05/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Primarie, Hillary vince tre Stati su quattro. La corsa con Obama non è finita
Doveva vincere in Texas e in Ohio, altrimenti poteva dire addio ai suoi sogni presidenziali.  Hillary Clinton l’ha fatto, aggiungendo alla serata della sua rinascita anche il Rhode Island, e lasciando solo il Vermont all’ormai favorito Barack Obama nella corsa verso la nomination democratica. Come nel New Hampshire due mesi fa, l’ex first lady è risorta quando ormai sempre più osservatori la davano per spacciata. Ma il conteggio dei delegati, specialmente in quel Texas dove la ripartizione segue criteri bizzarri, potrebbe alla fine cambiare davvero di poco la situazione. Lasciando Obama in vantaggio con un margine di poco invariato rispetto a ieri. Mentre la sfida in campo democratico prosegue più incerta che mai, tra i repubblicani John McCain ha invece raggiunto il numero di delegati necessari per conquistare ufficialmente la candidatura alla Casa Bianca, vincendo agevolmente tutti i quattro Stati in palio.
 
Ohio. Il successo più convincente per la Clinton è venuto dall’Ohio, uno degli Stati che negli ultimi anni più ha sofferto la perdita di posti di lavoro nell’industria: un terreno ideale per Hillary, che prevale su Obama tra gli elettori di reddito medio-basso ed è vista come più ferrata sui problemi dell’economia. L’ex first lady ha vinto le primarie nello Stato con il 55 percento dei voti. “Come vota l'Ohio, così vota la nazione”, ha detto la senatrice, ricordando che nessun candidato ha mai vinto la elezioni presidenziali senza aver vinto le primarie qui: “Andremo avanti, andremo forte, andremo fino in fondo”, ha promesso Hillary.
 
Texas. In Texas la situazione è più complessa. Lo Stato più grande degli Usa ha un sistema elettorale tutto suo, cioè “in due fasi”: si tengono sia elezioni primarie mettendo la scheda nell’urna, sia i cosiddetti “caucus”, le assemblee di partito dove gli elettori si riuniscono in gruppi e contano le preferenze. Nella prima fase Hillary è davanti con il 51 percento dei voti contro il 47 percento di Obama, che al momento guida però con il 56 percento nei caucus. Per contare i 193 delegati texani da assegnare – in base a ogni collegio elettorale delo Stato, altra complicazione – ai due contendenti ci vorranno ore, forse giorni: ed è possibile che, pur conquistando meno voti, Obama riceva più delegati. Così, il senatore dell’Illinois ha cercato di sminuire le vittorie di Hillary: dopo le primarie di martedì 4 marzo “avrò grosso modo lo stesso vantaggio in termine di delegati che avevo prima dello scrutinio, e vincerò la nomination”, ha detto Obama.
 
Le prossime sfide. Per il limitato numero di delegati in palio, le vittorie di Obama nel Vermont (con il 60 percento) e della Clinton nel Rhode Island (con il 58 percento) cambiano di poco la situazione. Ora tutti gli occhi si spostano sulla ripartizione dei delegati per la convention. Al momento la Cnn ne attribuisce 1.451 a Obama e 1.365 alla Clinton: entrambi sono lontani dai 2.025 necessari per conquistare la nomination. La corsa durerà ancora a lungo. Dopo il trascurabile voto del Wyoming (domenica prossima) e le primarie in Mississippi di due giorni dopo (dove Obama è strafavorito per l’alta percentuale di afro-americani), la macchina elettorale dei democratici si ferma fino al 22 aprile, quando voterà la Pennsylvania. Uno Stato elettoralmente simile all’Ohio, e quindi terreno di caccia per Hillary. Ma a questo punto, c'è chi comincia a prevedere che l'incertezza regnerà fino alla convention di fine agosto, perché saranno decisivi i voti dei "super-delegati", cioè funzionari di partito, senatori, deputati.
 
McCain candidato. Tra i repubblicani, John McCain può invece già pensare alla sfida per la Casa Bianca. Vincendo con ampi margini gli Stati in palio ieri (solo in Texas ha dovuto sudare, ottenendo il 51 percento contro il 47 percento di Mike Huckabee), il senatore dell’Arizona ha ora dalla sua parte 1.226 delegati e ha ottenuto matematicamente la nomination. Solo due mesi fa, non l’avrebbe detto nessuno. 

Alessandro Ursic

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