L'appello lanciato dagli studenti ribelli della Generazione '88 in Birmania. "Da Pechino solo silenzio e armi per i generali"

'Boicottate le olimpiadi di Pechino, per fare capire alla Cina
che siete contro la giunta militare che sta dominando il nostro paese
a furia di pistole e minacce'; il grido sale forte dalla Birmania
verso il mondo e chiede aiuto. Sono i portavoce del movimento di ex
studenti, ora attivisti democratici, 'Generazione 88' che prendono il
nome dall'anno in cui si sollevarono contro i generali per chiedere
libere elezioni, pagando un tributo di tremila vite umane alla
repressione: Le elezioni si tennero poi nel 1990 e vennero vinte
dalla Lega per la Democrazia di Aung San Suu Kii, per poi essere
annullate dalla giunta militare.
Darfur, diritti umani,, e Myanmar La richiesta di
boicottaggio degli studenti birmani giunge come terza ondata di
proteste contro la manifestazione sportiva che si terrà a
Pechino il prossimo agosto: parecchie organizzazioni di difesa dei
diritti umani hanno protestato per come viene tacitato il dissenso
politico e delle minoranze in Cina, invitando i paesi democratici a
non inviare atleti nella capitale cinese; è stato poi il tempo
delle polemiche sul ruolo cinese nei confronti del Sudan, stato
africano tra i maggiori fornitori di petrolio ai cinesi, criticato
perché incapace di fermare il genocidio in corso nel Darfur,
regione al confine con il Chad. Due settimane fa il regista
hollywoodiano Steven Spielberg si è ritirato dall'incarico di
direttore artistico delle Olimpiadi per incitare la Cina a fare
qualcosa per il Darfur, intervenendo presso il governo di Khartum.
Da Pechino solo armi. "Il nostro approccio costruttivo con
Pechino non è servito a nulla: non si sono attivati presso il
governo militare che governa dal 1962 e la loro unica risposta è
stata il silenzio e l'invio di nuovi fucili e mitragliatrici", ha
dichiarato un portavoce del gruppo '88. A seguito delle costanti
pressioni di altri paesi dell'Asean (organizzazione internazionale
dei paesi dell'area) la giunta militare birmana ha acconsentito a
quelle che hanno definito come 'aperture democratiche': la
convocazione di un referendum in maggio. Per approvare una
costituzione redatta da rappresentanti scelti dai militari stessi.
Elezioni inclusive Alla costituzione dovrebbero seguire
delle elezioni, in teoria democratiche. Comunque con calma, a partire
dal 2010. La figura preminente dell'opposizione, aung San Suu Kii, è
stata esclusa da eventuali consultazioni perché "ha sposato
uno straniero ed ha figli stranieri". Suu Kii è vedova dal
1999 di un professore inglese, rimasto in patria. Anche le due figlie
di Suu Kii sono rimaste in Inghilterra, non potendo aiutare la madre
agli arresti domiciliari in Rangun. Parecchi paesi dell'area si sono
dichiarati a favore di vere elezioni libere e inclusive per il
Myanmar, con la partecipazione di Aung San Suu Kii, nelle parole
del ministro indonesiano agli Esteri. Secondo l'inviato speciale Onu
per il Myanmar, generale Ibrahim Gambari, servono a Rangun "per
arrivare ad un reale cambiamento, delle elezioni credibili, che siano
inclusive"; come rammentato in una conferenza stampa congiunta con
il ministro degli Esteri di Singapore, un Paese molto attivo nei
contatti diplomatici per trovare una soluzione alla crisi. Per ora
Suu Kii rimane senza diritto di voto; e agli arresti domiciliari,
come ha passato 12 dei suoi ultimi 18 anni di vita