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Ecuador. Ormai sembra che fra Correa e Uribe, presidente colombiano, sia rottura definitiva.
Il presidente dell'Ecuador, infatti, dopo le vicende legate all'omicidio di Raul
Reyes e le accuse colombiane di essere un fiancheggiatore delle Farc, ha fatto
rientrare il suo ambasciatore e ha di fatto espulso l'ambasciatore colombiano
di stanza a Quito. Non solo. La crisi sembra tanto profonda che Correa ha deciso
di far confluire lungo la frontiera con la Colombia decine di mezzi militari e
soldati. Ma la vera sorpresa sembra un'altra. Dai computer di Reyes, secondo quanto
emerso da una conferenza stampa tenuta dal capo della polizia colombiana, il generale
Naranjo, sarebbero spuntati documenti che legherebbero il gruppo guerrigliero
colombiano a Correa. Più precisamente sembra che un emissario del presidente ecuadoriano
abbia avuto modo di incontrare Reyes, il quale avrebbe espresso il desiderio di
riunirsi con l'amministrazione di Quito. Tutto, forse, per discutere una soluzione
che prevedesse uno scambio umanitario fra gli ostaggi in mano alle Farc e i guerriglieri
nelle carceri di Bogotà.
Atto di guerra. L'azione dell'esercito colombiano ordinata dal governo di Bogotà è per l'ex ambasciatore
ecuadoriano, Francisco Suescum, “un fatto barbaro, un vero atto di guerra. Un'azione
condotta contro la pace, contro la vita e contro i diritti umani”. Il gruppo di
cui Reyes faceva parte, infatti, è stato attaccato nel sonno in territorio ecuadoriano.
Anche se sull'esatta posizione di Reyes e dei suoi uomini le Farc hanno dei dubbi.
“Le dichiarazioni che giungono dalla Colombia, secondo cui Reyes e i suoi compagni
si trovavano in Ecuador, è un'infamia”, si legge sulla rivista Resistencia, l'organo stampa delle Farc.
Venezuela. Anche a Caracas la tensione sembra alta. Hugo Chavez, alleato di Correa, ha chiuso
la sua ambasciata a Bogotà, fatto rientrare tutti i diplomatici e chiesto all'esercito
di schierare carri armati e soldati al confine con la Colombia. L'attacco militare
contro le Farc, infatti, potrebbe secondo Chavez scatenare una guerra. Possibile,
secondo il leader bolivariano, nel caso in cui l'esercito di Bogotà sconfinasse.
“Possa Dio evitarci una guerra – ha detto Chavez - Ma non permetteremo che violino
la nostra sovranità territoriale. Comunque, questo potrebbe essere l'inizio di
una guerra in Sudamerica”. Non tutti però sono d'accordo a schierare le truppe.
L'ex ministro della Difesa, Fernando Ochoa, infatti, considera “sproporzionato”
l'ammassamento di truppe alla frontiera con la Colombia, atto che giudica “molto
grave”.
Alessandro Grandi