07/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Governo cinese ha smentito categoricamente i propri propositi di abolire la 'politica del figlio unico', varata da Mao Zedong durante gli anni '70 per arrestare il boom demografico che impediva lo sviluppo del gigante cinese.

bimbi appena natiIl presidente della Commissione ministeriale per la demografia, Zhang Weiqing ha annunciato da Pechino che “non sono previste deroghe alla regola che impone un figlio per le famiglie urbane, e due per le famiglie in aree rurali”. La comunicazione ufficiale viene a tacitare il dibattito che si era aperto sui media internazionali dopo che un funzionario dello stesso istituto aveva ammesso la scorsa settimana che il governo cinese stava discutendo la “possibilità di abrogare la limitazione del figlio unico”. Zhao Baige, vice presidente della Commissione, aveva espresso la sua idea della “necessità di un incremento del numero di figli consentiti”. La legge in Cina viene ampiamente criticata, perché spingerebbe molte famiglie a scegliere tra figli maschi o femmine, optando per vari aborti programmati, fino alla nascita di un erede maschio. Il fondo monetario internazionale negli ultimi due anni ha prodotto degli studi demografici per dimostrare che questa regola stava invecchiando rapidamente la popolazione cinese, il che in 30 anni avrebbe reso insostenibile la bilancia dei pagamenti pensionistici verso i cinesi anziani, che si sarebbero ritrovati in stragrande maggioranza rispetto alle generazioni giovani. Non la pensa così il signor Zhang della Commissione per la demografia, che ha ripetuto all'agenzia Xinhua come “un cambio nella politica natale porterebbe a un aumento subitaneo della nostra popolazione, il che metterebbe comunque una ipoteca al nostro futuro sviluppo”. Le differenze all'interno dello stesso istituto governativo mostrano come il tema sia uno dei più dibattuti nella società e tra i politici cinesi