12/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un centinaio di monaci tibetani aveva iniziato una marcia su Pechino per protestare contro l'occupazione cinese
 
manifesto anti pechino a LhasaStamane una cinquantina di monaci buddisti tibetani sono stati arrestati vicino il ponte di Dehra, 40 chilometri a nord di Dharamsala, in India del nord. Erano partiti quattro giorni or sono dalla cittadina dell'Himachal Pradesh, diretti a Pechino a piedi. Contavano di arrivarci in sei mesi, anche se al ritmo di dieci chilometri al giorno sarebbe stato duro mantenere il programma di viaggio. Era la loro forma di protesta nonviolenta contro l'occupazione cinese del Tibet, che dura da 58 anni. Due giorni or sono erano in cento, ma 50 loro compagni erano stati fermati dalla polizia dell'Himachal Pradesh, per non disturbare il nuovo clima di collaborazione tra Nuova Delhi e Pechino, che vede i monaci tibetani esiliati come il fumo negli occhi.
 
Forze anti Cinesi “Forze per natura anti cinesi stanno cercando di politicizzare un evento sportivo come i giochi Olimpici”; il commento del ministro degli Esteri di Pechino Yang Jiechi non è venuto certo al momento opportuno per placare le polemiche sulle proteste dei monaci tibetani. Un centinaio di religiosi aveva inscenato per alcuni giorni una singolare forma di protesta contro l'occupazione cinese del Tibet, iniziata con l'invasione dell'armata maoista nel 1950: marciare per oltre 3mila chilometri fino a Pechino. Arrivo in concomitanza con le Olimpiadi. Base di partenza: Dharamsala, HImachal Pradesh, India settentrionale al confine con Nepal e con l'Himalaya a separarlo dal Tibet; da svariati decenni Dharamsala è sede del governo tibetano in esilio e delle massime autorità religiose buddhiste tibetane


i buddisti sono maggioranza in tibetPregiudizi “Abbiamo ricevuto molta solidarietà da altri Paesi – ha ribadito il ministro di Pechino Yang – e sappiamo che a cercare di politicizzare un evento sportivo sono dei singoli individui, marchiati da un forte pregiudizio anti cinese”. Il ministro cinese ha evitato in un atto pubblico ogni riferimento all'utilizzo dei Giochi da parte del Governo cinese per mostrare una faccia molto sviluppata del Paese al mondo. Nessuna solidarietà dalla Cina è arrivata ai circa 600 manifestanti che per il secondo giorno consecutivo si erano riuniti per le strade di Lhasa, capitale tibetana. Monaci e studenti sono stati dispersi con il gas, secondo quanto riferisce la fondazione Radio Free Asia. Già lunedì circa 300 monaci hanno marciato in occasione del 49esimo anniversario della fuga del Dalai lama verso l'esilio indiano, per chiedere maggiore autonomia per il popolo tibetano. I religiosi erano stati dispersi con manganellate e bastoni elettrificati mentre gridavano “Rilasciate i nostri prigionieri” e “Democrazia in Tibet”. Le manifestazioni chiedevano anche la liberazione di alcuni frati che a inizio febbraio avevano ostentato la bandiera del Tibet autonomo, un affronto alla cultura cinese costato loro la prigione.


monaci attraversano la foresta indianaHimalaya chiuso per proteste Mentre 16 manifestanti venivano arrestati nella via Bokhor di Lhasa, i cinesi hanno deciso di chiudere fino alle olimpiadi anche il versante nord dell'Everest alle scalate, per non attirare turisti e curiosi nella provincia. Le proteste dei tibetani in esilio proseguono ininterrotte da tre giorni, con oltre 500 donne in piazza a Dharamsala mercoledì 12. Non si fermava nemmeno la marcia dei manifestanti, sebbene la metà di loro fosse stata arrestata. La tabella di marcia dei monaci si andava facendo sempre più difficile che i religiosi vadano molto avanti, visto che mercoledì hanno coperto solo 11 chilometri, per i continui controlli cui li sottopone la polizia indiana. “Non si è creato tanto clamore qui in India intorno la lotta dei tibetani – ha detto a PeaceReporter uno degli animatori di una delle cinque Ong che hanno lanciato l'idea – perché le questioni che non riguardano il Kashmir ci lasciano quasi indifferenti. Quel che è certo, è che il governo indiano non vuole avere grattacapi con Pechino, con i quali solo di recente intrattiene buoni rapporti, vedi le esercitazioni militari congiunte in dicembre. Infatti, i poliziotti indiani cercavano con tutti i mezzi di non far arrivare nemmeno alla frontiera i manifestanti buddisti. Forse attirando ancora maggiormente l'attenzione mondiale sui diritti denegati dei tibetani.
 
Gianluca Ursini