dal nostro inviato
Angelo Miotto
Quattro colpi di pistola, dicono le notizie che arrivano nel parlamento basco,
qui a Gasteiz. Ci siamo arrivati questa mattina passando proprio attraverso Mondragon,
dove si è consumato l’attentato attribuito a Eta. L’organizzazione armata irrompe
sulla scena del momento piú delicado della campagna elettorale, l’antivigilia
del voto.
Domani la giornata del silenzio.
I quotidiani spagnoli
on line parlano di un bersaglio facile: Isaías Carrasco aveva 42 anni e lavorava
ai caselli dell’autostrada. Si era presentato per i socialisti baschi nel 2007,
senza essere eletto. L’azione di Eta vuole provocare una reazione forte, non comparabile
con quanto accadde l’11 marzo del 2004 per gravitá e dimensioni, ma con una logica
di colpo a sorpresa. Mettere un morto sul tavolo dell’ultimo giorno
della campagna elettorale significa, osservando freddamente il dato, distruggere
tutto il percorso impostato con minuziosa cura dai partiti, radere al suolo i
vari temi di dibattito e confronto su cui è stato chieso il voto. Urne a lutto
e un tentativo di condizionare il voto. Ci sono, a caldo, alcune ipotesi di analisi
sulle ripercussioni di questo omicidio. Parttono da fatti concreti: il primo è
che l’attentato è avvenuto in terra basca. Contro un socialista basco. Il messaggio
non è diretto solo alla politica spagnola, ma – come spesso avviene - all’insieme
delle forze politiche e sociali basche.
L’opzione indipendentista é costretta all’astensionismo attivo, con manifestazioni e boicottaggi, le altre forze sono in gara, mentre Zapatero
ha dichiarato negli ultimi giorni che potrebbe cercare l’appoggio del Partido
nacionalista vasco (Pnv). Lo stesso partito del presidente basco Ibarretxe, che
vorrebbe celebrare un referendum sul diritto a decidere dei
baschi per il loro futuro, progetto che Zapatero ha giá bocciato. Eta spara a
un socialista, sceglie un bersaglio simbolico, manda un messaggio al partito che
inauguro' prima del 2004 i contatti blindati con Batasuna per arrivare a un processo
di pace e che poi ha visto gli emissari socialisti di governo alzarsi dal tavolo
nell’ultimo incontro del maggio 2007, mandando in fumo
l’ultima possibilita' di far proseguire il negoziato.
La seconda lettura riguarda il voto spagnolo. Mariano Rajoy, il leader dei popolari
di destra, nei quattro anni della legislatura di Zapatero ha martellato come un
fabbro sulla politica antiterrorismo, ha messo costantemente i bastoni nelle ruote
del negoziato, ha indirizzato una parte della magistratura politicizzata. Fino
a quando Zapatero si è accorto che i sondaggi lo davano in discesa proprio sul
tema basco. E’ allora che cambia il talante, l’attitudine del premier socialista, e arriva la repressione. Da Maggio 2007
a oggi più di 200 arresti, decapitata l’intera dirigenza di Batasuna, casi di
tortura denunciati. Su chi potrá far leva il cadavere gettato sulle urne da Eta?
Una cosa sola è certa. Dovrebbe comunque provocare una reazione di partecipazione
al voto. Scongiurando l’astensionismo tanto temuto più da Zapatero che da Rajoy.