10/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Gazprom ha un nuovo alleato nel gasdotto 'South Stream'
Ora che anche l'Ungheria si è posizionata dalla parte dell'Orso sovietico, il progetto 'South Stream' della Gazprom-Eni diventa l'antagonista più temibile per i piani euro-americani di approvigionamento e sicurezza energetica. Con l'accordo tra il presidente russo Dmitri Medvedev e il Primo ministro ungherese Ferenc Gyurcsany, sottoscritto a Mosca il 28 febbraio scorso, la Russia si assicura il tratto finale del percorso che il nuovo gasdotto dovrebbe seguire: partenza da Beregovaya nel Mar Nero, arrivo a Varna in Bulgaria e da qui biforcazione verso nord (attraverso Romania, Ungheria, Austria, Repubblica Ceca e Germania) o sud (attraverso Grecia, Albania e Puglia).
 
Gyurcsani e PutinNabucco. Il tracciato finale non è ancora stato reso noto, ma il 'South Stream' rappresenta l'alternativa all'opzione 'Nabucco' (appoggiato da Unione Europea e Stati Uniti), che dai giacimenti del Mar Caspio dovrebbe trasportare il gas azero, kazako e turkmeno passando per la Turchia e seguendo un percorso analogo al 'South Stream'. L'Ungheria mantiene di fatto il piede in due staffe ('due gasdotti sono meglio di uno', ha detto Gyurcsan la scorsa settimana), ma l'offerta russa sembra quella più convincente, nonostante sia la più costosa. Il 'South Stream' è un progetto concepito da Eni e Gazprom lo scorso anno. Dovrebbe comportare una spesa di 15 miliardi di euro e trasportare annualmente dai 20 ai 30 miliardi di metri cubi di gas naturale, a cominciare dal 2013. Il gasdotto è visto come il tentativo di Mosca di entrare a gamba tesa nell'Europa centrale, già da anni dipendente dalle riserve russe e delle repubbliche centroasiatiche, attuando una politica di tagli tesa a marginalizzare Ucraina e Bielorussia a vantaggio di mercati più imporanti e remunerativi.
 
Gasdotto in KazakistanTubi vuoti. In occasione dell'incontro al Cremlino con Gyurcsany, Putin non ha nascosto il proprio atteggiamento di sfida nei confronti del progetto 'Nabucco', arrivando addirittura a ridicolizzarlo: "Possono costruire uno, due o più gasdotti - ha detto l'ex presidente russo -, ma con cosa li riempiono? Se qualcuno vuole interrare del metallo sotto forma di tubi, lo faccia pure, noi non abbiamo niente in contrario". La realtà è che dietro l'aggressività della Gazprom vi sono elementi ben più concreti, rispetto al progetto euro-americano. La compagnia energetica russa ha enormi volumi di gas da vendere, ingenti capitali per gli studi di fattibilità e per la costruzione del gasdotto, incentivi supplementari sotto forma di progetti energetici collaterali per i Paesi destinati a ospitare il 'South Stream'. Per converso, a Bruxelles manca una politica energetica comune, e l'approccio prudente di Washington si accompagna all'incertezza sulla fattibilità di un progetto che non dispone ancora di approvigionamenti sicuri dalle repubbliche centroasiatiche e, soprattutto, dall'Iran.
 
Tracciato del South Stream (in giallo)Un solo vincitore. L'accelerazione che Mosca sta imprimendo al progetto 'South Stream', attraverso la stipula di un protocollo d'intesa dopo l'altro, si configura oggi come la più valida e concreta garanzia per il bisogno di energia dei Paesi europei. Tuttavia, nonostante la Gazprom difficilmente potrà garantire riserve a lungo termine sia per l'Europa che per il suo crescente fabbisogno interno senza operare tagli altrove, il controllo delle infrastrutture, dell'accesso e del trasporto costituirà l'elemento chiave per imporsi nel futuro scacchiere energetico europeo. In questo senso, il Cremlino sembra il candidato più probabile a garantirsi la vittoria, in quella che è già stata enfaticamente definita la 'guerra dei tubi'.

Luca Galassi

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