Un libro racconta, dall'interno, l'assedio di Betlemme del 2002. Come fosse oggi
scritto per noi da
Paolo Lezziero
Sono ancora drammaticamente 'freschi' i
morti nella scuola dei rabbini fatti esplodere pochi giorni fa dal
solito kamikaze palestinese. E terribilmente recente il lutto per i
centoventi morti, molte donne e bambini, perpetrato dall’avanzata
dell’esercito israeliano a Gaza.
Arafat è morto, Sharon, il
suo grande e duro nemico, è totalmente inerte e molto malato,
eppure non è cambiato niente da 'allora', i giorni del 30 e 31
marzo 2002 sino al 2 e 3 aprile, quelli dell’assedio della chiesa
della Natività, a Betlemme, con i palestinesi armati
rifugiatisi dentro il luogo sacro per eccellenza del mondo cristiano
per sfuggire all’esercito israeliano che li braccava. Dentro però
c’erano anche giornalisti,il 2 e il 3 aprile, testimoni, loro
malgrado, della furiosa battaglia, e uno di questi è l’autore
del volume scritto su quei giorni, Salvatore Lordi. Un osservatore
delle vicende medio orientali, ( ha scritto anche “ Quella striscia
di Pace… in Terrasanta”, ha collaborato con Il Gazzettino di
Venezia e le news di Radio Montecarlo, e con La Grande storia per Rai
3).
I precedenti. Nel gennaio del 2002
Arafat, presidente dell’autorità nazionale palestinese,
esprime l’intenzione di rispettare l’invito alla solita tregua ,
ma Israele annuncia di avere sequestrato nel Mar rosso la nave Karine
A con un carico di 50 tonnellate di armi destinate all’Anp.
.Arafat fa arrestare tre ufficiali di
marina, i terroristi di Hamas rompono la pace e attaccano una
postazione israeliana. Quattro sono i morti israeliani e due i
palestinesi..
La violenza non si ferma più.
Viene ucciso il ministro israeliano del Turismo, Rehavam Zeevi,
Arafat fa arrestare il leader del Fronte Popolare, Saadat, come
responsabile.
Da qui cominciano massacri da parte
degli estremisti: 6 morti a Madera, 35 feriti nella Città
Santa.
Sharon risponde con un raid a Nablus,
con 4 attivisti di Hamas uccisi. Gli israeliani dimostrano che Arafat
era informato della nave piena di armi.
Tra i terroristi avviene allora un
salto di qualità nella loro strategia, Per la prima volta
viene coinvolta una donna, che si fa esplodere,uccidendo un anziano
pensionato e ferendo 100 persone, all’incrocio con la Rehov King
David.
Altri episodi caratterizzano il
malcontento da entrambe le parti. 48 comandanti dell’esercito
israeliano vengono rimossi perché si rifiutano di reprimere la
nuova Intifada palestinese. Dal mondo arabo si assiste a un vero
proprio assalto al carcere di Jenin, per liberare detenuti
integralisti, e la polizia di Arafat non batte ciglio. Proseguono
attentati sanguinosissimi da parte palestinese in luoghi frequentati
da giovani, pizzerie, bar, luoghi di ritrovo. Israele scatena una
rappresaglia nei Territori con attacchi aerei, navali e di terra con
18 vittime palestinesi. L’attacco prosegue, i carri armati arrivano
fino a Ramallah nel bunker di Arafat, che viene isolato,.
E qui siamo nel cuore del volume, le
cui sequenze riescono a trasmettere l’angoscia e le paure di quei
giorni, di chi stava dentro, e del mondo esterno, religioso e
politico.
Violenza senza fine. Il 30 marzo
del 2002 Sharon, che attribuisce tutte le colpe delle iniziative ad
Arafat, comincia l’operazione “ Muraglia di difesa”, costretto
anche dalla più grossa strage compiuta il 27 marzo a Nethanya:
in un albergo muoiono 29 persone che festeggiavano la Pasqua, uccise
dal solito kamikaze che si fa esplodere. La risposta israeliana sono
le trenta ore di assedio alla Chiesa della Natività, dove si
erano rifugiati combattenti nemici. A Roma la comunità
israelitica, una delle più aperte al dialogo, scende in piazza
e contesta sotto la sede di Rifondazione comunista e l’ambasciata
di Israele emette un comunicato durissimo. Da un’altra parte della
città sfilano le forze della sinistra contrarie
all’occupazione e all’assedio. Il Ministero italiano chiede che
vengano rilasciati i propri concittadini prigionieri nel Tempio. Sei
giornalisti tra i quali Mauro Maurizi e Toni Capuozzo, scappati
dentro per evitare le sparatorie, ricevuti con gentilezza dai frati
del convento francescano e da padre Ibrahim, che offre loro cibo e
assistenza. Ma l’avventura non durerà poche ore. In tutta
Betlemme mancherà l’elettricità. Il mondo condanna
Israele, che al culmine dell’assedio fa anche tagliare l’acqua
che arriva al convento. I giornalisti vengono liberati solo il 3
aprile. Di notte il cellulare di Marc Innaro riceve “ una
telefonata strana” E’ il contatto con il colonnello Yaron del
Ministero della Difesa di Tel Aviv. Fuori si sentono rumori di
ferraglia, di cingolati. Bush finalmente ha preso posizione…”
per una soluzione politica della crisi mediorientale”.
I sei giornalisti vengono liberati il 3
aprile con le auto del Consolato italiano seguendo un percorso
tortuoso dovuto alle strade scassate dagli scontri armati, con i
blindati israeliani a garantire la loro sicurezza. Il libro finisce
con le testimonianze in diretta di Padre Jacques Amaties, Toni
Capuozzo, Padre Ibrahim, Luciano Gulli, Marc Innaro, Mauri Maurizi,
Fernando Pellegrini,Madre Teresa. Belle le foto di Nili Bassan , un
free lance di importanti agenzie fotografiche.