E' arrivata per bocca dello stesso presidente, Yoweri Museveni, la svolta che
potrebbe segnare la fine della guerra in Uganda. I ribelli del
Lord's Resistance Army, protagonisti di 22 anni di guerra che ha devastato il nord del Paese uccidendo
decine di migliaia di persone, verranno giudicati in patria, e non dalla Corte
Penale Internazionale (Cpi) dell'Aja. �E' un'ottima notizia, che ci permetter�
di portare a termine i colloqui di pace�, ha dichiarato a
PeaceReporter il dottor David Matsanga, capo-negoziatore del
Lra. Salvo colpi di scena, la firma degli accordi dovrebbe avvenire il 28 marzo.

Secondo quanto riferito dal presidente, i crimini commessi durante la guerra
saranno un affare interno: i maggiori verranno trattati da un ramo speciale dell'Alta
Corte ugandese, mentre i minori verranno regolati secondo il
mato oput, un metodo di riconciliazione tradizionale diffuso nel nord del Paese.
La decisione di Museveni, di cui i ribelli erano all'oscuro secondo Matsanga,
toglie l'ultimo grande ostacolo alla conclusione del processo di pace. Braccati
dai mandati di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l'umanit�
emessi dalla Cpi, i vertici del Lra (tra cui il leader Joseph Kony) si sono sempre rifiutati di uscire allo scoperto
e di condurre i colloqui di pace in proprio. Ora, lo stesso Kony potrebbe finalmente
uscire dal suo nascondiglio nelle foreste al confine tra Congo e Uganda per porre
la propria firma sugli accordi finali. Salvo ostacoli dell'ultima ora: secondo
Matsanga, infatti, la decisione di Museveni non � stata ancora ufficializzata.
�Vogliamo un impegno scritto, che al momento non � stato consegnato n� a noi n�
ai mediatori a Juba, in Sudan�, continua.
Non � per� chiaro come possano essere stralciati i mandati di cattura emessi
dalla Corte. Museveni, a suo tempo l'ideatore del ricorso alla Cpi contro i ribelli,
ha dichiarato che la giustizia internazionale non dovrebbe ostacolare la volont�
del popolo ugandese. Ma a riguardo, nessuna dichiarazione � giunta da parte della
Cpi, la quale in passato si era rifiutata di bloccare i procedimenti legali contro
i ribelli. Un precedente che secondo Frank Nyakairu, analista politico ugandese
ed esperto del conflitto, non induce a essere ottimisti: �Penso che l'accordo
sia molto positivo � ha dichiarato telefonicamente a PeaceReporter � ma dubito che il governo ugandese abbia la forza per renderlo effettivo e
per bloccare i procedimenti. Anche perch�, al momento, i ribelli continuano a
uccidere e rapire bambini-soldato�. Recentemente i ribelli erano stati accusati
proprio dal governo di aver condotto operazioni militari in Congo, Sudan e Uganda,
nonostante la tregua in vigore da un anno e mezzo. Accuse che i ribelli hanno
sempre respinto.

L'ottimismo per lo scioglimento del nodo pi� spinoso nelle trattative di pace
ha messo in secondo piano il fatto che i colloqui abbiano trascurato le cause
alla radice della guerra, focalizzandosi solo sulla sorte giudiziaria dei protagonisti.
Pi� volte i ribelli del
Lra sono sembrati interessati solo a garantirsi una scappatoia legale, mentre gli
abusi compiuti dalle Forze Armate ugandesi non sono neanche stati presi in considerazione.
�La popolazione Acholi del nord prese le armi perch� si sentiva trascurata dal
governo centrale � conclude Nyakairu �, una motivazione che rimane valida anche
oggi. Non mi stupirei se qualcuno decidesse di riprendere le armi�.�