Conclusa all'alba l'operazione Inverno Caldo. Almeno cento palestinesi uccisi, in gran parte civili
''L'operazione Inverno Caldo è
terminata'', ha annunciato questa mattina la Radio militare
israeliana.
Un dispaccio di poche righe per sancire
la conclusione, alle
prime luci dell'alba di oggi, della dura incursione dell'aviazione e
della fanteria israeliana con il supporto di mezzi blindati nella
Striscia di Gaza. Da mercoledì a oggi, sono almeno cento i
palestinesi uccisi, mentre sono due i militari israeliani che hanno
perso la vita a Jabaliya.
Alba
di sangue. Questa mattina,
mentre i militari israeliani si ritiravano, sette razzi Qassam sono
stati lanciati verso le città israeliane di Sderot e Askelon e
cinque miliziani di Hamas sono stati uccisi dai soldati israeliani.
Ma sembrano le ultime scaramucce della più grande battaglia
nella Striscia dal ritiro d'Israele nell'estate del 2005.
''L'operazione è in via di conclusione. Quasi
tutte le nostre forze sono già rientrate in Israele'', ha
dichiarato un portavoce delle forze armate d'Israele,
confermando la fine dell'operazione, ma ribadendo che Tel Aviv
''continuerà con le azioni difensive contro coloro che
lanciano i razzi letali contro i nostri civili''. La definizione di
'operazione difensiva' per un'incursione di queste dimensioni è
perlomeno discutibile, quanto le surreali dichiarazioni di Sami Abu
Zuhri, portavoce di Hamas, che ha commentato la fine dell'operazione
Inverno Caldo dichiarando che ''il nemico è stato sconfitto.
Gaza sarà sempre una tomba per le truppe d'occupazione.
Abbiamo trasformato Sderot in una città fantasma e anche ad
Askelon accadrà lo stesso''.
Qualcuno
dovrebbe far notare a Zuhri che Gaza è una tomba per i civili
palestinesi, in particolare per i tanti bambini che hanno perso la
vita, sepolti dalle macerie dei palazzi rasi al suolo dall'aviazione
israeliana, come è la stessa Gaza a essere una prigione a
cielo aperto, dove manca tutto e la popolazione è allo stremo.
Qualcuno dovrebbe anche far notare a Israele che i razzi Qassam sono
letali, tanto da uccidere un cittadino israeliano nei giorni scorsi,
ma un attacco così violento contro l'inerme popolazione della
Striscia sembra più vicino a 'quell'Olocausto' promesso ai
palestinesi dal vice-ministro della Difesa israeliano Matan Vilnai
che a un'operazione di difesa.
Escalation di violenza.
Se il presente è drammatico, le prospettive per il conflitto
israelo – palestinese non sono rosee.
Zahi
Hanegbi, presidente della Commissione parlamentare per gli Affari
Esteri e e la Difesa, ha dichiarato oggi che ''Israele deve
prepararsi a una vera a propria guerra contro Hamas, che vuole creare
un regno del terrore nella Striscia di Gaza, sostenuto militarmente
dall'Iran. Entro breve tempo, il governo deciderà di abbattere
il regime terroristico di Hamas, per riassumere il controllo del
confine tra Gaza e l'Egitto''. Una conferma indiretta delle
previsioni di Hanegbi è il bombardamento della sede del
ministero degli Interni palestinese a Gaza City costituisce un
inequivocabile avvertimento alla dirigenza di Hamas: il vertice
dell'organizzazione islamica non deve sentirsi al sicuro. Una caserma
della polizia palestinese nei pressi della casa del premier di Hamas
Ismail Haniyeh è stata bombardata. La rabbia palestinese è
esplosa anche in Cisgiordania, con una serie di manifestazioni di
solidarietà alla popolazione di Gaza che hanno portato a
scontri tra coloni israeliani e palestinesi. Un ragazzo palestinese
di 18 anni è stato ucciso, nei pressi dell'insediamento di
Talmon, alle porte di Ramallah. Ma la rabbia valica i confini. Così
l'ayatollah supremo iraniano Alì Khamenei invita i musulmani
del mondo a colpire Israele, Hezbollah organizza una manifestazione
di solidarietà ai palestinesi al confine tra Libano e Israele.
Usa e Ue, al solito, invitano alla calma, riuscendo a sembrare sempre
più un uomo che tenta di spegnere un incendio con un bicchiere
d'acqua. L'impatto delle immagini delle vittime civili di Gaza, che
hanno fatto il giro del mondo in pochi minuti, hanno suscitato
un'indignazione tale da spingere il presidente dell'AutoritÃ
Nazionale palestinese Mahmoud Abbas a prendere le distanza da
Israele. Per isolare Hamas, che pure ha vinto nel 2006 le elezioni
più trasparenti della storia del Medio Oriente, Abbas si era
legato alle promesse del premier israeliano Olmert nella conferenza
di pace di Annapolis, negli Usa, a novembre dello scorso anno. Il
conflitto israelo – palestinese brucia di nuovo, incendiando tutto
quanto intorno a sé.