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A Ondarroa piove, poi un raggio di
sole. Sfila per le vie della cittadina costiera, comarca lea-Artibai
al confine fra Guipuzkoa e Bizkaia, una manifestazione di un
centinaio di persone. Dietro lo striscione un giovane. Sarebbe un
consigliere comunale, ma l'annullamento della sua lista in quella
cittadina non gli permette di sedere sul seggio che i suoi
concittadini gli hanno dato con un voto annullato. Il 9 marzo, per la
sinistra indipendentista era il giorno dell'astensionismo attivo. In
decine e decine di piccoli paesi e città i militanti di Acion
nacionalista vasca (Anv) hanno inscenato manifestazioni, semplici
presidi davanti ai seggi elettorali, guardando in faccia chi andava a
votare. Perché loro non hanno avuto diritto ad esprimere
nessun tipo di voto. Anv voleva presentarsi a queste elezioni, ma
un'ordinanza del giudice Baltsar Garzon ha sospeso le attività
del partito, vietato l'iscrizione della lista al ministero
dell'interno. Giusto poche ore prima che terminasse il tempo previsto
per legge, anche perché – non è un mistero – il
meccanismo di messa al bando secondo la Ley de partidos, che
aveva già colpito Batasuna, non si sarebbe concluso in tempo.
E così alla sinistra indipendentista basca non è
rimasta altra arma che convocare l'astensionismo, ma attivo, con
manifestazioni puntualmente represse.
Gli scontri, di piccola entità,
hanno costellato la giornata elettorale. Per le strade di Ondarroa, e
sull'autostrada che ci ha portato a Hernani, come in questa stessa
cittadina, camionette della polizia autonoma in tenuta antisommossa,
agenti mascherati con passamontagna, caschi, manganelli e fucili con
palle di gomma. A Mendatxa, fra le montagne che dopo pochi chilometri
si buttano a strapiombo nel mare, ci sono venti persone di fronte a
un seggio elettorale. Sulle t-shirt slogan riconoscibili, poco
distante una Megane nera con a bordo agenti per controllare. Il gatto
e il topo, o 'guardie e ladri', ma qui non si gioca e l'umorismo non
ha nulla a che fare con persone che nel giorno del voto sentono il
sapore amaro di non poter votare. Anche perché in questi
paesini la sinistra indipendentista ha spesso una maggioranza
assoluta, come spesso si è vista mettere fuori legge la
propria lista, non potendo governare.
Le parole ricorrenti sono 'rabbia' e
'impotenza'. La stessa rabbia, ci spiega una signora anziana “che
provavo tanti anni fa, quando ti arrestavano solo per aver
manifestato. Come oggi”. Il marito, un signore anziano, alto e un
po' ricurvo, con occhi azzurri e un basco calato sul capo, ha tanti
ricordi della repressione franchista. È scandalizzato: “Ma
lo sa che abbiamo più di settecento prigionieri politici nelle
carceri di tutto lo stato spagnolo e francese?”. Non si capacita,
lo ripete ancora.
Alla fine sarà un risultato che
indica lo stato di buona salute della sinistra indipendentista,
nonostante gli arresti, le proibizioni e i divieti di riunione,
manifestazione, ildivieto a paartecipare ai comizi e con due
procedimenti di messa al bando che stanno arrivando a buon fine. Le
elezioni del 2008 hanno visto un'astensione del 33,3 percento ( era
del 24,7 percento nel 2004 con oltre il 5 percento dei voti nulli),
nei territori baschi in terra spagnola. I calcoli non sono facili,
perché quattro anni fa la scelta tattica, di fronte
all'annullamento di centinaia di liste, era stata quella del voto
nullo. Ma una prima valutazione dice che lo zoccolo duro della
sinistra indipendentista ha resistito e bene e che con questo
soggetto, comunque vada, si dovranno fare i conti per sciogliere il
nodo del conflitto basco. Il Partido Nacionalista vasco ha perso voti
e un seggio. I socialisti hanno la maggioranza nelle tre provincie di
Alava, Guipuzkoa, Bizkaia. E si sono già proposti a Zapatero
come soci di governo nazionale. Mentre il premier diceva: “Governerò
con mano ferma, ma aperta...” una frase che lascia un
interrogativo, nonostante gli ultimi mesi di dura repressione. Ma le
parole di Madrid, qui nei Paesi baschi, sono difficili da sovrapporre
alla realtà. Angelo Miotto