12/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Irlanda: immigrazione, una legge che non tutela i più deboli
Scritto per noi da
Vincenzo Bruno
 
Poco più di trenta giorni per scatenare allarmismi. Da quando è stata presentata al Dail Eireann (la Camera bassa del Parlamento della Repubblica) dal Ministro di Giustizia Brian Lenihan il 29 gennaio scorso, l'Immigration Protection and Residency Bill ha fatto subito parlare di sé.

Bambino immigrato e poliziotti irlandesiCamaleonte irlandese. Lotta all'immigrazione clandestina e all'abuso dell'istituto dell'asilo e della solidarietà sociale abbattendo i costi superflui: stando al ministro: è con queste armi che si darà risposta concreta ai tanti cittadini irlandesi preoccupati dal trend sull’immigrazione degli ultimi anni. Un'esplosione economica senza precedenti quella della 'Tigre celtica', che anno dopo anno ha bruciato i record delle classifiche mondiali su produttività e forza occupazionale. Sviluppo sensazionale dell'industria hi-tech, forte predilezione delle grandi multinazionali di settore, apertura del mercato del lavoro attento all’efficienza e non al nazionalismo di portata, questo il segreto del ricettario irlandese. Ma il camaleonte Irlanda, oggi, le persone non le 'esporta' piu', le 'importa'.

Molte le novità. Viene introdotta per la prima volta la 'residenza a lungo termine'. Basteranno 5 anni di 'soddisfacente residenza' per beneficiare delle sue garanzie (piena integrazione nel mercato del lavoro e servizi sociali allargati alla pari dei cittadini irlandesi strictu sensu), ma non per gli esiliati. Una classe amorfa, improduttiva, uno spettro sociale vagante, sembrerebbe leggersi tra le righe.
Il disegno di legge, poi, vara il procedimento unico per richiedere lo status di rifugiato grazie a cui i tempi di verifica delle domande saranno accorciati e il processo decisionale snellito, con due soli organi competenti sulla scena, Inis (ufficio amministrativo dipendente dallo stesso Ministero di Giustizia) e Protection Review Tribunal, che consterà per la prima volta di membri giudicanti a tempo pieno.

Studenti africani al Trinity CollegeEcco però i lati oscuri. Fa molto discutere l'istituzione di centri di detenzione temporanei mentre le domande d'asilo vengono esaminate sulla base della sicurezza interna dei Paesi d’origine. Tale discrezione (nelle mani del ministro) eliminera' il 90% delle richieste d'asilo, come è già avvenuto quest'anno a scapito di migliaia di iracheni in fuga dalla guerra. "Siamo estremamente preoccupati riguardo a chi, venendo in Irlanda alla ricerca del fondamentale diritto internazionale di protezione dalla persecuzione, possa aver paura di essere imprigionato e trattato come un criminale", ha riferito Robin Hanan, capo del Consiglio Esecutivo dell'Irish Refugee Council (IRC), uno dei massimi organi irlandesi indipendenti sulla difesa dei diritti dei rifugiati (fonte: The Irish Examiner, 1/2/2008). Seri dubbi ha sollevato la posizione nei confronti della tratta delle persone (si lascerà alle vittime un periodo di 'riflessione e ricovero') poiche', mentre si segue da vicino l'evoluzione dell’Unione Europea nella giurisprudenza in tema, si è pero' concordi nel denunciare la totale assenza di precisi interventi quando le vittime sono i bambini; inoltre, la An Garda Siochana (la polizia di Stato) e l'Ufficio Immigrazioni vedranno rafforzati i propri poteri quando si tratta di allontanare, con la forza, rifugiati bisognosi anche "nel caso in cui la persona 'appaia' risiedere illegalmente nello Stato", avverte Josephine Ahern, direttrice del RIS (Regugee Information Service).

E per l'ambito famiglia, furiose le polemiche sulle restrizioni ai matrimoni misti tra stranieri e cittadini a pieno titolo. Mentre si cerca di evitare che i matrimoni spuri siano presi a pretesto dai clandestini allo scopo di non essere espulsi dallo Stato, si fa però poca chiarezza sulle riunificazioni familiari, una patologia ormai endemica del sistema legislativo irlandese. Troppi ritardi, attese estenuanti, discutibile discrezionalità degli organi competenti che, mantenendo separati troppo a lungo bimbi e genitori, provocano sui minori forti disagi psichici e d'inserimento sociale.
Ken Murphy, direttore generale della Law Society of Ireland punta il dito sulla responsabilità finanziara degli assistiti che ricorrono in appello se le richieste saranno considerate 'frivole e vessative'. La legge "sembra designata a scoraggiare persone, già vulnerabili, dal pieno esercizio del loro diritto a essere protetti dalla legge", afferma Murphy. "Il nostro interesse è che venga mantenuto un giusto bilanciamento tra efficienza e diritti", aggiunge Noeline Blackwell, direttrice del Free Legal Advice Center.

Ma il ministro sembra ne abbia fatto una mera questione di tempo. Il Dipartimento di Giustizia, subito dopo il varo del decreto, aveva sottolineato che l’intero processo delle richieste fosse troppo lento, comportando enormi ritardi sulla decisione finale ed il protrarsi dei rifugiati nei centri d’accoglienza. Ribattono unitamente i portavoce dell’IRC e del RIS: "Dobbiamo assicurare che un richiedente asilo politico non sia ricacciato verso il pericolo e potenzialmente nelle mani dei persecutori".

Bambini irlandesi e africani insiemeRifugiati ed esiliati, già costretti a fuggire dalle atrocità, oggi in Irlanda subiscono arbitrarie deportazioni, viene vietato loro di lavorare (con la Danimarca, il Paese della Guinness e del trifoglio è l'unico tra quelli dell'Unione Europea a negare tale diritto) e le loro qualifiche professionali non vengono riconosciute una volta regolarizzati. L’educazione di livello superiore non è loro consentita se maggiorenni, non godono di particolari assistenze mediche, vivono generalmente lontani dai centri vitali della società e con restrizioni alla libertà di movimento; poco meno di 20 euro la settimana (10 in più per ogni figlio) dovranno bastare a coprire i costi nel Paese più caro dell’Unione Europea, per non parlare del ricongiungimento familiare - si parla, mediamente, di 5 anni.

Mai così poche richieste di asilo. Come è stato fatto notare da più parti, le acque non vanno mischiate. I controlli e i dati statistici sul flusso dei migranti sono cosa ben più diversa dalla consapevolezza riguardo vite messe in pericolo da governi autoritari e genocidi, o strette nella morsa della guerra. Quello appena trascorso è stato l'anno nero delle richieste d'asilo politico in Irlanda, 3.985 domande, il più basso indice dal 1997. Diminuzione che durante l'ultimo lustro ha toccato addirittura quota 66. Sarebbe naturale, tuttavia, se anche il numero di persone perseguitate fosse in calo, ma non è così, ci spiega l’Irish Refugee Council. "Ciò che sta accadendo , invece, è che sta diventando più difficile entrare nel Paese".
Parole chiave: vincenzo bruno, irlanda, immigrazione
Categoria: Diritti, Migranti
Luogo: Irlanda