L'inviato speciale Onu ha lasciato Myanmar per la quinta volta. Forse l'ultima, visto il suo insuccesso assoluto
scritto per noi
da Gianluca Ursini
“Non è pensabile riscrivere la
costituzione, e non sono ammesse modifiche alla bozza presentata”.
Le parole del ministro dell'informazione della dittatura birmana Kyo
Hsan erano state nette, nel corso dell'incontro di venerdì
scorso. E così l'inviato speciale Onu per il Myanmar, l'ex
generale Ibrahim Gambari, ha fatto le valigie a Rangun e ieri se ne è
tornato a New York. Sempre più Evitato speciale, visto che il
generalissimo Than Shwe, capo della giunta dittatoriale, stavolta si
è rifiutato d'incontrarlo, al contrario di quanto era avvenuto
nel corso della sua ultima apparizione in terra birmana, l'ottobre
scorso.
Tre obiettivi Si prefissava
Gambari, prima delle sue cinque visite ufficiali nel paese, retto da
40 anni dai militari. La sua missione era cominciata nel maggio 2006,
con la nomina dell'allora segretario Generale Kofi Annan, quando
ancora si sperava in una risoluzione diplomatica del 'caso Myanmar'.
Nemmeno i cinesi, membri del Consiglio di Sicurezza e maggiori
alleati dei birmani, si opposero a un mandato con pieni poteri. Pieni
poteri serviti a nulla, tanto che ora gli osservatori internazionali
sono pronti a giurare che Gambari getterà la spugna e
rimetterà il mandato all'attuale Segretario Onu, Ban Ki Mun.
Aung San Suu Kii Gambari ha
chiesto la liberazione della figura chiave dell'opposizione, da 7
anni consecutivi imprigionata nella sua villa di Rangun. E anche
colloqui tra governo e fondatrice della Lega per la Democrazia. I
militari hanno nominato in ottobre una figura di secondo piano, il
ministro del Lavoro Aung Kyi, come negoziatore. Lo hanno mandato
cinque volte a parlare con la leader. Lei si è lamentata che i
colloqui “non stanno portando da nessuna parte”. Risultato: i
militari hanno convocato delle “libere (sicuro) elezioni nell'anno
2010”. A Suu Kii non sarà permesso di partecipare, perché
aveva sposato un cittadino straniero, e le sue figlie risiedono
all'estero; circostanze proibite dalla legge elettorale. Suu Kii non
vedeva il marito, professore di fisica in Inghilterra, dal 1999. E'
rimasta vedova due anni or sono.
Liberate i prigionieri Gambari
aveva chiesto che almeno qualcheduno tra gli oltre seimila (alla fine
della rivolta di settembre, secondo i calcoli di
PeaceReporter)
prigionieri politici dei militari venisse liberato. Dopo la quarta
visita di Gambari ne vennero rilasciati una cinquantina, tra i quali
tre pezzi grossi della Lega per la Democrazia; alcuni sono stati
messi in libertà di recente. Ma ne rimangono almeno duemila in
galera, o nei campi di concentramento del regime a Kabaw, vicino
l'India. “Non esistono prigionieri politici in Myanmar” è
la risposta del ministro della (Dis)Informazione Hsan.
Una vita degna per i birmani Gambari
aveva chiesto di istituire una commissione bipartisan che aumentasse
il potere d'acquisto dei birmani; 38 dei 48 milioni di cittadini del
Paese che 50 anni or sono era il più ricco dell'area, vivono
con meno di un dollaro al giorno. Un progetto di lungo periodo. Ma
ora Gambari se ne è andato, snobbato dai militari. In maggio è
stato annunciato il voto per approvare la nuova Costituzione che
riserva un quarto dei seggi in parlamento ai soldati. Il testo è
stato preparato negli ultimi 14 anni da 1000 delegati imprigionati in
un campo di detenzione ad hoc. I votanti troveranno delle urne con su
scritto “No” e “Si”, per rendere chiaro chi vota contro il
regime. E i discorsi su come migliorare la vita disperata dei birmani
sono andati a farsi friggere