03/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Diciannove anni fa più di ventimila persone morirono per una fuoriscita di gas nocivo

BhopalIl 3 dicembre del 1984, a Bhopal in India, 40 tonnellate di gas mortale fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi americana Union Carbide: 7500 persone morirono.

Pochi giorni dopo altre 16 mila persone persero la vita a causa degli effetti tossici dell'inquinamento chimico provocato dalla fabbrica. La notte scorsa, a Bhopal c'è stata una lunga veglia per ricordare il disastro e chiedere giustizia. Mezzo milione di persone vivono ancora oggi vicino alla fabbrica e usano quotidianamente l'acqua ancora contaminata da sostanze chimiche.

Dal giorno del disastro sono passati 19 anni e le vittime stanno ancora aspettando che siano riconosciute le responsabilità e che sia stabilito un risarcimento per i danni subiti. Warren Anderson, presidente della Union Carbide all’epoca del disastro, è oggi latitante, nonostante il mandato di cattura internazionale spiccato dopo le denunce delle associazioni delle vittime.

Queste e Greenpeace da anni si battono perché i responsabili del disastro bonifichino a loro spese il sito industriale, assicurino l’assistenza medica ai sopravvissuti e forniscano acqua potabile alle persone che vivono in quella zona. Secondo gli studi di Greenpeace, le falde acquifere della zona di Bophal sono fortemente contaminate e tonnellate di rifiuti tossici sono ancora abbandonati sul posto.

Dominique Lapierre e Javier Moro, nel libro Mezzanotte e cinque a Bophal , pubblicato da Mondadori, scrivono che Bhopal è stata “la piu' grande catastrofe industriale della storia, con un numero imprecisato di morti - tra i sedicimila e i trentamila - e oltre cinquecentomila feriti".
 

Categoria: Ambiente
Luogo: India