Colombia, tensione molto alta. Lo scontro armato potrebbe essere alle porte. Da Venezuela e Ecuador critiche alla politica di Uribe
La pace incontrastata che regnava da anni nel continente americano, dopo le ultime
vicende fra Ecuador, Venezuela e Colombia sembra in pericolo. Il braccio di ferro
fra i tre stati è cominciato. Intanto il presidente colombiano Uribe, incassa
la solidarietà di George W. Bush: “Sono con te nella lotta alla guerriglia marxista”.
La crisi avanza. La tensione è alle stelle. Soldati venezuelani ammassati lungo il confine con
la Colombia, armati fino ai denti, sono pronti a agire. Così anche i loro colleghi
ecuadoriani a migliaia di chilometri di distanza. In mezzo la Colombia, militarmente
molto ben attrezzata e sostenuta ormai da anni dall'amico americano.
L'irascibile Hugo Chavez, presidente venezuelano, dopo aver ordinato ai vertici
militari di schierare truppe al confine con la Colombia, resta in attesa. Ma attacca
a parole e risponde tono su tono alle accuse colombiane di aver finanziato la
guerriglia delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) con trecento
milioni di dollari. Per voce del ministro dell'Interno, Ramon Chachin, infatti,
il governo di Caracas ha definito un “bugiardo” il numero uno della polizia colombiana,
il generale Oscar Naranjo, che 48 ore dopo l'operazione militare in territorio
ecuadoriano condotta dall'esercito di Bogotà aveva dichiarato di essere entrato
in possesso di documenti che coinvolgevano nella guerriglia filomarxista delle
Farc sia il Venezuela che l'Ecuador.
Le smentite. Notizie smentite dai diretti interessati, che si sono lanciati subito al contrattacco.
Chachin è stato durissimo e ha detto di avere le prove, scaturite dal notebook
di un mafioso colombiano arrestato nei giorni scorsi a Merida, che lo stesso capo
della polizia colombiana sarebbe invischiato in una brutta faccenda riguardante
il narcotraffico. Inoltre, da martedì mattina la frontiera nord, quella nello
stato venezuelano di Zulia, è stata chiusa con le conseguenti difficoltà per il
traffico delle merci fra i due Paesi. Non solo. La Colombia ha fatto sapere che
denuncerà alla Corte Penale Internazionale il presidente Chavez, reo secondo Uribe
di aver sostenuto e finanziato le Farc e di conseguenza da considerare a tutti
gli effetti un sostenitore “del genocidio” compiuto dalla guerriglia. E sulla
rottura dei rapporti diplomatici con l'Ecuador, l'ex cancelliere colombiano Rodrigo
Pardo dice che anche altre nazioni dell'area non hanno rapporti diplomatici da
anni, come Bolivia e Cile, ma non per questo sono giunti alla guerra. Non solo.
Dal vicepresidente colombiano, Francisco Santos, arriva come un macigno un'altra
notizia che, però, non ha trovato ancora conferme: dai computer di Reyes, il portavoce
dei guerriglieri ucciso nel raid di sabato, sarebbe emerso che le Farc avrebbero
cercato di comprare materiale radioattivo per la fabbricazione di “una bomba sporca”.
E dopo aver fatto vista all'ex congressista colombiano da poco rilasciato dai
guerriglieri, Eladio Perez, il presidente Uribe ha fatto sapere: “Mi preoccupa
molto il fatto che Chavez sia così vicino alle Farc e che ci sia una certa complicità
fra loro”.
La Colombia. Inoltre, Uribe ha confermato il suo impegno e la determinazione nel combattere
contro le Farc. “Non siamo interessati a fare la guerra ma a sconfiggere la guerriglia”
ha dichiarato il leader colombiano.
Non è migliore la situazione in Ecuador. Il presidente Rafael Correa, infatti,
dopo il bombardamento colombiano avvenuto sabato in territorio ecuadoriano, ha
espresso amarezza per il comportamento di Alvaro Uribe, accusandolo di non volere
la liberazione di Ingrid Betancourt, alla quale stava lavorando il governo di
Quito. “Uribe è sleale e bugiardo – ha tuonato Correa – i colloqui con le Farc
erano abbastanza avanzati ed erano incentrati sulla liberazione di Ingrid Betancourt
e di altri dodici ostaggi. Adesso, però, tutto è stato reso vano. Non possiamo
escludere che questa sia stata una delle motivazioni dell'incursione da parte
dei nemici della pace”. E, poco prima di partire per un viaggio che lo condurrà
in diversi paesi del Sudamerica, Correa ha avvisato tutti sulla possibile volontà
colombiana di regionalizzare il conflitto. “Non si è mai visto, nemmeno durante
i momenti più bui del nostro continente, un governo che abbia osato regionalizzare
un conflitto. Questo è un fatto inedito e inammissibile”.
Nella polemica entra anche l'ex presidente cubano Fidel Castro che in un suo
articolo pubblicato sul Granma sostiene che il bombardamento colombiano sarebbe
stato gestito da Washington e definisce l'operazione militare “un crimine mostruoso”