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Arriviamo che è sera tardi, le
luci gialle dei lampioni e un comitato di accoglienza di un centinaio
di persone, molte di loro imbracciano l'ikurriña,
la bandiera basca. Lizartza è un paesino di seicento anime.
Una piazza, il municipio, con un campetto da calcio che porta fino a
un muro, con appoggiata una scalinata che arrvia fino alla chiesa. Ai
bordi della piazza principale, in ogni balcone e finestra bandiere
basche e ritratti di prigionieri.
Una birra e una saletta per parlare
con Muño
Mintegi e Maider Aguirrebarrena. Più che nel bar dovrebbero
stare seduti nei banchi del consiglio comunale, sette posti, che la
sinistra indipendentista avrebbe vinto, nelle elezioni di maggio
2007. Avrebbe. Cinquecento aventi diritto al voto, 186 voti per la lista di
Acion nacionalista vasca – sinistra indipendentista – 105 voti in
bianco, come chiesto dal Partido nacionalista vasco (Pnv) e solo 27
per la destra del Partido popular. Ma la lista vincitrice è
fuorilegge, per decisione del ministero dell'Interno spagnolo, perché
si sostiene che nelle candidature c'era chi aveva avuto rapporti
precedenti con Batasuna. E quindi è, per la legge di Madrid,
“contaminato”, il termine è proprio quello. Risultato: non avendo
altri vincitori, e avendo i 27 voti di destra superato il cinque
percento previsto dalla legge per evitare che si torni al
sindaco uscente, il partito post franchista guadagna non solo il
primo cittadino, ma anche i sei consiglieri. Cappotto.
Per
di più nel paesino la destra manda un'esponente di
Bilbao, Regina Otaola, mentre i sei consiglieri sono tutti di altri
centri, nessuno residente a Lizartza. È così che ai veri vincitori
non rimane che costruire un 'governo ombra' che funziona in
maniera parallela per quello che si può: feste, cultura,
iniziative varie, ma che non ha né soldi né potere
sulle questioni urbanistiche più urgenti. La sindaco popolare,
forte dei suoi 27 voti, non si ferma: impone la bandiera spagnola al
balcone del municipio, proibisce la partecipazione del pubblico ai
consigli comunali, arriva sempre scortata da due cellulari della
polizia autonoma basca in tenuta antisommossa e di un certo numero di
poliziotti in borghese. E, non contenta, due settimane fa ha anche
invitato José Maria Aznar per una visita lampo, invito trasformato dall'ex premier
in un
evento mediatico. "Aznar qui a Lizartza - sbuffa Maider- y para que?". Perdipiù,
quando il sindaco si palesa, vengono interrotte le frequenze
telefoniche dei celulari. Misure preventive di sicurezza.
A
Lizartza, paesino feudo della sinistra indipendentista, le persone
manifestano ogni settimana. Ne avranno per altri quattro anni e lo
dicono con una certa disperazione. Il nove marzo sarà
astensione attiva, come promesso da Acion nacionalista vasca: si
stanno organizzando per una giornata di mobilitazione nella piccola
piazza, per esprimere il boicottaggio del voto. Angelo Miotto