10/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, è scontro sulla decisione di non far svolgere i referendum il prossimo 4 maggio
Dopo le infinite polemiche che hanno accompagnato la decisione di indire in Bolivia referendum costituzionali, la corte nazionale elettorale ha deciso che non “esistono le condizioni tecniche, operative, legali e politiche per portare avanti il processo referendario per il prossimo 4 maggio”.

Contadini nel campo (foto A.Grandi/PeaceReporter)I fatti. Dunque, i due referendum indetti non si svolgeranno. Nel primo quesito sarebbe stata chiesta al popolo boliviano l'approvazione della nuova Costituzione. Nel secondo referendum, altrettanto importante, sarebbe stata presa in considerazione la proprietà terriera. Il quesito, infatti, avrebbe dovuto stabilire se le proprietà terriere dovevano essere inferiori ai 5 mila ettari oppure potevano arrivare fino a 10 mila.
Secondo Morales, la nuova carta costituzionale cerca di “garantire la rifondazione della Bolivia, una rifondazione democratica che garantisca l'unità, la dignità e l'uguaglianza di tutti i boliviani”
Ma, dal 9 dicembre scorso, giorno in cui è stata approvata dall'Assemblea Costituente la nuova Carta Magna, è iniziato anche un duro braccio di ferro fra Evo Morales e i governatori di Santa Cruz, Tarija, Pando e Beni. Fino a giungere alla decisione del Cne di sospendere i referendum.

Le province ricche. Ricche e industrializzate, le quattro province in polemica con Morales hanno auto-indetto per il mese di giugno un referendum per l'approvazione degli statuti d'autonomia dal governo centrale. Ma anche in questo caso il Cne ha bloccato il loro svolgimento. Secondo i giudici, infatti, la convocazione referendaria da parte dei governatori delle quattro province non è conforme alla legalità. La convocazione di elezioni che stabiliscano l'autonomia o meno di alcune regioni del Paese è di assoluta competenza del Parlamento e non dei governatori regionali.
Inoltre dal Cne fanno sapere che la decisione è stata presa in piena autonomia, senza nessun “calcolo politico” o “pressione” ma solo "applicando della legge e principi di imparzialità, autonomia e indipendenza”. Ma non è difficile intuire che per la Bolivia si apre una nuova fase politica. Morales invita tutte le forze al dialogo ma, forse, oggi più che mai le sue parole non verranno ascoltate.

Incidenti a La PazNovità. Intanto, nella notte fra sabato e domenica scorsa, violenti incidenti fra i sostenitori di Evo Morales e quelli dei partiti di opposizione si sono verificati a La Paz. Le strade della città si sono inizialmente riempite di persone che manifestavano in favore dei governatori, quando i fedeli di Morales si sono presentati armati di bastoni e hanno iniziato ad accusare i prefetti di essere gli stessi che negli anni passati hanno svenduto le risorse del Paese alle multinazionali straniere.
Immediate le reazioni da parte dei servizi di sicurezza boliviani che hanno caricato i manifestanti fedeli a Morales, lanciando anche diversi lacrimogeni. E' di alcune decine di feriti lievi il bilancio della giornata di scontri.

Alessandro Grandi

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