07/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Esproprio 'democratico'di un voto
dal nostro inviato
Angelo Miotto
 
 
Comitè di accoglienza, foto a.miottoArriviamo che è sera tardi, le luci gialle dei lampioni e un comitato di accoglienza di un centinaio di persone, molte di loro imbracciano l'ikurriña, la bandiera basca. Lizartza è un paesino di seicento anime. Una piazza, il municipio, con un campetto da calcio che porta fino a un muro, con appoggiata una scalinata che arrvia fino alla chiesa. Ai bordi della piazza principale, in ogni balcone e finestra bandiere basche e ritratti di prigionieri.
La storia di Lizartza è quella di una enclave espropriata, un simbolo concreto di cosa voglia dire la ley de partidos - che mise fuori legge Batasuna - mai riformata dal governo Zapatero. La delegazione internazionale di osservatori per il voto del nove marzo, di cui fa parte anche PeaceReporter, entra in un bar.
 
maider aguirrebarrena, foto a.miottoUna birra e una saletta per parlare con Muño Mintegi e Maider Aguirrebarrena. Più che nel bar dovrebbero stare seduti nei banchi del consiglio comunale, sette posti, che la sinistra indipendentista avrebbe vinto, nelle elezioni di maggio 2007. Avrebbe. Cinquecento aventi diritto al voto, 186 voti per la lista di Acion nacionalista vasca – sinistra indipendentista – 105 voti in bianco, come chiesto dal Partido nacionalista vasco (Pnv) e solo 27 per la destra del Partido popular. Ma la lista vincitrice è fuorilegge, per decisione del ministero dell'Interno spagnolo, perché si sostiene che nelle candidature c'era chi aveva avuto rapporti precedenti con Batasuna. E quindi è, per la legge di Madrid, “contaminato”, il termine è proprio quello. Risultato: non avendo altri vincitori, e avendo i 27 voti di destra superato il cinque percento previsto dalla legge per evitare che si torni al sindaco uscente, il partito post franchista guadagna non solo il primo cittadino, ma anche i sei consiglieri. Cappotto.

la provocazione sul muro, foto a.miottoPer di più nel paesino la destra manda un'esponente di Bilbao, Regina Otaola, mentre i sei consiglieri sono tutti di altri centri, nessuno residente a Lizartza. È così che ai veri vincitori non rimane che costruire un 'governo ombra' che funziona in maniera parallela per quello che si può: feste, cultura, iniziative varie, ma che non ha né soldi né potere sulle questioni urbanistiche più urgenti. La sindaco popolare, forte dei suoi 27 voti, non si ferma: impone la bandiera spagnola al balcone del municipio, proibisce la partecipazione del pubblico ai consigli comunali, arriva sempre scortata da due cellulari della polizia autonoma basca in tenuta antisommossa e di un certo numero di poliziotti in borghese. E, non contenta, due settimane fa ha anche invitato José Maria Aznar per una visita lampo, invito trasformato dall'ex premier in un evento mediatico. "Aznar qui a Lizartza - sbuffa Maider- y para que?". Perdipiù, quando il sindaco si palesa, vengono interrotte le frequenze telefoniche dei celulari. Misure preventive di sicurezza.

una signora che protesta, foto a.miottoA Lizartza, paesino feudo della sinistra indipendentista, le persone manifestano ogni settimana. Ne avranno per altri quattro anni e lo dicono con una certa disperazione. Il nove marzo sarà astensione attiva, come promesso da Acion nacionalista vasca: si stanno organizzando per una giornata di mobilitazione nella piccola piazza, per esprimere il boicottaggio del voto.
C'è più di una metafora nella storia del 'sacco' di Lizartza. Lo dicono le facce delle signore, anche di una certa età, che vengono a ringraziarci semplicemente per aver ascoltato la loro storia. E una domanda che torna stupita sulle labbra della piccola comunità: quando potremo presentare una lista senza che la cancellino? E quando potremo esercitare il diritto al voto per la nostra opzione politica?
 

Angelo Miotto

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