17/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I due paesi sull'orlo della rottura. Chavez blocca gli scambi commerciali

Uribe e ChavezI rapporti diplomatici tra i due Paesi sono sull’orlo della rottura. Da giorni i due presidenti si vanno reciprocamente accusando, rivangando odi atavici e profondi. A scatenare la nuova crisi è stato l’arresto in territorio venezuelano (a quanto pare in pieno centro a Caracas) del cancelliere delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Rodrigo Granda, da parte degli uomini di Uribe. L’episodio risale al 13 dicembre, ma è arrivato alla ribalta delle cronache soltanto la settimana scorsa, provocando reazioni a catena. “E’ stato commesso un vero e proprio delitto - ha detto il presidente venezuelano - Per riuscire a sequestrare Granda, sono stati corrotte forze di sicurezza venezuelane. Siamo di fronte a una cospirazione. La sovranità nazionale del mio Paese è stata violata”, e ha immediatamente sospeso gli accordi commerciali con la Colombia.

La reazione di Uribe. “Non abbiamo violato nessuna legge venezuelana. Il popolo colombiano ha il diritto di liberarsi dell’incubo del terrorismo”, ha risposto Uribe respingendo le accuse di Chavez, ammettendo però di aver pagato la taglia che pendeva sulla testa del leader guerrigliero a un gruppo di persone che hanno collaborato. “E in più, le Nazioni Unite proibiscono ai Paesi membri di dare ospitalità sia attiva sia passiva ai terroristi”, ha precisato il governo di Bogotà. Poi sabato il presidente colombiano ha teso la mano all’omologo venezuelano: “Discutiamone. Affrontiamo la situazione in una riunione internazionale. Sarà l’occasione per definire gli accordi di sicurezza e di lotta contro il terrorismo”.  Una discussione pubblica, dunque, che avrebbe dovuto ricucire il grave strappo. Quindi l’ulteriore precisazione di Uribe: “Granda è stato tratto in arresto in territorio colombiano non a Caracas. E’ stato fermato a Cucuta, vicino alla frontiera”.

Cartina del confine Colombia-VenezuelaChavez non ci sta. Il presidente venezuelano ha però respinto l'invito al dialogo: “Innanzitutto non ho mai ricevuto nessun invito formale e sono venuto a sapere dell’intenzione di Uribe di incontrarmi solo attraverso la stampa. Poi non sono disposto a discutere con lui fino a che non si scuserà pubblicamente”. Non solo, Chavez  ieri è stato ancora più categorico: “E in più non dialogherò mai in un incontro internazionale, bensì faccia a faccia”.

Le prove. Oggi l’ennesima replica del governo colombiano: “Non abbiamo violato la sovranità del Venezuela” e la promessa: “Porteremo le prove di come alcuni funzionari venezuelani hanno protetto Granda e stanno facendo lo stesso con molti altri. Faremo i nomi di almeno altri sette capi terroristi che sono nel Paese, e anche dove sono accampati”. Ma aggiunge: “Abbiamo intenzione di lavorare in armonia con Chavez e trovare accordi diplomatici”. 
 
Uribe e Chavez
Dalle Farc benzina sul fuoco. Con un comunicato anche le Farc raccontano la loro verità e buttano benzina sul fuoco della crisi, ribadendo che il sequestro di Granda è avvenuta nel centro di Caracas, in Venezuela, lo scorso 13 dicembre. “Per il rapimento e per la sua immediata deportazione in Colombia i servizi d’intelligence colombiani si sono avvalsi della supervisione statunitense e dell’appoggio dei settori corrotti della polizia venezuelana. Granda era all’estero per allacciare relazioni politico-diplomatiche con governi amici e organizzazioni politiche e popolari interessate a contribuire alla riconciliazione e alla pace definitiva tra i colombiani. Il Generale Jorge Daniel Castro, direttore della Polizia colombiana, mente quando afferma davanti alle telecamere che Granda è stato catturato a Cúcuta mentre stava ritornando dal Venezuela, affermazione che pretende di occultare le operazioni dei suoi agenti fuori dalla Colombia. Questo sequestro, come la precedente cattura di Simón Trinidad a Quito in Ecuador, rientra nella politica di sicurezza democratica di Alvaro Uribe Vélez e favorisce gli interessi delle oligarchie ecuadoriana, venezuelana e colombiana, a vantaggio dell’espansione e dell’intervento statunitense nel conflitto interno della Colombia. Granda ha partecipato al secondo Congresso Bolivariano dei Popoli, svoltosi a Caracas l’8 e il 9 dicembre, su invito di organizzazioni bolivariane concentrate in Venezuela con l’avallo delle autorità del governo di quel paese, oltre a sostenere diverse conversazioni con rappresentanti di altri governi, intellettuali e forze politiche”.
Una presa di posizione che complicherà ulteriormente una risoluzione indolore della crisi.

Stella Spinelli

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