08/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sandro Provvisionato, Ferdinando Imposimato DOVEVA MORIRE Chi ha ucciso Aldo Moro
di Sandro Provvisionato
 
Non è la prima volta che mi cimento con il tema del terrorismo e credo non sarà neppure l’ultima. Credo che gli anni di piombo siano e rimangano un buco nero nella coscienza di questo Paese. Per alcuni versi un tema irrisolto, per altri una questione non capita e oggi più che mai digerita solo come un mero affare criminale.
Come sempre il nostro rimane il Paese degli eccessi. Ieri, chiusa la stagione del partito armato, noi giornalisti abbiamo commesso il più grave degli errori. Siccome faceva notizia, abbiamo dato un’eccessiva esposizione a chi da quegli anni usciva con la casacca del carnefice. Interviste, curiosità, opinioni. E abbiamo dimenticato le vittime. Chi usciva da quegli anni col sudario della morte e chi quel sudario se lo sarebbe portato dietro tutta la vita.
 
Oggi l’errore è lo stesso ma diametralmente opposto. Si confonde Moretti con il mostro di Firenze, la Faranda con Bonnie e Morucci con Clyde. E Curcio con Nosferatu. E il giusto rispetto che va portato ai sopravvissuti annega una ricostruzione storica necessaria in un uno stillicidio di storie di sangue che sembrano avvenute a prescindere, senza mai un vero perché.Come al solito la giusta via sta nel mezzo. In particolare nella contestualizzazione di quanto è accaduto.
E’ troppo facile semplificare e schematizzare. Capire perché gli anni di piombo hanno travolto, direttamente o indirettamente, a volte solo sfiorato, una intera generazione è cosa difficile, che chiede serenità ed impegno.
La mia formazione, come quella di molti che oggi fanno il mio mestiere, quello del giornalista, è stata fortemente influenzata dal ’68. Se non altro proprio per un fatto generazionale, perché allora avevamo vent’anni. Eppure io e la maggior parte dei miei coetanei non abbiamo fatto il salto alla lotta armata. Eravamo marxisti radicali ma credevamo nel confronto delle idee, nel dibattito anche aspro e nei valori della democrazia. Perché questo è accaduto non è solo una questione personale.
Oggi vedo invece che quegli anni che - è bene sottolinearlo - non furono solo sangue e P38, ma anche portatori di grandi ideali di trasformazione e cambiamento, di gioia e di amore per gli altri, sono riletti con gli occhiali del gioco politico più basso. Tutto è buono in uno scontro destra-sinistra che alla fine si limita al vile conto dei cadaveri.
 
Io credo, invece, che sia giunto il momento di voltare pagina sugli anni di piombo, ma come sempre avviene prima di girare una pagina è bene averla letta.
Ho così pensato, in tempi neanche tanto lontani, di creare un sito, una sorta di luogo della memoria. Si chiama misteriditalia.  E’ uno strumento in continua evoluzione che oggi è diventata una testata giornalistica con tanto di redazione che raccoglie la storia/le storie degli anni bui di questo Paese. Non solo il terrorismo. Ma anche la mafia, i servizi segreti, i tentativi di colpi di stato, le stragi, i delitti politici, ma anche il G8 di Genova 2001 e gli sprechi di stato e poi ancora le storie personali e le grandi: il bandito Giuliano, Mattei, Pecorelli, Ustica, la Moby Prince, i poliziotti della Uno bianca, il caso Moro e via dicendo. Oggi misteri d’Italia è un maxi portale della memoria, appunto. Sono convinto che le cose che non si capiscono si dimenticano. E che la memoria sia il più importante combustibile del nostro futuro, perché - come diceva Leonardo Sciascia - un Paese senza memoria è un Paese senza futuro.
Attorno a noi invece sta accadendo qualcosa di inquietante. Il passato, la nostra storia, viene continuamente stravolta, quando non viene rimossa: primo sulla base di basse polemiche politiche, in secondo luogo per il vecchio vizio della semplificazione di cui si nutre il nostro giornalismo. Ma l’accusa è indirizzata anche agli storici almeno qui da noi sempre più politicamente corretti.
 
Per capire cosa sia successo negli anni di piombo è allora arrivato il momento di mettere i piedi nel piatto. Chiudo questa mia breve riflessione con una domanda volutamente provocatoria: alzi la mano chi crede che i terroristi siano paragonabili a dei serial killer scesi da un’astronave per imbrattare di morte e sangue questo nostro Paese.E poi alzi la mano invece chi crede che l’Italia degli anni Settanta, tra stragismo, anarchici che volavano dalle finestre delle questure, neofascismo risorgente, golpisti in carriera, servizi segreti deviati in blocco, piduisti ai vertici di tutto, non era proprio il Paese dei Campanelli.
Stabilito questo, ma solo allora, potremo parlare dell’orrore dei metodi impiegati e delle vite bruciate. E fare l’elenco dei torti subiti. E uscire da quella notte famosa dove tutte le vacche sono grigie (o nere o rosse).



Parole chiave: provvisionato, Moro, chiarelettere
Categoria: Costume
Luogo: Italia