Il Messico campesino e il Nafta. La sfida asimmetrica dell'agricoltura dopo l'apertura totale del commercio con gli Usa
Scritto per noi da
Fabrizio Lorusso
Le organizzazioni contadine, sindacali e sociali che hanno partecipato all’imponente
manifestazione (stimate da 150 a 200mila persone) a Città del Messico lo scorso
31 gennaio hanno accettato l’apertura del dialogo con il Governo, il Ministro
del Lavoro, Javier Lozano, e il nuovo Ministro degli Interni, Juan Camilo Mouriño,
per cercare una via d’uscita ai numerosi problemi sociali ed economici che sta
provocando la caduta delle barriere commerciali per i prodotti base della dieta
e dell’identità nazionale come il mais, il riso, il latte e i fagioli.
I fatti. Mentre dall’altra parte del Rio Bravo, negli Usa, si erigono muri per cercare
di arginare il flusso migratorio senza nemmeno pensare a soluzioni più efficaci
ed integrali che aiutino l’economia messicana e riducano il fenomeno, la liberalizzazione
del commercio tra Usa, Canada e Messico, spinta dal Nafta o Tlcan (Trattato di
Libero Commercio dell’America del Nord firmato nel 1994), arriva al suo auge con
l’abbattimento delle tasse all’import-export, prevista da quest’anno anche per
tutti i prodotti agricoli.
Gli agricoltori nordamericani potranno così competere “liberamente” con i messicani
partendo da una superiorità storica in termini di produttività e sovvenzioni statali
20 volte maggiori.
Unione Europea. E’ un problema molto simile a quello che deve affrontare l’Unione Europea, in
cui l’agricoltura è altamente sovvenzionata, ogni volta che si propone una negoziazione
commerciale con i paesi africani che sfocia spesso in frizioni diplomatiche. Nel
caso nordamericano, questi fattori vengono drammatizzati dalle carenze endemiche
dell’agricoltura messicana, divisa tra un’immensa massa di contadini “poco produttivi”
e scarsamente appoggiati dallo Stato, spesso costretti ad emigrare lasciando in
patria dei veri e propri “villaggi fantasma”, ed alcuni grossi produttori che
guardano con favore al business dell’esportazione di prodotti come l’avocado o
la frutta tropicale.
Il Ministro dell’Agricoltura, Alberto Cardenas, ha annunciato degli stanziamenti
addizionali di circa 30milioni di euro per sostenere i piccoli e medi produttori
di mais e fagioli in risposta alle crescenti proteste popolari. Il Ministro ha
affermato polemicamente che già dall’anno scorso era stato proposto un dialogo
nazionale sull’agricoltura e che “tutti gli attori che oggi ripudiano le proposte
governative nel 2007 lodarono e riconobbero la risposta del ministero per risolvere
alcune delle questioni più annose”. Sempre in tono polemico con i movimenti sociali
pro-campo, lo stesso Cardenas aveva dichiarato, dopo le manifestazioni del 31 gennaio,
che non “era mai venuto a conoscenza delle richieste concrete dei contadini” e
che quindi non poteva esprimere opinioni in merito.
Agricoltura. Nonostante i finanziamenti si possano considerare un semplice palliativo temporaneo
e i tavoli di negoziazione tra i contadini e il Governo siano appena stati aperti,
le grandi proteste nazionali, unite al costante rincaro del prezzo della tortilla che colpisce le classi più povere, hanno potuto in qualche modo smorzare i toni
sprezzanti del ministro e portare al centro dell’attenzione il tema dell’agricoltura
bistrattata. Inizialmente le richieste sindacali e di categoria erano orientate
a una rinegoziazione del Nafta, ma questo punto è stato scartato per le difficoltà
legali e la scarsa volontà politica. Ciononostante, come dichiara la Cnc (Confederacion
Nacional Campesina) in un comunicato, “è stato fatto un passo importante verso
l’avvio di una discussione costruttiva con le associazioni contadine e cittadine
in favore della sovranità alimentare, i diritti dei lavoratori e le libertà democratiche”.
Alle inquietudini della popolazione per i rincari negli alimenti, si aggiungono
anche due difficili questioni che restano aperte: da una parte l’incremento esponenziale
delle coltivazioni di mais transgenico che non è ritenuto assolutamente affidabile
per la salute umana nel lungo periodo e sta provocando aspre reazioni in tutto
il mondo, e, dall’altra, il tema scottante dei biocombustibili, come l’etanol, che stanno provocando l’aumento dei prezzi visto che si dedicano sempre più
terre coltivabili alla “benzina alternativa” e non per nutrire la popolazione.