
Il centro della capitale armena, Yerevan, sembrano un campo di battaglia. Le
strade, ingombre di carcasse di auto bruciate e pietre, sono deserte, presidiate
da carri armati e soldati armati di fucili mitragliatori.
Si contano le vittime della brutale repressione delle proteste popolari di ieri:
almeno 8 manifestanti morti e 33 poliziotti feriti. Le autorità sostengono che
alcuni manifestanti erano armati.
Il governo ha proclamato nella notte lo stato d’emergenza fino al 20 marzo.
Il leader dell’opposizione, Levon Ter-Petrosian, è stato messo agli arresti domiciliari,
da dove in serata ha invitato i manifestanti a porre fine alle proteste. Decine
di suoi sostenitori sono stati arrestati nelle ultime ore.
Le violenze di ieri sono esplose dopo che la polizia, in mattinata, aveva sgomberato la
tendopoli dell’opposizione in Piazza della Libertà.
Dal 19 febbraio le opposizioni armene protestavano contro i risultati delle elezioni
presidenziali vinte dal candidato presidenziale Serge Sarkisian: il voto sarebbe
stato, secondo loro, falsato da gravi brogli.