10/03/2008
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Alle elezioni il Fronte nazionale vince, ma non con il solito trionfo. Ora il Paese ha davanti nuove sfide
Scritto per noi da
Fabio Pulito
E’ successo l’imprevisto, ciò che non accadeva dal 1969.
I giornali locali titolano: “La peggiore sconfitta del Fronte Nazionale”.
La stampa amica, la demonizzazione dell’avversario e i ragazzini in motorino
con le bandiere del partito nulla hanno potuto contro l’insoddisfazione strisciante
nei confronti di una classe dirigente che domina la scena politica malese da decenni.
Sempre con maggioranze schiaccianti.
Le dichiarazioni a caldo vanno comunque ridimensionate e interpretate alla luce
degli standard locali. Il Fronte Nazionale a livello federale non ha perso le
elezioni e probabilmente porterà a casa una maggioranza in parlamento superiore
al 50 percento. Ma di batosta comunque si tratta. Il Fronte Nazionale alle precedenti
elezioni si era imposto in tutti gli stati della federazione meno uno, il Kelantan,
un’area caratterizzata da una forte presenza di radicali religiosi in cui si era
affermato il partito dei fondamentalisti islamici.

In questa tornata gli stati perduti sono invece molti di più e al Fronte Nazionale
scotta soprattutto dover lasciare il governo dell’isola di Penang, una delle aree
più industrializzate, avanzate e importanti dell’intero paese. Uno stato in cui
si è affermato il Partito d’Azione Democratica, un partito cinese che non appartiene
al FN.
Per la prima volta dal 1969 il FN dovrà accontentarsi di governare il paese con
una maggioranza parlamentare inferiore ai due terzi. E proprio questo dato rende
l’idea di cosa sia stata la politica in Malesia negli ultimi decenni. Un dominio
totale della coalizione di governo che poteva permettersi di apportare modifiche
alla costituzione a proprio piacimento, senza incontrare resistenza alcuna alla
camera dei deputati. Ora dovranno “accontentarsi” di una “semplice” maggioranza
assoluta.

L’ultima volta che qualcosa di simile era accaduto, alcune fazioni delle diverse
etnie malesi (nella fattispecie malay e cinesi) avevano dato luogo a sanguinosi
scontri nelle strade della capitale. Si teme che qualcosa di simile possa accadere
di nuovo e il capo della polizia, dopo la comparsa di alcuni sms fomentatori,
ha proibito i festeggiamenti e annunciato tolleranza zero contro chiunque diffonda
voci infondate riguardanti focolai di scontri razziali.
Kuala Lumpur sembra tranquilla come sempre. I suoi abitanti sono come ogni domenica
anestetizzati dai gas soporiferi dello shopping, delle passeggiate in centro e
delle partite di Premier League. I tempi sono cambiati, i malesi si sono abituati a sopportarsi in silenzio
e a borbottare a denti stretti frasi politically correct. Ma ad uno straniero neutrale e pronto ad ascoltare con discrezione sono sempre
pronti a manifestare le proprie frustrazioni. I malay nei confronti di “quei cinesi,
ricchi e sbruffoni, che se non li fermi si prendono tutto il paese”. E i cinesi
verso un sistema e una legislazione che li “tratta come cittadini di serie B,
garantendo vantaggi e favori alla maggioranza musulmana”.
Le tensioni ci sono, ma sono state sedate molto a lungo. Vedremo nelle prossime
ore se l’interesse comune per un prospero e pacifico sviluppo resisterà anche
a questo colpo improvviso.
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