28/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele e Hezbollah si armano al confine, mentre la Siria minaccia la sovranità libanese
L'assassinio del capo militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh, avvenuto in un attentato lo scorso 13 febbraio a Damasco, ha innalzato la già notevole tensione tra Libano, Siria e Israele. Il ricordo del conflitto tra Hezbollah e Israele, combattuto sul territorio libanese nell'estate del 2006 è ancora fresco e la ricostruzione ancora incompiuta. Eppure già si parla di un imminente secondo round.

Soldato libanese accanto a immagine di SuleimanHezbollah ha promesso vendetta per l'omicidio del suo leader, attribuito a Israele anche se da più parti si inizia a sospettare una partecipazione o almeno una compiacenza dei servizi siriani. E Israele ha preso quelle minacce molto sul serio, innalzando il livello di allerta delle sue forze armate e presidiando con le truppe il nord, vicino al confine con il paese dei Cedri. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, alcune batterie antimissile Patriot sono state disposte vicino a Haifa, puntate verso il sud del Libano. Diversi contingenti di soldati sono stati inviati vicino al confine e anche le compagnie aeree sono state avvisate di aumentare la sorveglianza.

Parata militare dell'HezbollahAnche l'apparato militare di Hezbollah è in allerta e molti dei suoi operativi sono tornati da Beirut, dove comunemente risiedono, verso il confine meridionale. Nel sud, tutti gli edifici che ospitano uffici politici o attività sociali legati a Hezbollah sono stati evacuati. Secondo il quotidiano As Safir inoltre, nonstante si stimi che il partito di Dio abbia perso nel conflitto un terzo dei suoi effettivi, almeno 50 mila miliziani sarebbero nuovemente pronti a combattere contro l'esercito più potente del medio oriente. L'allerta generale nel sud del Libano è in vigore anche nei campi parlstinesi di Sidone e Tiro, ma non risparmia nemmeno i 13 mila uomini della missione Unifil. Un loro ufficiale, intervistato dal quotidiano britannico Times, ha dichiarato che nessuna delle due parti è realmente intenzionata a riprendere il conflitto, tuttavia: “la situazione nella regione è così pericolosa che la minima scintilla può incendiare una nuova guerra”. Nasrallah però non la vede così, dopo la morte del suo capo militare ha dichiarato che in caso di attacco l'esercito israeliano verrà distrutto.

L'unica forza armata che, in questo momento, ha poca voce in capitolo sul territorio libanese è proprio l'esercito di Beirut, che vede sovrastata la sua sovranità sia dalle milizie di Hezbollah, che continuano ad armarsi a sud, che dall'aviazione israeliana, che diverse volte ha sorvolato i cieli libanesi. La sovranità del governo beirutino è contesa anche dalla Siria, che nei giorni scorsi ha compiuto azioni direttamente sul suolo libanese senza l'autorizzazione delle forze armate locali. Il 20 febbraio un giovane contadino libanese di 16 anni è stato ucciso e un altro ferito da colpi sparati dalle guardie di frontiera siriane. Si tratta di due distitni incidenti, avvenuti nella zona di Dabbabiyye, vicino al confine con la Siria. Due giorni prima le guardie di confine siriane avevano assaltato l'abitazione di un libanese nella valle della Bekaa, ferendolo gravemente. Il partito di Hariri, ha condannato l'azione e ha dichiarato di considerarla una grave violazione della sovranità libanese. A partire dal ritiro delle truppe siriane dal paese dei Cedri nel 2005, il Libano ha cercato a più riprese di marcare i confini, ma la Siria, che lo considera ancora un suo protettorato, ha sempre rifiutato.
 

Naoki Tomasini

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