri e 30 ex vice ministri.
Montazeri, era il successore designato dell'ayatollah Ruhollah
Khomeini, fondatore della Repubblica islamica, ma è caduto in
disgrazia nel 1988 dopo aver criticato il regime. Dal 1998 al 2003 ha
scontato cinque anni agli arresti domiciliari per un attacco diretto
all'attuale Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei. Poco spazio per
il dissenso, dunque, tanto che il deputato ultraconservatore Elias
Nader ha dichiarato che nel nuovo Parlamento non ci sarà posto
per "le spie" e per tutti coloro che cercano asilo politico
"in Occidente", riferendosi a un deputato riformista
iraniano che aveva rilasciato di recente un'intervista all'emittente
Usa The Voice of America.
I riformisti si sentono già
battuti. Mohsen Armin, teorico dei Majahidi della
rivoluzione islamica, uno dei più importanti partiti
riformisti, ha affermato che ''il successo dei riformisti alle
elezioni del 2000 e del 2004 non si ripeterà perché il
potere in Iran non consentirà il ripetersi di una simile
esperienza''. Il presidente Ahmadinejad e i suoi ultraconservatori
dovrebbero uscire rafforzati dal voto, se trionfa l'astensionismo
che, soprattutto tra i giovani dovrebbe prevalere. L'unico campo dove
Ahmadinejad è debole è quello dell'aumento dei prezzi e
della crisi economica, in un paese ricco di risorse energetiche, ma
dove la benzina è razionata.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, iran, elezioni iran, ahmadinejad