01/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Conflitto civile, povertà, repressione uccidono ogni giorno decine di persone

Guerra civileNumeri sparsi nei titoli dei giornali locali. Vittime di una guerra dimenticata. In Nepal, dal 1996 a oggi, sono state uccise più di 8mila persone. Altre centinaia sono scomparse in seguito a retate e arresti sommari dell’esercito governativo: studenti, avvocati, giornalisti, contadini, insegnanti. Altre ancora sono state deportate dalla guerriglia in campi di lavoro e di rieducazione : bambini, giovani, tantissime donne. 
Lo scontro è tra le forze militari del re Gyanendra e i guerriglieri del Partito Comunista nepalese di orientamento maoista (Ncp).

Dalla fine del cessate il fuoco lo scorso agosto, i titoli dei giornali locali annunciano quotidianamente decine di morti. Follia e crudeltà caratterizzano le azioni di entrambe le parti in lotta. La monarchia assoluta di Gyanendra ha stremato il Paese, uno dei più poveri al mondo, e alimentato le rivolte della guerriglia. D'altra parte i maoisti, guidati dal "compagno Prachanda" detto anche "il Terribile", usano le ragioni della violenza contro le forze di regime e la popolazione (lotta armata, saccheggi, ricatti, rapimenti) per rovesciare il re e ottenere terre da coltivare e infrastrutture. Le trattative tra ribelli e governo, iniziate nel 2002, sono fallite quest'anno: l'Ncp pretendeva la riforma della Costituzione, ovvero la fine della monarchia.  

Foto Lillo RizzoNel Paese si muore di fame e di sete. Nelle zone rurali non c’è acqua potabile, mentre istruzione e cure mediche sono a pagamento e quindi inaccessibili. Inevitabilmente molti contadini (l’agricoltura è l’unica fonte di sostentamento per i nepalesi), tutti poveri e analfabeti, si ritrovano ad appoggiare la “guerra del popolo” dei maoisti e finiscono detenuti nei luoghi di addestramento per futuri guerriglieri.
Chi sta con i maoisti, secondo il giudizio spesso arbitrario del governo, rischia la prigione e le torture dell’esercito, della polizia e dei gruppi paramilitari. Chi non cede ai ricatti e alle “ragioni armate” dell’Ncp, può cadere nella spirale di vendetta e punizione dei combattenti ribelli.

 
Dal 2001 le forze di sicurezza governative hanno fatto sparire 65 persone e ne hanno uccise molte altre, tra lavoratori e studenti, nelle campagne di repressione contro la guerriglia. Gli attacchi maoisti contro i civili colpiscono soprattutto gli esponenti politici, ma non risparmiano i nepalesi che non possono aiutarli nei rifornimenti o non vogliono combattere. Anche l’ascesa al potere di Gyanendra è stata segnata da un ennesimo massacro. Il re è succeduto nel giugno 2001 al fratello Birendra, misteriosamente ucciso insieme a nove famigliari. Tra le vittime, c'era anche il principe ereditario, accusato post- mortem di essere l'esecutore della strage.


Francesca Lancini


Categoria: Guerra
Luogo: Nepal