La primavera si avvicina e con essa il momento in cui i talebani sferreranno
la loro offensiva in Afghanistan. Un’offensiva che molti prevedono decisiva.
Non una mera ripetizione delle campagne localizzate degli anni scorsi, ma un’avanzata
estesa a tutto il territorio e con le città come obiettivo: Kandahar, che è
già accerchiata, ma anche Herat e la capitale Kabul, entrambe difese dal nostro
“contingente di pace”. L’offensiva su Herat – base degli italiani –
partirà da sud, dalle roccaforti talebani a Shindand e nella provincia di Farah.
Quella su Kabul sarà invece una manovra ‘a tenaglia’ da ovest, cioè dalla
provincia talebana di Vardak, e da sud ed est, ovvero dal Pakistan via Khost e
Jalalabad – direttrici entrambe presidiate dalle truppe italiane basate negli
avamposti di Musahi e Surobi.
Il sentiero del mullah Omar. Il Pentagono e la Nato si preparano a far fronte all’offensiva in due modi.
Da una parte cercano di rafforzare le difese nel sud dell’Afghanistan, chiedendo
agli alleati di inviare truppe da combattimento nelle province meridionali. Di
questo di parlerà al vertice Nato di Bucarest tra un mese. Dall’altra tentano
di sabotare le retrovie e le linee di rifornimento logistiche dei talebani in
Pakistan, estendendo il conflitto in maniera analoga a quanto avvenne durante
la guerra in Vietnam con le operazioni in Laos e Cambogia per colpire il cosiddetto
‘sentiero di Ho Chi Minh’. Questa volta l’obiettivo è quello che potremmo
chiamare, per analogia, il ‘sentiero del mullah Omar’, senza il quale l’offensiva
talebana di primavera risulterebbe fortemente depotenziata, se non compromessa.
Truppe Usa dirette a Peshawar. Dopo una serie di incontri tra i vertici militari Usa con il comandante delle
forze armate pachistane Ashfaq Parvez Kayani – a Washington poco importano gli
sviluppi politici seguiti al voto – è stata decisa una “grande offensiva”
contro le retrovie talebane e le basi di Al Qaeda in Waziristan e nelle altre
aree tribali al confine con l’Afghanistan.
Gli Stati Uniti, che finora avevano messo in campo solo poche unità d'élite,
droni e satelliti spia, forniranno ora almeno un centinaio di uomini delle forze
speciali per addestrare e sostenere gli 85mila paramilitari pachistani dei Frontier Corps (milizie tribali pashtun al soldo del governo), oltre a un sostanzioso supporto
tecnico. Pare che anche la Gran Bretagna stia valutando di fare altrettanto.
Usa e alleati hanno però fatto i conti senza l’oste: i potentissimi servizi
segreti militari (Isi) filo-talebani, filo-qaedisti e profondamente anti-occidentali,
i quali ora – secondo alcuni commentatori – avrebbero trovato un nuovo referente
politico nell’ambiguo Nawaz Sharif e nei suoi alleati sauditi.