17/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La natura si scatena anche in Costa Rica. Le alluvioni causano decine di morti
Scritto per noi da
Maurizio Campisi
 
la potenza delle alluvioni in Costa RicaSono rimasti tre giorni sui tetti delle case aspettando invano che arrivassero aiuti, senza cibo e senza acqua potabile. Alla fine, stremati per l’attesa, gli abitanti della regione atlantica della Costa Rica hanno dovuto arrangiarsi, improvvisando canoe d’emergenza e raccogliendo quello che si poteva per sfamarsi e riprendersi dal disastro.
 
Le comunità indigene. È bastato infatti un solo giorno con piogge da record per distruggere quasi tutte le infrastrutture di questa zona e lasciare quasi diecimila sfollati, mentre procede lentamente il conteggio delle vittime e dei dispersi, attualmente una decina.
Eppure, a quasi una settimana dalle piogge torrenziali non si sa ancora nulla di molte comunità rimaste isolate, soprattutto quelle situate sulla cordigliera di Talamanca ed abitate dagli indigeni Bribrí.
  zone alluvionate
I pr imi soccorsi. Proprio la lentezza con cui si è mossa la macchina dei soccorsi è oggetto delle critiche. Venerdì 7 gennaio l’Istituto Meteorologico aveva avvertito che erano previste precipitazioni sulla città costiera di Limón e dintorni, ciò nonostante, nessuno si aspettava che si sarebbe toccato il record dei 350 litri per metro quadrato caduti il sabato. In poche ore tutti i fiumi, dal Sarapiquí a nord al Sixaola al sud, alla frontiera con Panama, sono straripati portando con sè case, strade e piantagioni. È stato solo martedì, però, che nella capitale ci si è resi conto della reale portata del disastro. I mezzi inviati dalla Comisión Nacional de Emergencia (la Protezione Civile locale) non avevano potuto raggiungere la zona perchè non esistevano più le strade, mentre dall’alto gli aerei e gli elicotteri non potevano intervenire per la persistenza del maltempo. Le prime immagini trasmesse dalle telecamere di Canal 7 mostravano un panorama desolante, con intere famiglie isolate sui tetti delle proprie case, mentre i fiumi si erano impadroniti di quelle che prima erano strade e piazze. La provinciale che unisce Limón con la frontiera, attesa per anni ed inaugurata di recente, appariva distrutta in più punti dalla forza delle acque.
 
L'opinione pubblica. Di fronte alla reazione indignata dell’opinione pubblica, il presidente Abel Pacheco si è difeso adducendo la mancanza di fondi per poter muovere con più rapidità i soccorsi, ma le sue giustificazioni sono state respinte, al punto che un centinaio di manifestanti gli hanno impedito mercoledì di raggiungere i luoghi più colpiti. Intanto vengono fatte le prime stime sul colpo che le inondazioni avrebbero inferto all’economia, con la perdita totale di 3150 ettari coltivati a banane e ad ananas.
  la potenza della natura
Anche a Panama. La stessa situazione si vive a Panama, dove si contano al momento quasi undicimila sfollati. Anch e qui le piogge hanno spazzato via intere comunità e devastato l’economia che, come sul versante costaricense, si basa sul turismo e sulle piantagioni di banane, di proprietà, nella quasi totale maggioranza, della Chiquita. Anche qui il governo ha dovuto recitare il mea culpa per bocca del presidente Martín Torrijos, che ha riconosciuto la lentezza con cui sono stati inviati i soccorsi nella regione, che dista quasi 600 chilometri dalla capitale. Sia in Costa Rica che a Panama è stata dichiarata l’emergenza nazionale, mentre nelle città è già partita la mobilitazione spontanea della gente per la raccolta di fondi e di ogni genere di prima necessità da inviare nelle zone colpite.
Purtroppo le previsioni per i prossimi giorni parlano di ulteriori piogge, che potrebbero aggravare la già precaria situazione degli sfollati.
 
 
Categoria: Ambiente
Luogo: Costa Rica