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I fatti. Dunque, i due referendum indetti non si svolgeranno. Nel primo quesito sarebbe
stata chiesta al popolo boliviano l'approvazione della nuova Costituzione. Nel
secondo referendum, altrettanto importante, sarebbe stata presa in considerazione
la proprietà terriera. Il quesito, infatti, avrebbe dovuto stabilire se le proprietà
terriere dovevano essere inferiori ai 5 mila ettari oppure potevano arrivare fino
a 10 mila.
Le province ricche. Ricche e industrializzate, le quattro province in polemica con Morales hanno
auto-indetto per il mese di giugno un referendum per l'approvazione degli statuti
d'autonomia dal governo centrale. Ma anche in questo caso il Cne ha bloccato il
loro svolgimento. Secondo i giudici, infatti, la convocazione referendaria da
parte dei governatori delle quattro province non è conforme alla legalità. La
convocazione di elezioni che stabiliscano l'autonomia o meno di alcune regioni
del Paese è di assoluta competenza del Parlamento e non dei governatori regionali.
Novità. Intanto, nella notte fra sabato e domenica scorsa, violenti incidenti fra i sostenitori
di Evo Morales e quelli dei partiti di opposizione si sono verificati a La Paz.
Le strade della città si sono inizialmente riempite di persone che manifestavano
in favore dei governatori, quando i fedeli di Morales si sono presentati armati
di bastoni e hanno iniziato ad accusare i prefetti di essere gli stessi che negli
anni passati hanno svenduto le risorse del Paese alle multinazionali straniere.
Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter