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I fatti. Dopo Chavez e Correa, anche Ortega condanna l'operazione militare colombiana
in territorio ecuadoriano e rompe le relazioni con Bogotà. L'annuncio arriva al
termine della conferenza stampa seguita all'incontro fra il presidente nicaraguense
e Correa in visita ufficiale a Managua. “Non siamo soddisfatti delle parole espresse
dall'Oea ( Organizzazione Stati Americani)– ha detto Ortega - e crediamo che sia
importante che nelle prossime riunioni sia chiara la condanna del crimine commesso
dal governo colombiano contro la sovranità ecuadoriana”. In sostanza l'Oea ha riconosciuto mercoledì
scorso la violazione territoriale dell'esercito di Bogotà, entrato per quasi due
chilometri in Ecuador per colpire un gruppo di guerriglieri delle Farc, senza
però condannare l'amministrazione colombiana.
Precisazioni. Forse considerando la nuova aria che si respira nel continente dopo le vittorie
politiche di Chavez in Venezuela, di Morales in Bolivia e di Lula in Brasile,
Tabarez Vasquez in Uruguay e, appunto, Correa in Ecuador, Ortega ha voluto sottolineare
che la fratellanza con il popolo colombiano non si scalfisce di un solo centimetro.
“Non rompiamo con il popolo colombiano con il quale abbiamo relazioni storiche
– ha precisato il presidente nicaraguense - e con il quale spesso ci siamo identificati.
I colombiani sono un popolo fratello. Noi rompiamo con questa politica terrorista
del presidente Uribe”, ha detto Ortega, che lascia spazio, però ad un possibile
riavvicinamento politico fra lui e Uribe “a patto che non si ripetano atti terroristici
come quelli avvenuti lo scorso 1 marzo in Ecuador”. E, forse, ha ragione chi sostiene
che Ortega ha detto tutto questo anche per ricordare al mondo la disputa in corso
da diverso tempo fra il suo Paese e la Colombia in merito alla delimitazione delle
acque territoriali.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, Pace, Guerra, Peacereporter