28/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Shinawatra rientra dopo 17 mesi di esilio in una Thailandia sempre più in guerra contro i ribelli islamici
di gianluca Ursini
 
La Thailandia ha restituito il passaporto diplomatico all'ex premier Thaksin Shinawatra, cacciato da un golpe militare il 19 settembre 2006. Dal partito dei seguaci di Thaksin sono trapelate notizie non confermate, che vorrebbero il miliardario proprietario del Manchester City, di rientro a Bangkok già da giovedì 28 febbraio.

thaksin rientra ad hong kong lo scorso dicembreShinawatra Aveva già dichiarato il 25 dicembre da Hong Kong il suo rientro, dopo la larga vittoria della sua formazione politica, erede del partito 'Tai rak Tai' (I tailandesi amano i tailandesi). I 17 mesi di esilio londinese del magnate delle telecomunicazioni, sul quale incombono due processi per corruzione (uno sulla moglie) che potrebbero costargli una condanna fino a dieci anni, non hanno intaccato la sua popolarità tra i thailandesi; i suoi votanti lo attendono per confermargli come i militari non siano riuscito a fermarne la carriera politica. Ma i suoi oppositori lo attenderanno anche in aeroporto, per inscenare una manifestazione di protesta.
 
 

shinawatra ha sempre saputo maneggiare i sentimenti delle masse. qui in una pagoda di bangkok nel maggio 2006Prematuro. Il rientro di Thaksin arriva prima del previsto, mentre il governo dei suoi seguaci sta affrontando una serie di disastri comunicativi; il premier designato Samak Sundaravej, famoso per le sue lezioni da cuoco in tv, ha escluso sia mai avvenuto un massacro di studenti risalente al 1976. A compierlo sarebbero stati dei militanti nazionalisti, contro i quali sono poi state trovate prove su prove. Sundaravej ha snobbato anche una inchiesta sulla morte di 78 indipendentisti musulmani durante i giorni di prigione preventiva in attesa di processo, avvenuta nel 2005. le opposizioni hanno chiesto in massa le dimissioni dei seguaci di Thaksin, che adesso rientra in patria per soccorrere la sua traballante coalizione di governo. Ma sul suo capo i militari hanno ancora tenuto un bando di 5 anni da qualsiasi attività politica.

Pojaman, la moglie di Thaksin, non è così amata, come il maritoRepressione militare E altre critiche sono arrivate sui metodi con i quali i militari stanno reprimendo la rivolta indipendentista dei cittadini musulmani delle province meridionali di Yala, Pattani Songhwa e Narathiwat. A svelare le tattiche quasi genocide delle truppe di Bangkok è stato un reporter locale della agenzia 'Associated Press', scatenando la reazione dei difensori dei diritti civili nel Paese. La strategia dei militari fin dal 2004 (inizio di una guerra che ha fatto già 2.700 morti) era stata di dividere le 4 provincie in 'zone rosse' a rischio e 'zoen verdi', tranquille. Dai 215 villaggi ribelli del 2004 a gennaio i militari ne hanno censiti 320. Un aumento costante della ribellione, a fronte dei 1.500 villaggi ancora considerati 'verdi'. La strategia del 'pugno di ferro' di Thaksin aveva fallito clamorosamente, tanto che per la sorpresa di tutti, i militari si erano scusati per la brutalità della repressione dopo il colpo di stato. Ma da dicembre la violenza ha avuto un altro picco. E man mano che i seguaci di Thaksin hanno preso piede al governo, la ribellione del sud musulmano non ha fatto che aumentare. Le richieste dei ribelli rimangono per la piena indipendenza e la creazione di un sultanato islamico, come era in quelle province fino al 1900, quando Bangkok si annesse Yala Pattani e Narathiwat.

la jeep su cui viaggiavano gli 8 soldati uccisi - uno sgozzato - a Rae PohCuori e Menti I seguaci di Thaksin dicono che i 40mila soldati sul terreno basteranno a stroncare la ribellione. Ma il colonnello Virachai Nakwanit, responsabile di un reparto che un mese fa ha visto morire otto soldati in un agguato a Rae Poh, Narathiwat (un soldato decapitato) ha riferito al reporter di Ap: “Abbiamo abbattuto gli insorti in alcune zone rosse, ma non abbiamo team sul terreno per stabilire un contatto con i civili. Non abbiamo conquistato le loro menti e i loro cuori, soprattutto perché qui la gente sente solo quel che dicono loro gli imam alle preghiere del venerdì”. Il colonnello Kanart Nikornyanond, che ha eretto base in un monastero buddista abbandonato fuori Rae Poh, sostiene che l'agguato in cui sono stati uccisi 8 suoi uomini era stato pianificato da una settimana, e che tutti i civili del posto sapessero. Ma nessuno ha avvisato i militari “Per fare che? - ha detto il sindaco di Rae Poh al cronista Ap - “i soldati vedono in tutti noi musulmani dei terroristi”. Dopo l'attacco le truppe del colonnello Nikornyanond hanno messo a soqquadro il villaggio per cercare esplosivi o tracce del genere, arrestando 17 persone. Sette sono già state rilasciate. “La strategia dei militari è semplicemente arrestare i figli giovani in età di combattimento in ogni famiglia. Difficile che così ottengano appoggio dalla popolazione”, ha detto un esperto di terrorismo di un think-tank di Bangkok, Zacharia Abuza. “Dopo le 4, al villaggio non succede più nulla – ha detto la capofamiglia musulmana Parida Makeh all'inviato di Ap a Rae Poh – ci chiudiamo in casa, diciamo la preghiera delle 5 e ci corichiamo. Non accendiamo nemmeno la tv, per non dare nell'occhio. Abbiamo paura che i soldati ci entrino in casa e portino via uno dei nostri ragazzi”.

 

Gianluca Ursini

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