Scritto per noi da
Vincenzo Bruno
Poco più di trenta giorni per scatenare allarmismi. Da quando è stata presentata
al Dail Eireann (la Camera bassa del Parlamento della Repubblica) dal Ministro
di Giustizia Brian Lenihan il 29 gennaio scorso, l'Immigration Protection and
Residency Bill ha fatto subito parlare di sé.
Camaleonte irlandese. Lotta all'immigrazione clandestina e all'abuso dell'istituto dell'asilo e della
solidarietà sociale abbattendo i costi superflui: stando al ministro: è con queste
armi che si darà risposta concreta ai tanti cittadini irlandesi preoccupati dal
trend sull’immigrazione degli ultimi anni. Un'esplosione economica senza precedenti
quella della 'Tigre celtica', che anno dopo anno ha bruciato i record delle classifiche
mondiali su produttività e forza occupazionale. Sviluppo sensazionale dell'industria
hi-tech, forte predilezione delle grandi multinazionali di settore, apertura del
mercato del lavoro attento all’efficienza e non al nazionalismo di portata, questo
il segreto del ricettario irlandese. Ma il camaleonte Irlanda, oggi, le persone
non le 'esporta' piu', le 'importa'.
Molte le novità. Viene introdotta per la prima volta la 'residenza a lungo termine'. Basteranno
5 anni di 'soddisfacente residenza' per beneficiare delle sue garanzie (piena
integrazione nel mercato del lavoro e servizi sociali allargati alla pari dei
cittadini irlandesi strictu sensu), ma non per gli esiliati. Una classe amorfa,
improduttiva, uno spettro sociale vagante, sembrerebbe leggersi tra le righe.
Il disegno di legge, poi, vara il procedimento unico per richiedere lo status
di rifugiato grazie a cui i tempi di verifica delle domande saranno accorciati
e il processo decisionale snellito, con due soli organi competenti sulla scena,
Inis (ufficio amministrativo dipendente dallo stesso Ministero di Giustizia) e
Protection Review Tribunal, che consterà per la prima volta di membri giudicanti
a tempo pieno.
Ecco però i lati oscuri. Fa molto discutere l'istituzione di centri di detenzione temporanei mentre le
domande d'asilo vengono esaminate sulla base della sicurezza interna dei Paesi
d’origine. Tale discrezione (nelle mani del ministro) eliminera' il 90% delle
richieste d'asilo, come è già avvenuto quest'anno a scapito di migliaia di iracheni
in fuga dalla guerra. "Siamo estremamente preoccupati riguardo a chi, venendo
in Irlanda alla ricerca del fondamentale diritto internazionale di protezione
dalla persecuzione, possa aver paura di essere imprigionato e trattato come un
criminale", ha riferito Robin Hanan, capo del Consiglio Esecutivo dell'Irish Refugee
Council (IRC), uno dei massimi organi irlandesi indipendenti sulla difesa dei
diritti dei rifugiati (fonte: The Irish Examiner, 1/2/2008). Seri dubbi ha sollevato
la posizione nei confronti della tratta delle persone (si lascerà alle vittime
un periodo di 'riflessione e ricovero') poiche', mentre si segue da vicino l'evoluzione
dell’Unione Europea nella giurisprudenza in tema, si è pero' concordi nel denunciare
la totale assenza di precisi interventi quando le vittime sono i bambini; inoltre,
la An Garda Siochana (la polizia di Stato) e l'Ufficio Immigrazioni vedranno rafforzati
i propri poteri quando si tratta di allontanare, con la forza, rifugiati bisognosi
anche "nel caso in cui la persona 'appaia' risiedere illegalmente nello Stato",
avverte Josephine Ahern, direttrice del RIS (Regugee Information Service).
E per l'ambito famiglia, furiose le polemiche sulle restrizioni ai matrimoni misti tra stranieri e cittadini
a pieno titolo. Mentre si cerca di evitare che i matrimoni spuri siano presi a
pretesto dai clandestini allo scopo di non essere espulsi dallo Stato, si fa però
poca chiarezza sulle riunificazioni familiari, una patologia ormai endemica del
sistema legislativo irlandese. Troppi ritardi, attese estenuanti, discutibile
discrezionalità degli organi competenti che, mantenendo separati troppo a lungo
bimbi e genitori, provocano sui minori forti disagi psichici e d'inserimento sociale.
Ken Murphy, direttore generale della Law Society of Ireland punta il dito sulla
responsabilità finanziara degli assistiti che ricorrono in appello se le richieste
saranno considerate 'frivole e vessative'. La legge "sembra designata a scoraggiare
persone, già vulnerabili, dal pieno esercizio del loro diritto a essere protetti
dalla legge", afferma Murphy. "Il nostro interesse è che venga mantenuto un giusto
bilanciamento tra efficienza e diritti", aggiunge Noeline Blackwell, direttrice
del Free Legal Advice Center.
Ma il ministro sembra ne abbia fatto una mera questione di tempo. Il Dipartimento
di Giustizia, subito dopo il varo del decreto, aveva sottolineato che l’intero
processo delle richieste fosse troppo lento, comportando enormi ritardi sulla
decisione finale ed il protrarsi dei rifugiati nei centri d’accoglienza. Ribattono
unitamente i portavoce dell’IRC e del RIS: "Dobbiamo assicurare che un richiedente
asilo politico non sia ricacciato verso il pericolo e potenzialmente nelle mani
dei persecutori".
Rifugiati ed esiliati, già costretti a fuggire dalle atrocità, oggi in Irlanda subiscono arbitrarie
deportazioni, viene vietato loro di lavorare (con la Danimarca, il Paese della
Guinness e del trifoglio è l'unico tra quelli dell'Unione Europea a negare tale
diritto) e le loro qualifiche professionali non vengono riconosciute una volta
regolarizzati. L’educazione di livello superiore non è loro consentita se maggiorenni,
non godono di particolari assistenze mediche, vivono generalmente lontani dai
centri vitali della società e con restrizioni alla libertà di movimento; poco
meno di 20 euro la settimana (10 in più per ogni figlio) dovranno bastare a coprire
i costi nel Paese più caro dell’Unione Europea, per non parlare del ricongiungimento familiare -
si parla, mediamente, di 5 anni.
Mai così poche richieste di asilo. Come è stato fatto notare da più parti, le acque non vanno mischiate. I controlli
e i dati statistici sul flusso dei migranti sono cosa ben più diversa dalla consapevolezza
riguardo vite messe in pericolo da governi autoritari e genocidi, o strette nella
morsa della guerra. Quello appena trascorso è stato l'anno nero delle richieste
d'asilo politico in Irlanda, 3.985 domande, il più basso indice dal 1997. Diminuzione
che durante l'ultimo lustro ha toccato addirittura quota 66. Sarebbe naturale,
tuttavia, se anche il numero di persone perseguitate fosse in calo, ma non è così,
ci spiega l’Irish Refugee Council. "Ciò che sta accadendo , invece, è che sta
diventando più difficile entrare nel Paese".