Mentre cadono le accuse contro il vedovo Bhutto, da Washington pressioni in aumento per azioni anti talebani
scritto per noi da
Gianluca Ursini
Cadute le accuse contro gli avversari politici di Musharraf, in Pakistan è accordo
fatto tra Asif Alì Zardari, vedovo di Benzir Bhutto e l'ex Premier Nawaz Sharif.
I due hanno firmato ieri a Islamabad un'intesa per un governo di coalizione e
chiesto al presidente Musharraf, il cui partito politico è crollato nelle elezioni
del 18 febbraio, di riunire immediatamente il Parlamento. Tuttavia, gran parte
del Paese vede di mal grado i legami sempre più stretti tra la classe politica
che sta per governarli e il governo in carica a Washington.
Il vedovo Bhutto Diversi tribunali hanno rimosso le accuse a carica di Asif Zardari, che aveva
pendenti cinque procedimenti per diverse accuse di corruzione e concussione. E'
stata questa svolta giudiziaria a calmare le acque tra il partito di Zardari,
che ha vinto le elezioni, e i rappresentanti dei militari al governo. L'ex marito
della allora premier Benazir Bhutto era stato relegato in cella quasi per un decennio
in attesa di giudizio per le accuse di aver chiesto tangenti su alcuni affari.
Zardari era poi scappato in esilio nel Golfo Persico per sfuggire a quelli che
il suo avvocato ha definito 'processi politici'. I pm del tribunale anti-corruzione
della capitale hanno stabilito che Zardari non ha nessuna colpa, nel processo
che lo vedeva accusato di aver trattenuto una grossa provvigione per l'acquisto
di migliaia di trattori polacchi (da cui il soprannome 'Asif 10 percento'). Inoltre,
è stato anche assolto dall'accusa di aver pianificato un campo pubblico di polo
dentro la tenuta privata della famiglia Bhutto, per ottenre un alto indennizzo
pubblico. "Non crediamo alla politica delle vendette, ma alla coesistenza delle
forze democratiche" , ha detto Faruq Naek, per anni avvocato di Zardari, ora ricompensato
con il posto numero tre in cima alla gerarchia del Ppp (
Pakistan Power to the People, Partito del potere al popolo pachistano). Per le ultime due accuse, sicuramenteda
archiviare, si attende il prossimo 12 marzo presso lo stesso tribunale. Un tribunale
svizzero sta invece provando inutilmente ad accusare Zardari per 55 milioni di
euro che avrebbe depositati presso un contro elvetico e che sarebbero frutto di
tangenti da ripulire, come abitudine dei clienti di alcuni istituti di credito
svizzeri.
Problemi per Musharraf. Se Zardari e il suo prossimo alleato, l'ex primo ministro Nawaz Sharif, hanno
ricevuto abbondanti rimbrotti dai loro alleati sauditi su come comportarsi nei
confronti del fondamentalismo di marca wahabita (oltranzisti cresciuti in Arabia
Saudita), Musharraf si trova stretto tra due fuochi: una pubblica opinione ormai
avversa agli Usa, e gli stessi Stati Uniti come maggiore alleato. Zardari è stato
convocato in questi giorni dall'ambasciatore saudita ad Islamabad Ali Said Awad
Aseri; secondo i media pachistani per impegnarsi a non combattere troppo le guerriglie
ultra islamiche al confine afgano. Ma nel Paese cresce il risentimento anti americano,
soprattutto dopo i ripetuti attacchi aerei nella provincia delle aree tribali,
dove con cadenza mensile cadono su obiettivi talibani missili usaf. Il 23 febbraio
il quotidiano 'Dawn' ha parlato di un 'œaccordo pacifico' raggiunto tra i servizi
americani e i loro omologhi pachistani, con la sottoscrizione del nuovo capo dell'esercito
ed ex capo Isi Ashfaq Khiani, per nuove incursioni aeree usa in territorio pachistano,
alla ricerca di talebani da sterminare.

Ma tutto lascia pensare che i pachistani avranno da concentrarsi più sui propri
problemi interni che sul rispetto dei loro alleati. Secondo il 'Dawn', gli alleati
di Washington starebbero chiedendo il permesso ad Islamabad di alcune azioni spettacolari
sul territorio pachistano in vista delle elezioni presidenziali. Il governo di
Bush spera ancora in una cattura di Osama Bin Laden nella provincia della Frontiera
di nord ovest per rilanciare le speranze repubblicane di riconquistare la Casa
bianca. Ma il 'Pakistan Observer', organo finanziato da soldi sauditi e portavoce
degli interessi sunniti nel paese, è stato perentorio nella sua edizione di lunedì
3 marzo: "Gli americani lascino pure in pace i pachistani, a vedersela da soli
con i militanti che si ritrovano sul loro lato della frontiera, evitando di creare
altri problemi a popolazioni che hanno già sofferto tanto..". Più chiaro di così.
Non saranno mesi facili per il dittatore-presidente Musharraf quelli a venire
fino alla elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca.