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Il maestro del
terrore. Al-Maqdisi, palestinese di origine, conobbe al-Zarqawi
in carcere. Il futuro leader dell'insurrezione armata in Iraq contro
le truppe della Coalizione internazionale, dal 1995 al 1999, era un
detenuto comune. Un ladruncolo che, come ricordano a Zarqa, suo paese
natale, era noto per il dissoluto stile di vita. In carcere, però,
al-Zarqawi conosce al-Maqdisi, guida spirituale dei salafiti e, a
detta di molti, 'cattivo maestro'. Nelle lunghe chiacchierate durante
l'ora d'aria, nelle preghiere collettive, al-Maqdisi si dedica alla
'redenzione' dei detenuti che non sono buoni musulmani. A volte però,
almeno dal punto di vista della monarchia giordana, alleata fedele
degli Stati Uniti d'America che non tollerano predicatori
anti-occidentali, indica ai giovani adepti la via sanguinosa della
jihad, la guerra santa. Al-Zarqawi, almeno a giudicare dalla sua
'carriera', segue per filo e per segno gli insegnamenti di
al-Maqdisi. Quando esce di prigione, nel 1999, fa perdere le sue
traccie e abbandona la strada del crimine comune. Riemerge, anni
dopo, nel Kurdistan iracheno, alla guida di un gruppo chiamato Ansar
al-Islam. Riesce con la brutalità e il terrore a instaurare
una sorta di califfato, dove vige la sharia (la legge coranica).
Un
nuovo caso Sayd Imam? Nel 2006, dopo una lunga caccia all'uomo,
Zarqawi viene assassinato dalle truppe Usa. Finisce la carriera
dell'alunno più famoso di al-Maqdisi. Ma per quale motivo un
uomo sospettato di essere il 'cattivo maestro' di Zarqawi e altri
come lui viene rimesso in libertà? La risposta, forse, la può
fornire l'Egitto. A novembre dello scorso anno, a sorpresa, le
autorità del Cairo concessero il permesso per la pubblicazione
di un libro di Sayd Imam, l'ideologo del gruppo islamista
egiziano Jamàa al-Islamiya, noto anche come il dottor Fadel.
Un uomo che, per anni, è stato indicato come la 'mente' degli
attacchi terroristici avvenuti in Egitto contro obiettivi
occidentali. Lo stesso al-Zawahiri, numero due di al-Qaeda, ed
egiziano egli stesso, cita Sayd Imam
nei suoi video messaggi come punto di riferimento. Il libro però,
e qui sta il nodo della questione, è una esplicita condanna
della jihad sanguinaria. Un ripensamento totale delle teorie che
avevano ispirato, in Egitto e nel mondo, centinaia di
fondamentalisti. Molti osservatori ritennero che il ripensamento non
fosse proprio sincero, ma rappresentasse il prezzo che Sayd Imam, di
fronte alla prospettiva del carcere a vita, ha scelto di pagare.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, giordania, abu musab al-zarqawi, sayd imam, jamàa al-islamiya, al-zawaihri, Abu Muhammad al-Maqdisi