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L’onorevole Kiddinan Sivanesan, del partito nazionalista tamil, stava rientrando
a casa sua dopo aver partecipato a una seduta parlamentare nella capitale Colombo,
quando quattro bombe poste al margine della strada sono esplose al passaggio della
sua auto, uccidendo lui e il suo autista. L’attentato, avvenuto nel nord del
Paese controllato dai separatisti tamil, è opera delle squadre speciali dell’esercito,
specializzate nella penetrazione in territorio nemico e nell’esecuzione di omicidi
mirati e altre operazioni segrete. Sivanesan è il terzo deputato dell’Alleanza
Nazionale Tamil (Tna) ucciso dal governo dalla fine del 2005, quando il neoeletto
presidente Mahinda Rajapakse decise la ripresa della guerra contro le Tigri Tamil
(Ltte). Una decisione costata più di 10mila morti in due anni, in gran parte civili.
“Centinaia di sparizioni ad opera dei militari”. Per annientare gli indipendentisti armati e i loro fiancheggiatori, il governo
dello Sri Lanka non si fa scrupoli di alcun tipo: bombarda con i jet i villaggi
tamil, elimina i politici che sostengono la causa indipendentista e arresta, tortura
e uccide tutti coloro che sono sospettati di collegamenti con i ribelli. Proprio
oggi Human Rights Watch (Hrw) ha pubblicato un rapporto intitolato “Incubo ricorrente: la responsabilità dello Stato nei rapimenti e nelle sparizioni
in Sri Lanka”. L’organizzazione statunitense accusa i militari e paramilitari governativi
di aver compiuto “centinaia di rapimenti” a danno di “membri della minoranza tamil
sospettati di legami con le Tigri”. Centinaia di civili che “spariscono” nel nulla,
rinchiusi, torturati e uccisi in strutture militari e prigioni segrete.
Dure accuse al governo, non solo da Hrw. “Il governo di Rajapakse è diventato uno dei maggiori responsabili di sparizioni
al mondo”, ha detto Elaine Pearson, della sezione asiatica di Hrw.Enrico Piovesana