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Hezbollah ha promesso vendetta per
l'omicidio del suo leader, attribuito a Israele anche se da più
parti si inizia a sospettare una partecipazione o almeno una
compiacenza dei servizi siriani. E Israele ha preso quelle minacce
molto sul serio, innalzando il livello di allerta delle sue forze
armate e presidiando con le truppe il nord, vicino al
confine con il paese dei Cedri. Secondo il quotidiano israeliano
Haaretz, alcune batterie antimissile Patriot sono state disposte
vicino a Haifa, puntate verso il sud del Libano. Diversi contingenti
di soldati sono stati inviati vicino al confine e anche le compagnie
aeree sono state avvisate di aumentare la sorveglianza.
Anche l'apparato militare di Hezbollah
è in allerta e molti dei suoi operativi sono tornati da
Beirut, dove comunemente risiedono, verso il confine meridionale. Nel
sud, tutti gli edifici che ospitano uffici politici o attività
sociali legati a Hezbollah sono stati evacuati. Secondo il quotidiano
As Safir inoltre, nonstante si stimi che il partito di Dio abbia
perso nel conflitto un terzo dei suoi effettivi, almeno 50 mila
miliziani sarebbero nuovemente pronti a combattere contro l'esercito
più potente del medio oriente. L'allerta generale nel sud del
Libano è in vigore anche nei campi parlstinesi di Sidone e
Tiro, ma non risparmia nemmeno i 13 mila uomini della missione
Unifil. Un loro ufficiale, intervistato dal quotidiano britannico
Times, ha dichiarato che nessuna delle due parti è realmente
intenzionata a riprendere il conflitto, tuttavia: “la situazione
nella regione è così pericolosa che la minima scintilla
può incendiare una nuova guerra”. Nasrallah però non
la vede così, dopo la morte del suo capo militare ha dichiarato che in caso di
attacco l'esercito israeliano verrà
distrutto.
L'unica forza armata che, in questo momento, ha poca
voce in capitolo sul territorio libanese è proprio
l'esercito di Beirut, che vede sovrastata la sua sovranità sia
dalle milizie di Hezbollah, che continuano ad armarsi a sud, che
dall'aviazione israeliana, che diverse volte ha sorvolato i cieli
libanesi. La sovranità del governo beirutino è contesa
anche dalla Siria, che nei giorni scorsi ha compiuto azioni
direttamente sul suolo libanese senza l'autorizzazione delle forze
armate locali. Il 20 febbraio un giovane contadino libanese di 16
anni è stato ucciso e un altro ferito da colpi sparati dalle
guardie di frontiera siriane. Si tratta di due distitni incidenti,
avvenuti nella zona di Dabbabiyye, vicino al confine con la Siria.
Due giorni prima le guardie di confine siriane avevano assaltato
l'abitazione di un libanese nella valle della Bekaa, ferendolo
gravemente. Il partito di Hariri, ha condannato l'azione e ha
dichiarato di considerarla una grave violazione della sovranità
libanese. A partire dal ritiro delle truppe siriane dal paese dei
Cedri nel 2005, il Libano ha cercato a più riprese di marcare
i confini, ma la Siria, che lo considera ancora un suo protettorato,
ha sempre rifiutato. Naoki Tomasini