120 persone fuggono dalle angherie di un capotribù e chiedono aiuto al governo di Sanaa
Lo Yemen è un paese unito dal 1990, ma al suo interno è ancora diviso in province
e governatorati controllati dalle tribù, che costituiscono un vero e proprio potere
locale, distinto e a volte contrapposto a quello del governo centrale di Sanaa.
Spesso gli sheikh, i capitribù, trattano gli abitanti delle zone da loro controllate
come dei sudditi. É il caso delle 120 persone della provincia di Ibb, che sono
accampate nella capitale da mercoledì scorso, dopo essere fuggite dallo sheikh
locale, Mohammad Ahmad Mansour.

Dalle tende allestite nel cortile della Ong Yemeni Female Media Forum, i 120
abitanti del villaggio di al Ansiyaen, nella provincia di Ibb, 190 chilometri
a sud-ovest da Sanaa, raccontano di essere stati minacciati e costretti alla fuga
dallo sheikh Mansour. “Sostiene che la terra in cui viviamo e lavoriamo appartiene
a lui, ma non è vero” raccontano i profughi, che spiegano come il capotribù attacchi,
imprigioni e saccheggi le proprietà di chiunque gli disobbedisca. Lo sceicco pretende
dalla popolazione di Ibb anche il pagamento dello
zakat, l'elemosina islamica: 30/40mila ryals all'anno (150/200 dollari, ndr.). Una
cifra che, secondo la costituzione yemenita, dovrebbe essere raccolta dal governo
per poi essere distribuita nel paese.

É una brutta avventura quella che raccontano gli uomini, le donne e i bambini
nella mini-tendopoli improvvisata e -sperano loro- provvisoria. Si erano recati
dal loro villaggio a Ibb per contestare la tassa allo sheikh, che però li ha minacciati,
picchiati e rinchiusi nelle celle che gestisce privatamente. Al loro rilascio
i centoventi hanno deciso di fuggire verso la capitale per chiedere l'intervento
del governo, ma quando hanno iniziato il sit-in a Sanaa, Mansour ha mandato cento
dei suoi miliziani al villaggio, per saccheggiare le loro proprietà e impedire
ad altri di raggiungere la capitale. Il legale di una Ong yemenita per la difesa
dei diritti umani chiamata Hood, Abdul Rahman Barman, si è fatto carico della
difficile situazione di quelle persone. Racconta che avevano chiesto aiuto alle
autorità di Ibb senza avere successo perché “la zona non è soggetta alla legge
nazionale e lo sceicco agisce impunemente”. “Può imprigionare le persone e sequestrare
i loro averi -aggiunge uno dei profughi -. è allo stesso tempo un legislatore
e un sovrano, siamo cresciuti sotto la sua tirannia”. Secondo le vittime, Mansour
dispone di miliziani a dozzine e moltissime armi di ogni tipo, tra cui anche missili
a media gittata.

In passato altri due villaggi controllati da Mansour avevano organizzato proteste
a Sanaa e ottenuto aiuto dal governo a tutela della propria indipendenza. Finora
però, la protesta del villaggio di al Ansiyaen ha ottenuto solo l'istituzione
di un comitato, composto da sette parlamentari, con l'incarico di appurare i fatti.
Un membro del comitato, Abdulzaraq al Hajri, ha chiesto all'assemblea nazionale
di non abbandonare quelle persone che, una volta tornate a casa, potrebbero essere
soggette alla vendetta dello sceicco. Poi ha sottolineato l'importanza di non
lasciare il problema nelle mani dell'amministrazione di Ibb, che aveva già preso
posizione a favore di Mansour. Il comitato ha invitato l'esecutivo ad affrontare
il problema alla radice, riaffermando il proprio controllo sulla provincia e smantellando
la milizia di Mansour.

Il rapporto tra governo e tribù è da decenni un nodo che impedisce allo Yemen
di svilupparsi in modo omogeneo. Le tribù possiedono milizie private che non rispondono
all'esercito nazionale e spesso, specialmente in passato, sono state comprate
dalle potenze straniere che le hanno usate come teste di ponte nel paese. A rendere
più intricato il problema, concorre anche il fatto che diversi capi tribali, tra
cui lo stesso Mansour, siedono nello Shura Council, il parlamento di Sanaa, e
possono così ricattare anche politicamente l'autorità centrale. La struttura tribale
nel sud dello Yemen, inoltre, ha storicamente assunto caratteristiche spiccatamente
feudali, che sono evidenti proprio nelle vessazioni di Mansour sulla sua gente,
trattata come fosse servitù della gleba. “Lo sceicco si comporta in modo ingiusto
da molto tempo -spiega uno dei profughi-. La nuova generazione del nostro villaggio
è cresciuta nella povertà e nell'ignoranza per mancanza di educazione da quando
ha preso il potere”. Altrove, i crimini di sheikh Mansour contro il governo e
contro la sua gente sarebbero pesantemente sanzionati, ma non in Yemen, un paese
dove la sopravvivenza del potere nazionale dipende dai volatili interessi dei
signori locali, armati fino ai denti e del tutto indisposti a rinunciare al loro
potere. Lo stesso Mansour, informato delle accuse, ha risposto definendole “spazzatura”.
E ha aggiunto: “cercano solo di rovinare la mia immagine per scopi politici.