I pm di Genova: nella caserma violazioni della Convenzione europea sulla tortura

La richiesta più pesante è stata quella per Antonio Biagio Gugliotta, ispettore
della polizia penitenziaria: 5 anni, 8 mesi e 5 giorni di reclusione. Poi quella
per Massimo Pigozzi, il poliziotto accusato di lesioni personali: 3 anni e 11
mesi. Infine, quella per Giorgio Toccafondi, il medico, accusato di abuso di atti
d'ufficio e diversi episodi di percosse, ingiurie e violenza privata: 3 anni,
6 mesi e 25 giorni di reclusione. Sono 76 in totale gli anni di prigione chiesti
oggi dai pm genovesi Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati per 44 dei
45 imputati nel processo per i fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante
il G8. Per uno solo degli imputati, il funzionario di polizia Giuseppe Fornasiere,
è stata chiesta l'assoluzione.
Inadempienza italiana. In quella caserma, descritta dai pm nella requisitoria come un 'girone infernale',
furono inflitte alle persone fermate "almeno quattro" delle cinque tecniche di
interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, vengono configurate
come "trattamenti inumani e degradanti". Purtroppo, però, il nostro Paese, a differenza
di altri come Gran Bretagna e Francia, non ha mai accolto nel proprio ordinamento
la Convenzione europea contro la tortura. Non esistendo, quindi, una norma penale
(per la quale l'Italia è inadempiente rispetto all'obbligo di adeguare il proprio
ordinamento alla convenzione internazionale), l' accusa è stata costretta a contestare
agli imputati l'articolo 323 (abuso d'ufficio), che comunque sarà prescritto nel
2009. L'unico reato per cui sono richieste 10 anni per la prescrizione è il falso
ideologico. Altri reati contestati a vario titolo sono: violazione della convenzione
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso
di autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie,
lesioni.