11/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



I pm di Genova: nella caserma violazioni della Convenzione europea sulla tortura
La caserma di BolzanetoLa richiesta più pesante è stata quella per Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria: 5 anni, 8 mesi e 5 giorni di reclusione. Poi quella per Massimo Pigozzi, il poliziotto accusato di lesioni personali: 3 anni e 11 mesi. Infine, quella per Giorgio Toccafondi, il medico, accusato di abuso di atti d'ufficio e  diversi episodi di percosse, ingiurie e violenza privata: 3 anni, 6 mesi e 25 giorni di reclusione. Sono 76 in totale gli anni di prigione chiesti oggi dai pm genovesi Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati per 44 dei 45 imputati nel processo per i fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8. Per uno solo degli imputati, il funzionario di polizia Giuseppe Fornasiere, è stata chiesta l'assoluzione.
 
Inadempienza italiana. In quella caserma, descritta dai pm nella requisitoria come un 'girone infernale', furono inflitte alle persone fermate "almeno quattro" delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, vengono configurate come "trattamenti inumani e degradanti". Purtroppo, però, il nostro Paese, a differenza di altri come Gran Bretagna e Francia, non ha mai accolto nel proprio ordinamento la Convenzione europea contro la tortura. Non esistendo, quindi, una norma penale (per la quale l'Italia è inadempiente rispetto all'obbligo di adeguare il proprio ordinamento alla convenzione internazionale), l' accusa è stata costretta a contestare agli imputati l'articolo 323 (abuso d'ufficio), che comunque sarà prescritto nel 2009. L'unico reato per cui sono richieste 10 anni per la prescrizione è il falso ideologico. Altri reati contestati a vario titolo sono: violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso di autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni.

Luca Galassi

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