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Sarebbe di almeno 15 morti (3 soldati azeri e 12 armeni) il bilancio degli scontri
cominciati ieri sera nella contesa regione del Nagorno-Karabakh, incorporata nell'Azeirbagian
ma di fatto controllata militarmente dall'Armenia. Sono gli scontri più gravi
da quando è stato firmato un cessate il fuoco tra Baku e Erevan, dopo anni di
guerra che hanno provocato decine di migliaia di morti e almeno un milione di
sfollati. La tensione era già alta in Armenia, da quando, venti giorni fa, in
piazza si sono riversate le opposizioni che non riconoscono la vittoria di Serge
Sarkissian alle presidenziali del 19 febbraio scorso. Nel Paese vige da allora
lo stato d'emergenza. Scaramucce tra i due eserciti si sono verificate nei due
distretti nord-occidentali del Karabakh, con colpi di artiglieria e bombardamenti
nei villaggi delle regioni di Terter e Goranboy. I governi dei rispettivi Paesi
hanno si sono incolpati a vicenda per aver inziato gli scontri. La contesa per il
Nagorno-Karabakh divampò quando sia l'Armenia che l'Azerbaigian si resero indipendenti
da Mosca nel 1991. Tuttavia, Mosca tese a manipolare le rivalità tra le parti,
rifornendole entrambe di armi e riuscendo a tenere sotto controllo i due contendenti.
La guerra terminò nel 1993, ma i cessate il fuoco siglati da allora non sono mai
stati rispettati.Luca Galassi