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Nabucco. Il tracciato finale non è ancora stato reso noto, ma il 'South Stream' rappresenta
l'alternativa all'opzione 'Nabucco' (appoggiato da Unione Europea e Stati Uniti),
che dai giacimenti del Mar Caspio dovrebbe trasportare il gas azero, kazako e
turkmeno passando per la Turchia e seguendo un percorso analogo al 'South Stream'.
L'Ungheria mantiene di fatto il piede in due staffe ('due gasdotti sono meglio
di uno', ha detto Gyurcsan la scorsa settimana), ma l'offerta russa sembra quella
più convincente, nonostante sia la più costosa. Il 'South Stream' è un progetto
concepito da Eni e Gazprom lo scorso anno. Dovrebbe comportare una spesa di 15
miliardi di euro e trasportare annualmente dai 20 ai 30 miliardi di metri cubi
di gas naturale, a cominciare dal 2013. Il gasdotto è visto come il tentativo
di Mosca di entrare a gamba tesa nell'Europa centrale, già da anni dipendente
dalle riserve russe e delle repubbliche centroasiatiche, attuando una politica
di tagli tesa a marginalizzare Ucraina e Bielorussia a vantaggio di mercati più
imporanti e remunerativi.
Tubi vuoti. In occasione dell'incontro al Cremlino con Gyurcsany, Putin non ha nascosto
il proprio atteggiamento di sfida nei confronti del progetto 'Nabucco', arrivando
addirittura a ridicolizzarlo: "Possono costruire uno, due o più gasdotti - ha
detto l'ex presidente russo -, ma con cosa li riempiono? Se qualcuno vuole interrare
del metallo sotto forma di tubi, lo faccia pure, noi non abbiamo niente in contrario".
La realtà è che dietro l'aggressività della Gazprom vi sono elementi ben più concreti,
rispetto al progetto euro-americano. La compagnia energetica russa ha enormi volumi
di gas da vendere, ingenti capitali per gli studi di fattibilità e per la costruzione
del gasdotto, incentivi supplementari sotto forma di progetti energetici collaterali
per i Paesi destinati a ospitare il 'South Stream'. Per converso, a Bruxelles
manca una politica energetica comune, e l'approccio prudente di Washington si
accompagna all'incertezza sulla fattibilità di un progetto che non dispone ancora
di approvigionamenti sicuri dalle repubbliche centroasiatiche e, soprattutto,
dall'Iran.
Un solo vincitore. L'accelerazione che Mosca sta imprimendo al progetto 'South Stream', attraverso
la stipula di un protocollo d'intesa dopo l'altro, si configura oggi come la più
valida e concreta garanzia per il bisogno di energia dei Paesi europei. Tuttavia,
nonostante la Gazprom difficilmente potrà garantire riserve a lungo termine sia
per l'Europa che per il suo crescente fabbisogno interno senza operare tagli altrove,
il controllo delle infrastrutture, dell'accesso e del trasporto costituirà l'elemento
chiave per imporsi nel futuro scacchiere energetico europeo. In questo senso,
il Cremlino sembra il candidato più probabile a garantirsi la vittoria, in quella
che è già stata enfaticamente definita la 'guerra dei tubi'.Luca Galassi